Dall’Europa nuove ipotesi sull’insolvenza delle aziende oneste

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La Commissione europea ha lanciato un’ ancora di salvezza a quelle imprese che, colpite dalla crisi economica, sarebbero in grado di sopravvivere se fosse data loro una seconda opportunità. Tutto questo fa parte della proposta presentata per modernizzare le regole europee sull’insolvenza transfrontaliera. La Commissione vuole modernizzare, infatti, le attuali norme concernenti l’insolvenza transfrontaliera, che  sono preistoriche in quanto risalgono al 2000: basandosi sull’esperienza dei dieci anni trascorsi, le nuove norme sposteranno l’attenzione dalla liquidazione verso una nuova impostazione che aiuti le imprese a superare le difficoltà finanziarie, proteggendo al contempo il diritto dei creditori a recuperare il loro denaro.

Il compito delle nuove norme sarà quello di aumentare l’efficacia e l’efficienza delle procedure transfrontaliere d’insolvenza, che in base alle stime odierne riguardano ogni anno 50.000 società in tutta l’Europa. Questo è solo  il primo passo che porterà verso una “cultura europea del risanamento e della ripresa”, per dare manforte ai privati e alle società che attraversano una fase di difficoltà finanziarie. Un ulteriore approfondimento si trova nella comunicazione strategica adottata in parallelo, in cui si identificano quei settori del diritto fallimentare nazionale che più di tutti rischiano di creare un clima “ostile” per le imprese e di ostacolare lo sviluppo di un efficiente regime delle situazioni d’insolvenza nel mercato interno.

Viviane Reding Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia ha dichiarato:  “Le imprese sono indispensabili per generare prosperità e occupazione, ma crearle – e mantenerle redditizie – è difficile, specie nell’odierno clima economico“, ed inoltre ha aggiunto: “Le norme europee vigenti devono essere aggiornate se vogliamo che per le imprese solide, ma in difficoltà finanziarie, sia più facile resistere piuttosto che essere liquidate. Ogni anno sono 1,7 milioni i posti di lavoro che vanno persi in fallimenti: vogliamo dare alle società e ai loro dipendenti una seconda opportunità”.

Gli studi mostrano che le imprese che devono cominciare da zero una seconda volta ottengono risultati migliori e sopravvivono più a lungo rispetto alla media delle start-up; hanno una crescita più rapida e creano un maggior numero di posti di lavoro. Un insuccesso dell’impresa non dovrebbe quindi essere considerato una “sentenza di condanna a vita” che impedisce qualunque attività imprenditoriale, ma dovrebbe essere piuttosto visto come un’opportunità per imparare e migliorare – un’impostazione oggi già pienamente accetta nel campo della ricerca scientifica come base per il progresso.” ha dichiarato Antonio Tajani, Vicepresidente e Commissario per le Imprese e l’Industria

I casi d’insolvenza sono eventi fisiologici in un’economia dinamica e moderna. Si fa presente che circa la metà delle imprese ha una durata di vita inferiore a cinque anni, mentre sono circa 200.000 le imprese che falliscono ogni anno nell’UE, ovvero quasi 600 società al giorno ed un quarto di questi fallimenti presenta un elemento transfrontaliero. Stigmatizzando il concetto, i fatti dimostrano che gli imprenditori che falliscono imparano dai loro errori e hanno in genere più successo la seconda volta: il 18% di quelli che proseguono l’attività con successo hanno fallito al loro primo tentativo. E’ fondamentale disporre di leggi moderne e procedure efficienti per aiutare le imprese che hanno basi economiche sufficientemente robuste a superare difficoltà finanziarie e ad approfittare di una “seconda opportunità”.

La revisione del regolamento UE sulle procedure d’insolvenza vuole modernizzare le norme vigenti affinché sostengano la ristrutturazione dell’impresa in difficoltà. La modifica porterà a una maggior certezza giuridica, chiarendo le norme che determinano la competenza giurisdizionale e garantendo che, ove un debitore sia oggetto di procedure d’insolvenza in più Stati membri, i giudici responsabili delle varie procedure lavorino a stretto contatto tra loro. Sarà resa più trasparente l’informazione verso i creditori, mediante l’obbligo per gli Stati membri di pubblicare le decisioni più importanti, come ad esempio quelle sull’apertura delle procedure d’insolvenza. Queste modifiche miglioreranno l’efficienza e l’efficacia complessive delle procedure d’insolvenza transfrontaliere.

Questa proposta porta verso un’ideologia che è quella della “cultura europea del risanamento e della ripresa” per le società e i privati in crisi. La difficoltà sta nel gestire la situazione d’insolvenza del debitore tutelando al contempo gli interessi del creditore.

La proposta di regolamento passa ora al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE per il dibattito legislativo e l’adozione, sicuramente i tempi saranno più celeri di quelli Italiani.

 

Orazio Buonamico

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