HERMES PISTORIUS

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\"\"Sembrano la versione futurista di uno stravagante paio di sci da erba. Sono, invece, una sorta di moderne ali ai piedi. Quelle che Oscar Pistorius calza, quando le sostituisce alle protesi di due gambe, che da tempo sono andate per conto loro. Su quelle punte ricurve lui non ci scivola. Ci vola!
 
Novello Mercurio, in continuo andirivieni sulle piste di atletica di tutto il mondo, il suo messaggio è una testimonianza tangibile e costante di una formidabile forza di volontà. Accompagnata da una inesauribile voglia di riscatto, nell’instancabile ricerca di un’uguaglianza perduta, ma ancora per molti versi recuperabile.
 
Arriva dal Sudafrica e per lui “carbonio” non ha mai fatto rima con diamanti. Ha significato, piuttosto, libertà, rivincita, applicazione, speranza e, nell’interminabile sequenza di legami chimici tra gli atomi di un elemento così comune, il piacere di sentirsi spinto dal vento nella più difficile prova della sua vita. Regalare quella speranza ai tanti che, come lui, sono stati segnati dal destino.
 
Hermes Pistorius sventola questo messaggio col sorriso e la rabbia di un Achille, a cui gli dei non vollero concedere il dono dell’invulnerabilità. Anzi non lo dotarono affatto di entrambi i talloni e lo costrinsero, a soli undici mesi, a privarsi anche delle gambe dal ginocchio in giù.
 
Su quelle ali di carbonio, in una sera di luglio, è giunto fino all’Arena Olimpica di Roma. Per competere, per la prima volta, con i cosiddetti normodotati sui 400 metri piani. Un giro completo di pista. Non sotto gli occhi di Cesare, ma tra gli applausi del mondo intero. Arriva secondo, ma la sua vittoria Pistorius l’aveva agguantata già prima di partire. Il vero serto d’ulivo è stato il suo nome, confuso in una griglia di partecipanti, al Golden Gala 2007.
di Antonio V. Gelormini

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