Firenze – “Dopo un anno dallavvio delle misure di restrizione, ed in presenza di un nuovo Governo, il sistema degli aiuti continua a non funzionare da congruo contrappeso al congelamento lavorativo. Le imprese italiane, ed in particolare le micro-imprese, cioè quelle caratterizzate dal fatto di rappresentare lunica fonte di reddito per le famiglie che vi lavorano, sono state abbandonate a se stesse. E se queste sono chiuse, o comunque sono parte di una filiera bloccata dalle restrizioni, sia i costi aziendali che quelli familiari fatti di bollette, affitti, mutui, spesa alimentare, non è possibile sostenerli! È per questo che domani, 26 marzo, con la civiltà che li contraddistingue, in molte città d’Italia ai tassisti si uniranno ristoratori, commercianti, ambulanti ed altre categorie, per dare un segnale al Governo, per andare oltre la semplice protesta sui social, che seppur necessaria, non è sufficiente”. A dirlo è Claudio Giudici, presidente nazionale di Uritaxi, uno dei sindacati più rappresentativi della categoria dei tassisti.

L’auspicio – aggiunge – è di essere dispirazione a tutto il mondo del lavoro che deve avere la capacità di ritrovarsi unito. Perché se é vero che le istituzioni nazionali sono state finora sostanzialmente indifferenti verso le piccole imprese e le famiglie che ne dipendono, con al massimo misure irrisorie, è altrettanto vero che la pressione sociale esercitata dagli italiani sia stata tra le più timide dEuropa”.

“Oggi – è la richiesta del presidente di Uritaxi – noi chiediamo aiuti veri sia in termini di sostegni, sia nel congelamento dei costi che invece continuano a correre: aiuti a fondo perduto ben più consistenti di quanto visto sinora, blocco di ogni forma di tassazione, contributi previdenziali figurativi, blocco sanzionato di tutti i mutui (su cui invece le banche si comportano in modo arbitrario), blocco degli affitti”.

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