Roma, 6 maggio 2026 – Sono 500 mila i ragazzi e le ragazze in tutta Italia che si avvicinano alla maturità, tra poco più di un mese, e, con essa, si affacciano anche le prime grandi domande: “Cosa fare dopo la scuola superiore?” e per chi opta per il percorso accademico “A quale facoltà iscriversi?” e “In quale città farlo?”. Una scelta che prende forma proprio in queste settimane e che coinvolge inevitabilmente anche le famiglie, tra dubbi e aspettative. In questo passaggio importante, molti studenti e studentesse si confrontano proprio a casa per orientarsi e prendere la decisione.
La Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM) – l’Associazione che rappresenta questi enti non profit a livello italiano e internazionale – ha individuato sette aspetti fondamentali che possono aiutare le famiglie a sostenere i giovani nella scelta del percorso universitario.
- Non fare riferimento alla propria esperienza
Il coinvolgimento dei genitori nel processo di orientamento universitario rappresenta una risorsa preziosa, che tuttavia rischia di rivelarsi limitante se basata esclusivamente sull’esperienza personale. Il sistema accademico contemporaneo è in rapida e profonda evoluzione — nell’offerta formativa, nelle metodologie didattiche e negli sbocchi occupazionali — rendendo indispensabile un approccio informato e aggiornato alle specificità del contesto attuale.
- Non condizionare le scelte dei figli con stereotipi
Un ulteriore elemento critico riguarda la tendenza, spesso inconsapevole, ad attribuire un valore differente ai diversi percorsi di studio, condizionando di fatto le scelte dei figli attraverso stereotipi generazionali o pregiudizi legati al genere. Un orientamento efficace richiede invece un dialogo aperto e privo di preconcetti, capace di valorizzare le inclinazioni individuali e il potenziale di ogni studente e studentessa.
- Non guardare solo alla questione economica
“Mandare un figlio all’università” è un investimento che può essere molto impegnativo per una famiglia e a maggior ragione se la scelta implica il trasferimento in un’altra città. Tuttavia, vi sono strumenti che sostengono le famiglie, come agevolazioni e borse di studio, per questo è fondamentale informarsi bene, per far sì che questi aspetti non ostacolino studenti e studentesse meritevoli e non generino frizioni e preoccupazioni in famiglia.
- Non farsi ingannare dal mercato del lavoro di oggi
Se un tempo lo sbocco professionale e il percorso di carriera erano più lineari rispetto al proprio titolo accademico, oggi, salvo alcuni casi, non è possibile nemmeno immaginare quali saranno le professionalità richieste tra 3 o 5 anni. Si pensi all’impatto delle nuove tecnologie, che da un lato ricercano profili ancora inesistenti e dall’altro valorizzano competenze umanistiche in contesti tecnologici.
- Affidarsi a terzi
Il proprio punto di vista può non essere esaustivo. Riconoscerlo è il primo passo per un confronto sano. Valutare il coinvolgimento di figure terze, anche all’interno della cerchia familiare, può essere un modo utile per ampliare le prospettive e rafforzare la scelta.
- Confronto sì, non competitivo
Il confronto con i pari rappresenta spesso un motore prezioso nello sviluppo del talento: osservare i percorsi degli altri, riconoscerne le differenze e misurare le proprie inclinazioni in un contesto collettivo può stimolare consapevolezza e motivazione. Perché questo confronto sia costruttivo, tuttavia, è essenziale che avvenga in un clima di riconoscimento reciproco, in cui il valore del singolo non venga misurato in termini competitivi, ma come espressione di un potenziale unico da orientare e valorizzare. Il ruolo dei genitori è favorire questo sguardo aperto, accompagnando i figli nell’esplorazione — anche attraverso gli altri — senza trasformare il confronto in pressione.
- Essere pronti a vederli partire
Il percorso universitario implica spesso il trasferimento in un’altra città o anche esperienze all’estero, come l’Erasmus, che segnano un momento di forte crescita e autonomia rispetto alla famiglia di origine. La sindrome del nido vuoto è un passaggio sofferto per i genitori, ma riuscire a gestirla senza farla pesare ai figli è gesto di responsabilità e di amore che permette loro di vivere questa fase con serenità e fiducia.
“La scelta circa il percorso universitario viene presa in una fase della vita in cui la consapevolezza delle proprie capacità e attitudini è ancora in costruzione, a maggior ragione in uno scenario come quello odierno altamente mutevole.” – dichiara Elisa Valeriani, Presidente della CCUM – “I dati mostrano che circa uno studente su dieci abbandona nel primo anno di università e che una quota significativa modifica il proprio percorso durante gli studi, a conferma di quanto l’orientamento iniziale rappresenti un passaggio delicato. Accompagnare ogni studente e ogni studentessa nello sviluppo pieno del proprio potenziale, indipendentemente dal contesto socioeconomico di partenza, è la missione che orienta il lavoro della Conferenza dei Collegi Universitari di Merito. Un impegno che si traduce in un sostegno concreto e continuativo lungo l’intero percorso accademico.”



