EMILIANO SEGRETARIO REGIONALE PUGLIESE DEL PD

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«Il bello comincia oggi. Il neoeletto segretario regionale del Partito democratico è chiamato da oggi alla prova dei fatti: con chi starà, da che parte starà? Nel dibattito regionale starà con il suo amico ritrovato Nichi Vendola o con i mal di pancia di Ds e Margherita che da tempo mal sopportano il governatore della Regione? E al Comune di Bari, come farà a tenere a bada l’irrequietezza dei partiti minori che oggi più di ieri chiederanno al sindaco il conto del suo modo di amministrare in totale disprezzo della collegialità?». È questo il commento del segretario provinciale dell’Udc, Salvatore Greco.
 
«La verità è che la sinistra è astuta nel riuscire a costruire mediaticamente eventi di piazza come questo delle Primarie – sostiene il deputato – anche Emiliano con i suoi forum pre-elettorali sembrava voler adottare come metodo di governo la “consultazione della base”, e poi alla prova dei fatti i partiti di centro-sinistra e la gente si sono resi conto di aver eletto un primo cittadino che ha le sembianze di un podestà».
 
«La concezione che Emiliano ha dei partiti, del resto, è nota – insiste Greco – Basti guardare a un esempio per tutti: la Lista che portava il suo nome alle scorse elezioni comunali ha perso pezzi fin dal primo giorno dopo il voto, e ormai è sfaldata. Quello che gli rimproverano è proprio il decisionismo di chi non è capace di tenere in alcun conto l’opinione degli altri».
 
«Insomma, il bello comincia oggi – conclude l’esponente del partito di Casini – ma i problemi che affliggono la città sono gli stessi da tre anni e mezzo a questa parte. A Bari non si vive meglio da quando c’è il cosiddetto sindaco sceriffo: anzi il problema sicurezza è avvertito molto di più oggi che ieri. L’edilizia giudiziaria, malgrado i proclami di Emiliano a proposito del rispetto dei tempi “concessi” dal Consiglio comunale, giace ancora irrisolto. Con lui sindaco, l’erbetta non cresce e le fontane spruzzano acqua putrida sul lungomare: è la prova di quanto gli sia più facile distruggere qualcosa, che non costruire e realizzare, quando in gioco non c’è solo l’ambizione personale o una medaglia in più da appuntarsi sul petto, ma il bene della collettività».

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