UDC: IL PDL CHIARISCA

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Martedì della scorsa settimana si è tenuta a Roma una riunione dei dirigenti regionali del partito alla presenza dell’on. Pier Ferdinando Casini e del segretario nazionale, on. Lorenzo Cesa. Durante la discussione, che ha riguardato il tema delle alleanze elettorali in vista delle scadenze amministrative del 2009, non si è affatto parlato di una alleanza con il Partito democratico.
I vertici nazionali dell’Udc e quelli regionali, che già si erano riuniti il mese scorso, hanno dovuto prendere atto del “fatto nuovo” che si è verificato nei rapporti con il Pdl, e cioè la nuova provocazione perpetrata ai danni dell’Udc nella scelta delle alleanze per il rinnovo del Consiglio regionale dell’Abruzzo, scelta che manifesta la scarsa propensione del Pdl nel voler percorrere strade convergenti.
Una volta di più è stato ribadito che la lunga e feconda esperienza dell’Udc in alleanza con il centrodestra si è conclusa poco prima delle elezioni politiche a causa della scelta improvvisa di Berlusconi e Fini di sciogliere i rispettivi partiti per formare l’indistinto contenitore denominato Popolo delle libertà. Per noi lo “Scudo crociato” non è solo un logo o un simbolo grafico, ma rappresenta il richiamo a una tradizione, a valori e programmi che si richiamano al percorso politico dei popolari e dei moderati italiani, e rinunciarvi significherebbe rinunciare alla nostra stessa storia.
Alla luce di questa situazione di fatto, durante la riunione romana è stato deciso unanimemente di scrivere al ministro Raffaele Fitto, in quanto massimo esponente politico regionale del Pdl, perché sia sciolta una volta per tutte l’ambiguità di una formazione politica i cui leader dichiarano ai giornali di voler fare «una alleanza organica con l’Udc su base regionale» mentre a livello nazionale lanciano segnali inequivoci di segno opposto.
La «ambiguità» non è una caratteristica che contraddistingue l’Udc. Anzi. La nostra posizione è la stessa fin dal primo giorno: siamo un partito moderato, di centro, di ispirazione cristiana. Non siamo noi che cambiamo collocazione: siamo noi semmai che nel giro di poche ore ci siamo trovati estromessi da un percorso politico che ci aveva visti protagonisti, in Parlamento come nelle amministrazioni degli enti locali in tutta Italia.
È per questo che ancora una volta ci corre l’obbligo di sollecitare il ministro Fitto a fornire una risposta alla nostra lettera aperta: se è cambiata qualcosa dal giorno in cui in una intervista alla «Gazzetta del Mezzogiorno» chiedeva all’Udc di sottoscrivere una alleanza su base regionale. Se il ministro o il presidente Berlusconi hanno cambiato idea, sciolgano essi l’«ambiguità», in modo chiaro e aperto.
Quanto, infine, a presunti «pezzi» dell’Udc che sarebbero «in fuga», è appena il caso di ricordare che – fin da prima delle ultime elezioni politiche – il “flusso” tra Pdl e Udc ha fatto registrare un bilancio nettamente a favore del nostro partito: le adesioni che riceviamo da parte di esponenti che militavano in Forza Italia o in An sono numerosissime, per non parlare di nuovi amici, come il consigliere regionale Giampaolo e altri che hanno lasciato l’alleanza di centrosinistra nella quale erano stati eletti per venire con noi a realizzare la Costituente di centro.

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