Foggia: Legambiente contro le centrali a biomassa

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Continua l’assalto al territorio di Capitanata da parte di vecchie e nuove centrali a biomassa che mettono sotto assedio la città di Foggia. L’ultima in partenza è quella della Caviro a Carapelle, per la quale una determina del Dirigente all’Ambiente della Provincia di Foggia prevede l’inchiesta pubblica a breve. Di  questo progetto si sa poco, solo che dovrà produrre 11Mw elettrici e circa 40 Mw termici, bruciando vinacce . Lo stesso progetto era stato  già presentato qualche anno fa ed il Comune  l’aveva rigettato.

Intanto il comitato VIA della Provincia di Foggia ha approvato il progetto della centrale a biomasse della Agritre, Gruppo Tozzi, (Tozzi Renewable Energy S.r.l. nel comune di S.Agata di Puglia ( località Viticone), con una serie di prescrizioni assolutamente tecniche e difficili da controllare in fase di esecuzione. Insomma con il tecnicismo “più” spietato”  e le prescrizioni si sono lavati la “ coscienza” e si va avanti .

Da una lettura più attenta della determina del Dirigente Ambiente della Provincia di Foggia  n° 3281/6.15 del 18/10/2012 , e dalle prescrizioni  vengono rafforzate tutte  le obiezioni già espresse e non ci rassicurano sulla bontà e necessità di un progetto di cui non ha bisogno il territorio e che comporterà solo danni all’economia e alla salute dei cittadini.

Fra le prescrizioni( bontà loro) la società:

  • dovrà provvedere ad eseguire tramite organismo abilitato una idonea indagine epidemiologica sui centri abitati di Sant’Agata di Puglia, Deliceto, Accadia, Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Rocchetta S. Antonio e Candela;
  • dovrà realizzare un sistema di campionamento trimestrale per il monitoraggio da parte di enti certificati degli inquinanti  (NOx,SOx,TOC, HCL, idrocarburi policiclici aromatici,, diossine, furani,PM10, PM2,5,polveri totali ) nei centri abitati di Sant’Agata di Puglia, Deliceto, Accadia, Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Rocchetta S. Antonio e Candela;
  • dovrà realizzare, quale misura di compensazione e mitigazione, una superficie di 50 Ha di pascolo arborato con roverella e perastro, in un’area pianeggiante convertendo terreni non interessati da habitat naturali;
  • Per mitigare la dispersione di inquinanti causati dal traffico di mezzi pesanti, impegnati nel trasporto delle biomasse e delle ceneri,  dovranno essere realizzati  delle fasce arboree e arbustive ai lati delle strade di accesso alla centrale( ma le ceneri e i gas di scarico non si fermano alle piante);
  • Dovrà  produrre copia dei contratti di approvvigionamento delle biomasse validi per almeno 5 anni dalla data di autorizzazione;
  • Dovrà produrre copia dell’accordo di cessione del calore residuo residuo alle serre  fra il proponente e la TRE spa, assistito da garanzia fideiussoria bancaria, insomma viene ceduta alla società più grande per il momento il calore in eccesso. Sembra il gioco delle tre carte.
  • In caso di superamenti dei limiti si dovranno adottare tutte le misure necessarie per l’abbattimento di tali valori, come previsto dalle normative comunitarie.

 

Inoltre, dalla determina del Dirigente Ambiente della Provincia di Foggia  n°3909.15 del 12/12/2012 si evince che l’impianto è assimilabile ad un termovalorizzatore e su richiesta della AGRITRE viene aumentato il limite di emissione del PM10( polveri sottili), ma l’AGRITRE non è contenta e fa ricorso al TAR in data 17/12/2012 per ottenere l’annullamento delle 2 determine dirigenziali e veder così innalzato il limite di EMISSIONE DEL PM 10 e chiama in causa, la Provincia, la Regione Puglia,la ASL,, l’ARPA, i Comuni di S.Agata di puglia, Candela, Accadia, Deliceto,Monteleone di puglia e Legambiente Circolo “Gaia” in persona del suo legale rappresentante Pro-tempore.

Insomma cominciano le intimidazioni giudiziarie per raggiungere gli obiettivi , cioè costruire la centrale alle loro condizioni.

La realizzazione di questa centrale comporterà la modifica del  microclima dell’area interessata;  la qualità dell’aria sarà peggiorata dalle emissioni da camino della centrale e dall’aumento indotto del traffico veicolare (ossidi di azoto, polveri fini (PM10) ed ultra fini (PM2,5) ; non senza dimenticare il peggioramento della qualità del suolo, e dei prodotti agricoli di questi stessi suoli, con le ricadute di composti organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi policiclici) e di metalli pesanti.
Anche nelle prescrizioni non viene risolto il problema delle 2,5 tonnellate al giorno di ceneri umide, leggere e delle polveri residue derivanti dalla combustione , che dovrebbero essere utilizzate come ammendanti dei terreni, ovviamente facendole pagare agli agricoltori. L’azienda acquista la paglia o la pianta energetica e rivende la cenere agli stessi. Sembra un bel meccanismo se le ceneri non fossero rifiuti da smaltire in discariche autorizzate.
Preoccupante è stato ed è l’assordante silenzio delle amministrazioni comunali interessate Sant’Agata di Puglia, Deliceto, Accadia, Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Rocchetta S. Antonio e Candela, che come si evince dalle prescrizioni sono interessate, eppure questi comuni si sono disinteressati a discapito della salute delle popolazioni che amministrano.

 

Per       Il direttivo

Prof. Tonino Soldo

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