MARCHIONNE DAL SALONE DI DETROIT PRESENTA LA NUOVA CHRYSLER 300

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Anche quest’anno il primo Salone automobilistico mondiale che ha aperto i battenti è quello di Detroit. Rispetto ai precedenti anni quest’anno alla rassegna statunitense la protagonista è la Nuova Chrysler targata Marchionne con i nuovi modelli previsti dal  piano di rilancio.

Oltre alla Jeep Grand Cherokee che ha debuttato nei mesi scorsi adesso è la volta dell’ammiraglia 300. Da noi arriverà al Salone di Ginevra (marzo 2011) marchiata Lancia e avrà il leggendario nome THEMA, anche se il suo debutto commerciale europeo avverrà entro la fine del 2011.

La stampa estera premia la nuova ventata di qualità che si respira nello stand, la 300 è già diventata il nuovo punto di riferimento delle auto Made in USA.

Il frontale, imponente, ma meno spigoloso rispetto al passato è caratterizzato dalla griglia a sette elementi orizzontali cromati e dai fari che disegnano una «C» . Gli interni sofisticati, ricchi di tecnologia, orientati all’infotainment, riflettono l’immagine della clientela, evoluta ed esigente, a cui si rivolge la nuova Chrysler targata Marchionne.

In vendita negli Usa entro il primo trimestre di quest’anno con un listino che parte da 27.995 dollari (circa 21mila euro), la 300 è equipaggiata con il nuovo motore 3.6 V6 Pentastar, oltre al 5.7 V8 Hemi. In Europa ci sarà anche un italianissimo 3.0 V6 Diesel Common Rail  con 250cv.

La 300 era stata lanciata sul mercato nel 2004 ai tempi della defunta Daimler Benz Chrysler, da allora ha venduto 112.930 unità l’anno con un picco di 144.068 unità nel 2005, il minimo storico invece è del 2010 con sole 37.116 unità. Questo restyling che ha modernizzato il frontale e dato maggiore attenzione agli interni si propone di dare maggiore ossigeno alle casse del colosso di Auburn Hills. Ci riuscirà? Entro i prossimi mesi lo sapremo…

Il veicolo viene costruito presso lo stabilimento Chrysler a Brampton, Ontario, nei pressi di Toronto.

Marchionne in occasione dell’incontro con i giornalisti italiani a Detroit ha ufficializzato l’aumento della partecipazione nel Gruppo Chrysler dal 20% al 25%. Il top manager ha spiegato che è stata realizzata la prima condizione per l’aumento della quota, quella relativa alla certificazione del primo motore con tecnologia Fiat per l’uso in America. «La possibilità di salire entro quest’anno al 51% c’è», ha aggiunto Marchionne, e «Fiat ha le risorse finanziarie per farlo anche adesso se necessario». L’AD Fiat Chrysler ha poi annunciato che l’Alfa Romeo sbarcherà negli Usa «probabilmente nel 2012» invitando, per ora, a «lasciare stare i dettagli». «La Giulia è in effetti la vettura più idonea – ha aggiunto – perchè realizzata su piattaforma americana, ma il nostro obiettivo è di portare tutta la gamma Alfa in America, inclusa la macchina che dovrebbe essere prodotta a Mirafiori». Intanto il Presidente del Lingotto, John Elkann, ha confermato che Fiat non ha alcuna intenzione di vendere pezzi del gruppo, «ci teniamo stretto tutto», ha detto Elkann, «anche se ci offrono un sacco di soldi». «Per il momento non vendiamo nulla: zero cessioni – ha detto Marchionne – e anche il discorso Ferrari è chiuso, non si vende niente. Fiat può fare quello che deve fare con Chrysler anche senza vendere niente».

L’AD interviene anche su Mirafiori, precisando che la vittoria del no comporterebbe la considerazione reale di altre alternative. «Venerdì scorso – ha detto l’amministratore delegato della Fiat al Salone dell’Auto di Detroit – ero in Canada a Brampton per lanciare il charger della Chrysler. Ci hanno invitato a investire e aumentare la capacità produttiva. C’è un grande senso di riconoscimento per gli investimenti che abbiamo fatto là. Stanno aspettando di mettere il terzo turno, trovo geniale che la gente voglia lavorare, fare anche il terzo turno. Lavorare sei giorni alla settimana è una disponibilità incredibile, in Europa questo è un problema, Brampton è una possibilità, ma ce ne sono moltissime altre dappertutto come Sterling Heights».  «In Italia – ha spiegato Marchionne riferendosi a Mirafiori – per ragioni storiche ed ideologiche la gente non si riconosce in questa nuova proposta della Fiat. Io il passato lo conosco e lo capisco. La storia l’ho vissuta ma il problema deve essere adeguato alla realtà di oggi». Secondo Marchionne, la Fiat non può assumersi la responsabilità dei problemi sociali. «Il mio ruolo è più umile: io faccio vetture e cerco di venderle – ha concluso – il problema sociale deve essere risolto da altri. Noi come Fiat possiamo solo creare le condizioni per lo sviluppo. C’è un impegno in questo senso. Comunque per risolvere un problema strutturale di povertà bisognerà pure cominciare a fare».

di Michele Antonucci

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