BAZOLI E IL NO-PROFIT EUROPEO

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I movimenti sono felpati, nel classico stile di Giovanni Bazoli. Ma gli effetti potrebbero avere risonanza assordante, se la piega degli eventi dovesse renderlo necessario. Dal momento dell’annuncio ufficiale del matrimonio tra UniCredit e Capitalia, la diffidenza e una certa sindrome persecutoria si sono impadronite dei vertici di Intesa-Sanpaolo.
 
A poco sono valse le rassicurazioni e gli impegni di dismissione assunti da Alessandro Profumo e Cesare Geronzi, in merito alle partecipazioni in Mediobanca, in Generali ed in una serie di realtà societarie, ritenute fuori dal core business della banca di piazza Cordusio. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare del tempo. Meglio cautelarsi e non prestare il fianco.
 
Tornano utili, pertanto, tutta una serie di operazioni di trading, in vista dello stacco cedole di UniCredit, che fanno registrare un sorprendente 3,99%, di questi titoli, in possesso di Intesa. Immaginando già dove potevano andare a parare i commenti dei diversi osservatori, è arrivata la comunicazione che il rientro nell’ambito precedente, di circa il 2%, è previsto per la metà di giugno.
 
A pochi, però, è sfuggito che prima di quella data si riunirà il patto di sindacato di Mediobanca (11 giugno) per nominare il nuovo consiglio di sorveglianza e il suo presidente. Che non sia così scontata la nomina del Cesare dei sette colli?
 
Intanto da Milano il duo Bazoli-Guzzetta si appresta a dare vita a una piattaforma europea degli enti no profit. Spostando in Lussemburgo risorse per 5 miliardi di euro e dando vita, alla Polaris Investment Italia, insieme ai salesiani di Don Bosco e alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione. La società dovrebbe raccogliere le adesioni delle fondazioni bancarie disposte a partecipare al progetto.
 
Scopo dell’operazione e quello di superare i contesti nazionali, stimolare reciproche relazioni tra le fondazioni europee e sfruttare al massimo le opportunità presentate dalla moneta comune euro. Potenziare e rivalutare i rapporti con la Banca europea per gli investimenti e, attraverso i fondi di rigenerazione urbana, contribuire alla valorizzazione del patrimonio degli enti locali.
 
Un’iniziativa che allo stesso tempo soddisfa l’aspirazione a un ruolo influente nel sociale dell’attività bancaria, più volte indicato dallo stesso Bazoli, e proietta la galassia Cariplo-Intesa-Sanpaolo in quella dimensione europea, il cui approdo finora era stato toccato dalla sola Unicredit.
Spostarsi al centro dell’Europa non distoglierà attenzioni e risorse alla dimensione nazionale, ma occuperà una posizione strategica, altrimenti preda di altri appetiti.
di Antonio V. Gelormini

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