QUALE COMPETITIVITA’ PER LE IMPRESE, QUALI MERCATI IN QUALI REGIONI

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Esaminare la competitività delle regioni italiane, approfondendo l’aspetto della dimensione dei mercati nei quali le imprese di una regione operano, in ambito sia internazionale sia interregionale: è questo il focus di “Sviluppo, rischio e conti con l’esterno delle regioni italiane. Lo schema di analisi della pentola bucata”, il libro a cura di Riccardo De Bonis, Zeno Rotondi e Paolo Savona, frutto della ricerca di un team di economisti dell’Ufficio Studi Divisione Retail di UniCredit e dell’Area Ricerca economica e relazioni internazionali della Banca d’Italia.

La ricerca, introdotta oggi alla Stazione Marittima di Napoli da Felice Delle Femine, Responsabile di Territorio per il Sud UniCredit, e presentata da Zeno Rotondi, Responsabile Territorial Research & Strategies UniCredit e da Riccardo De Bonis, dirigente nel Servizio Statistiche Economiche e Finanziarie Banca d’Italia, è stata spunto di riflessione per un dibattito coordinato da Vera Viola, vice responsabile del dorso Sud de Il Sole 24 Ore.

All’incontro hanno partecipato Stefano Caldoro, Presidente della Regione Campania, Loredana Capone, Vice Presidente della Regione Puglia, Vito De Filippo, Presidente della Regione Basilicata, Gabriele Piccini, Country Chairman Italia UniCredit, Gianfranco Viesti, Professore Ordinario di Economia Applicata all’Università di Bari, Massimo Lo Cicero, Professore di Economia delle Comunicazioni all’Università degli Studi Tor Vergata, Roma, Luigi Cannari, Dirigente nel Servizio Studi di struttura economica e finanziaria, Banca d’Italia e Paolo Savona, Presidente Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Il dibattito si è concluso con l’intervento di Alessandro Laterza, presidente della Commissione Cultura di Confindustria.

La bilancia dei pagamenti delle regioni può essere caratterizzata da squilibri nelle partite reali, compensati da flussi finanziari. L’analisi del libro collega gli interscambi tra le regioni e con l’estero, da un lato, con i canali di finanziamento privati e pubblici, dall’altro. Ogni capitolo esamina un aspetto degli avanzi o dei disavanzi di una regione con l’esterno e i meccanismi di finanziamento.

Dalla ricerca emerge che, nel periodo 1995-2005, solo 7 regioni (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio) presentano saldi verso l’esterno in media positivi. La Lombardia ha il più elevato rapporto medio annuo positivo tra bilancia commerciale con l’esterno e PIL regionale (16,1%), seguita dal Veneto (7,6 %), che è in surplus sia verso l’estero (5,5%) sia verso le altre regioni (2,1%).

Il turismo, ad eccezione del pronunciato saldo attivo di Trentino Alto Adige (14,1% del PIL regionale) e Valle d’Aosta (13,5%), cui possiamo affiancare, sia pure a distanza, Sardegna, Liguria e Abruzzo (al di sotto del 5%), muove risorse contenute rispetto alle dimensioni dei deficit regionali della bilancia commerciale, contribuendo poco alla crescita economica, nonostante il notevole patrimonio ambientale e artistico italiano. Il settore turistico rappresenta dunque una leva importante per la crescita che dovrebbe essere maggiormente utilizzata.

È stato inoltre esaminato il ruolo del sistema bancario nell’attività di raccolta e impiego a livello regionale, con un’enfasi particolare sul Mezzogiorno. La novità importante è rappresentata dal rapporto tra i prestiti e la raccolta, che dal 2006 è superiore al 100% nella media delle regioni meridionali: un risultato raggiunto già nel 2000 nelle regioni del Centro Nord. Articolando l’analisi per sede geografica delle Banche, gli intermediari del Centro-Nord hanno con la clientela meridionale un rapporto prestiti/raccolta maggiore rispetto a quello con la clientela del Centro-Nord. Soprattutto, il rapporto tra prestiti e raccolta nel Mezzogiorno delle Banche del Centro-Nord è superiore al medesimo rapporto delle Banche meridionali.

Se sono le Amministrazioni pubbliche a finanziare la porzione più rilevante del deficit commerciale del Mezzogiorno, il sistema bancario, con una crescita dei  prestiti ai residenti nel Mezzogiorno più grande dell’incremento della raccolta, ha contribuito negli ultimi anni a far affluire al Sud risorse nette per 10 miliardi e oggi opera quindi come agente di compensazione dei disavanzi commerciali e di sostegno allo sviluppo delle economie regionali.

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