RINNOVABILI, QUALE FUTURO TRA TAGLI, INCENTIVI E BUROCRAZIA ?

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Il convegno “Rinnovabili 2.0 Come cambia il mercato delle rinnovabili, nuovi play nuovi player” che si è tenuto mercoledì 18 aprile a Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma ha visto tra i relatori associazioni di settore, economisti e rappresentanti politici. Tra questi ultimi Federico Testa, Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, che ha affermato in apertura dei lavori: I decreti hanno cercato di trovare un punto di equilibrio tra il settore delle rinnovabili, che è importante per il paese ma che si è sviluppato prevalentemente nella cosa che pesa di meno nella nostra economia e cioè il fotovoltaico e dall’altro lato una politica industriale che ha bisogno di non ammazzare le imprese e le famiglie con il costo dell’energia”.

 

Compito certamente non facile, ma a preoccupare seriamente il mondo green non è tanto il taglio degli incentivi previsto del Quinto Conto Energia quanto la nascita di aste, registri e burocrazia di vario tipo che rischia effettivamente di frenare la crescita delle rinnovabili. Dai nuovi decreti emerge soprattutto la volontà di imbrigliare goffamente la rivoluzione che si è scatenata nel sistema elettrico del nostro paese. Le FER, infatti, hanno impedito negli ultimi anni che il prezzo dell’energia diurna schizzasse alle stelle, considerati i rincari del petrolio, creando non poche difficoltà agli operatori tradizionali che hanno alzato i prezzi notturni, in totale controtendenza con quanto accaduto dal dopoguerra ad oggi. 

 

Possono davvero essere queste le vere motivazioni alla base delle scelte del governo? Allora è davvero  necessaria una trasparente consultazione pubblica con tutti gli stakeholder coinvolti come auspicato da Alberto Biancardi, membro dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per tracciare insieme il futuro energetico del nostro paese.

Di certo lo scenario normativo attuale obbliga gli operatori green a ripensare sostanzialmente il proprio modo di lavorare: dovranno riuscire in poco tempo ad entrare nella logica del mercato e della competizione per continuare la propria attività. Il cambiamento è auspicato anche dagli operatori, come è emerso dal dibattito pomeridiano, ma non sarà un passaggio indolore per nessuna categoria. 

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