Catania: dall’economia del disastro a quella della prevenzione

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I cittadini siciliani non devono convivere con la paura di un probabile terremoto nel nostro territorio, ma con la consapevolezza che dai disastri è possibile salvarsi soltanto con la prevenzione. È necessario che ognuno nel proprio piccolo si informi sulle condizioni di vulnerabilità della casa in cui vive e si adoperi per riadattare l’abitazione in chiave antisismica. Esistono nuove tecnologie che lo rendono possibile senza costi elevati. È questo il forte messaggio lanciato alla popolazione che sintetizza l’importante valore del convegno tenutosi il 12 gennaio alle Ciminiere di Catania.

In ricorrenza del 320esimo anniversario del catastrofico terremoto del 1693 che colpì la parte orientale dell’isola, il Distretto 108 Yb Sicilia dei Lions International e l’Ordine degli Ingegneri di Catania hanno invitato numerose autorità istituzionali e professionisti esperti a confrontarsi su “La cultura della prevenzione: il rischio sismico in Sicilia” – questo il titolo del convegno – cioè sulla possibilità di riprendere, grazie al recupero della memoria collettiva e della “storia sismica” della regione, le buone pratiche di costruzione che mettano in sicurezza le vite umane e il patrimonio edilizio della società.

«La cultura della prevenzione è possibile grazie a una sinergia tra i soggetti attivi della collettività – ha affermato il governatore Lions, Antonio Pogliese – sono tre gli obiettivi che la nostra associazione intende far affiorare con questa manifestazione e con l’impegno sociopolitico che ci appartiene: il superamento della separazione dei saperi, perché solo unendo la forze civili è possibile incidere nella realtà; l’insegnamento alle nuove generazioni che la politica deve essere affidata alla visione lungimirante di statisti; la rivendicazione della sussidiarietà dell’associazionismo, che ha sorpassato il ruolo d’assistenza a favore di una più profonda partecipazione nella comunità».

Anche il presidente degli Ingegneri etnei Carmelo Maria Grasso ha ribadito la necessità della collaborazione tra gli attori sociali «per consentire di proporre un nuovo sistema normativo che incentivi il privato, con importanti premialità, a investire sulla messa in sicurezza degli edifici. Oggi la Sicilia orientale è una terra molto vulnerabile e con carenze nella pianificazione territoriale – ha continuato – ciò significa che il rischio è massimo, dunque non possiamo restare inermi bensì programmare e promuovere la riqualificazione del patrimonio esistente. Prevenire costa appena un terzo della spesa necessaria che occorrerebbe per intervenire dopo i disastri».

«Non esiste una ricetta unica per tutti i fabbricati – ha aggiunto Luigi Bosco, alla guida della Commissione dell’Ordine “Strutture e Rischio Sismico” – un’efficace azione di prevenzione è costituita da tre momenti: conoscenza, miglioramento, ed emergenza. Gli interventi di bonifica possono essere eseguiti a partire dagli elementi più deboli e dosati in funzione delle risorse disponibili. Professionisti esperti, con l’utilizzo di modeste risorse economiche, riescono a eliminare difetti gravi di progettazione originaria, conseguendo un elevato grado di resistenza sismica».

Il miglioramento dunque è anche culturale, «passando dall’economica del disastro all’economia della prevenzione», come ha sottolineato la docente di Geografia politica ed economica Università di Messina Elena Di Blasi. In Sicilia infatti «la pericolosità sismica è dovuta anche al fatto che avvengono sì grandi terremoti ma con intervalli di tempo tra l’uno e l’altro di centinaia di anni – ha dichiarato il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia Stefano Gresta – per la vita di tutti i giorni è un aspetto positivo, però fa perdere agli amministratori e ai cittadini la consapevolezza di una difesa costante dai disastri».

Gli Architetti etnei, attraverso le parole del loro presidente Luigi Longhitano, hanno puntato l’attenzione sulla tutela dei Beni Culturali; mentre i Geologi, rappresentati dal vicepresidente dell’Ordine Carlo Cassaniti, hanno rilevato che il 50% dei comuni siciliani non possiede il piano della Protezione civile aggiornato o approvato». Un plauso all’iniziativa di sensibilizzazione – i cui lavori sono stati coordinati e moderati da Pino Santangelo (cerimoniere distrettuale Lions Sicilia), Salvatore Ingrassia (vice governatore Lions Sicilia) e Pierluigi Bella (coordinatore del Service distrettuale Lions) – è pervenuto dal Consiglio nazionale degli Ingegneri, rappresentato da Gaetano Fede, e da Confindustria Catania, per cui è intervenuto il presidente, Domenico Bonaccorsi di Reburdone.

Il presidente dell’Ance Catania Nicola Colombrita ha puntato l’attenzione anche sull’edilizia pubblica, come le scuole e gli ospedali, sui poli industriali e gli edifici religiosi. Per la Prefettura e l’Università di Catania sono intervenute, rispettivamente Ester Libertini e Maria Luisa Carnazza.

Questi gli altri relatori intervenuti: Santi Maria Cascone (presidente Fondazione Ingegneri), Paolo La Greca (ordinario Tecnica e pianificazione urbanistica e direttore del Darc presso l’Università di Catania), Biagio Bisignani (docente Urbanistica Università di Catania), Antonio Ferraro (ingegnere, libero professionista) Paolo Lungarini (presidente Lungarini Spa), Enrico Foti (ordinario di Idraulica e direttore del Dica Università di Catania), Vera Greco (soprintendente ai Beni culturali di Catania), Maurizio Lucia (comandante Vigili del Fuoco di Catania), Salvatore Gabriele Ragusa (capo del Genio Civile della Provincia di Catania) e Marcello Pezzino (Protezione civile regionale), Gabriele Sabatosanti Scarpelli (presidente dei governatori del Multidistretto Lions 108 Italy), Antonio Gullotta (presidente Distretto Leo 108 Yb).

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