“Passodopopasso” entriamo nel merito delle questioni, Senato, forse un po’ più di coraggio.

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senato1Sparare sul Governo, su questo Governo, sempre e comunque non crediamo sia uno sport al quale ci vogliamo esercitare, quello che però vogliamo fare “passo dopo passo” è capire il merito delle singole riforme e come queste cambieranno l’Italia e se lo faranno.

Partiamo con quella che più di ogni altra ha tenuto viva l’attenzione dei media e la tenzione dei partiti politici (molto meno quella dei cittadini) e cioè quella del Senato della Repubblica.

Diciamo che il fatto che le prossime leggi importanti dello Stato saranno sottoposte al vaglio di una sola Camera, già questo ci sembra un passo avanti perché consentirà ai prossimi governi di lavorare più velocemente senza dover ogni volta fare più letture della stessa legge in aula e quindi anche possibili più passaggi. I Governi potranno essere più celeri e, forse per questo motivo, più efficaci. I Governi dovrebbero essere in grado di affrontare le emergenze e le questioni sul tavolo senza lungaggini.

Ma quali sono le funzioni del Senato e qual’è la vera riforma che a lungo termine darà all’Italia un assetto costituzionale diverso ?

Il Governo sulle riforme costituzionali e quindi sul Senato si sofferma più su come sarà il Senato che su quello che potrà e dovrà fare. La cosa ci lascia, già nell’impostazione, un po’ perplessi visto che la Costituzione è un documento “sostanziale” descrive valori forma di stato e di governo, diritti e doveri,  e non “formale” (di facciata). Ma veniamo all’infografica sul sito delle riforme, ci dice che i Senatori saranno 100:

  • 95 membri rappresentativi delle istituzioni (74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica).
  • 5 di nomina presidenziale

I 95 saranno scelti in rappresentanza delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre ogni Regione avrà un senatore tra i sindaci del territorio, ogni regione avrà almeno due senatori. I senatori non riceveranno indennità.

Ci pare di capire da questa impostazione che si voglia mettere su un Senato delle regioni (dei territori) in grado di rappresentarne istanze e di fare da collante tra periferia e centro della nazione e viceversa.

Vuol dire quindi che è una riforma in senso federale della forma di Stato ? Qui noi avremmo osato di più (se devi cambiare cambia sul serio).

A nostro modesto avviso no. E’ una riforma che molto probabilmente ha puntato a “comunicare ai cittadini” che lo Stato centrale sa risparmiare (meno senatori e niente indennità) e che è in grado di prendere decisioni veloci (lavora una sola Camera).

Il Senato dovrebbe avere “funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”, in pratica gli enti locali… ma per fare che ? Innanzitutto sarà lo stato a decidere le competenze delle Regioni quindi (ipoteticamente a pensar male) con un forte accentramento dei poteri e della determinazione delle scelte strategiche e sostanziali dai territori verso Roma. E questo in un Paese così diverso è un “passo indietro” o un “passo non deciso” verso il futuro. Ad esempio una politica nazionale spalmata sul sud in modo simile (nella migliore delle ipotesi) non aiuta il sud (e neanche il nord forse) a fare alcun passo in avanti. Troppe le differenze tra le varie aree del Paese.

Il Senato potrà votare sulle riforme costituzionali, sulle leggi costituzionali, su leggi e referendum popolari, sulle leggi elettorali degli enti locali, sul diritto di famiglia (chissà perché poi), sul matrimonio, salute e la ratifiche dei trattati internazionali.

Una domanda: ad esempio sull’ILVA di Taranto deciderà il Governo in quanto industria o la regione Puglia e il Senato in quanto argomento relativo alla salute dei cittadini ? Chi avrà priorità… Ci spiegheranno…

Potrà essere consultato, il Senato, “in maniera veloce” e, appunto solo consultiva, su proposte di modifica di leggi che esulano dalle sue competenze. Il verbo “potrà” la dice lunga sull’effettiva messa in atto di questa possibilità.

Il Senato dovrà esprimersi su leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, e sui quali il Senato mantiene maggiori poteri. Su questi temi se la Camera vorrà respingere le eventuali modifiche rivenienti dal Senato dovrà votare con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Il Senato inoltre vota (per modo di dire) anche la legge di bilancio, e le eventuali proposte di modifica che vanno consegnate entro 15 giorni. L’ultima parola spetta alla Camera… e quindi…

Insomma si può accettare una volontà di rendere questa nostra Repubblica più efficiente e più governabile, ma forse bisognava avere più coraggio e (avendo voluto mantenere il Senato e avendolo regionalizzato) spingere sull’acceleratore del federalismo dando ai territori, anche pochi poteri, ma reali.

Vedremo… non bocciamo quindi chi ha provato a fare, ma diremmo come potrebbe dire un insegnante: “poteva fare di più”… che non è benaltrismo, ma richiesta di coraggio…

Michele Dell’Edera

 

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