LE PROSPETTIVE DELL’ECONOMIA PUGLIESE

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E’ stato presentato oggi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari lo studio elaborato da UniCredit dal titolo “La struttura produttiva e le prospettive dell’economia della Regione Puglia” nell’ambito del Master “La fiscalità dell’impresa”, diretto dalla Professoressa Caterina Coco. Per l’occasione hanno discusso del tema Mario Giovanni Garofano, preside Facoltà, Michele Pelillo, assessore Regionale al Bilancio e alla Programmazione, Emmanuele Virgintino, presidente Ordine degli Avvocati di Bari, Giorgio Treglia, presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Bari, Patrizio Braccioni, responsabile Tax affairs e shareholding, Zeno Rotondi, responsabile ufficio studi della Divisione Retail e Serena Frazzoni Retail economic research.

Le conclusioni sono state affidate al professore emerito dell’Università degli Studi di Genova Victor Uckmar .

Dall’ analisi delle economie regionali svolte dall’Associazione RegiosS e dall’Ufficio Studi della Divisione Retail di UniCredit, emerge che, dopo il minimo toccato a marzo-aprile 2009, gli indicatori regionali di attività economica segnalano un quadro ancora eterogeneo ma alcuni, seppur lievi, segnali di miglioramento in Puglia si intravedono. Questa regione, infatti, ha subito l’impatto della crisi ma le aziende locali sono pronte a ripartire.

LA PUGLIA E’ PRONTA A RIPARTIRE

Pur in un contesto di nati-mortalità (differenza tra il numero di imprese iscritte e il numero di imprese cessate in un periodo) delle imprese negativa, a giugno 2010 si consolidano in Puglia i segnali di miglioramento: le aspettative sulla produzione e sugli ordini restano ottimiste da parte degli imprenditori nonostante una contrazione del commercio mondiale senza precedenti dal dopoguerra.
La crisi economica si è caratterizzata per un brusco crollo del volume degli scambi di beni e servizi a livello internazionale, iniziato nella seconda metà del 2008 e aggravatosi nel 2009 (calo del commercio mondiale dell’11%).

Questo andamento non ha precedenti negli ultimi 60 anni: il dato peggiore si è registrato in concomitanza della crisi del 1974-75, ma allora la contrazione del commercio mondiale fu del 4% circa, cioè di poco più di un terzo rispetto a quella attuale.

Questo ha comportato che le regioni meno correlate con il ciclo economico nazionale – come la Puglia – sono state meno colpite dalla crisi anche se pesa un consistente disavanzo strutturale nel commercio interregionale, che rende questa regione fortemente dipendente dall’andamento del mercato interno. La Puglia è tuttavia caratterizzata da investimenti pubblici in Ricerca e Sviluppo superiori alla media nazionale.

QUALITA’ E RIDUZIONE DEI COSTI

La crisi finanziaria non ha messo in discussione il modello produttivo italiano, ma piuttosto si è trattato di un crollo del commercio mondiale che ha colpito soprattutto imprese e settori a forte vocazione manifatturiera. Le banche italiane hanno continuato a svolgere il loro ruolo senza pesare sui contribuenti, a differenza di quanto avvenuto nel resto dell’Europa, dove il sostegno al settore bancario ha gravato pesantemente sulle finanze pubbliche.

Gli imprenditori pugliesi quindi hanno individuato come cause delle difficoltà sopravvenute nell’ultimo anno soprattutto l’allungamento tempi di pagamento clienti, la riduzione vendite in Italia e l’aumento del costo delle materie prime.

Per la stessa economia locale quindi un segnale di reazione alla crisi verrà anche dal mantenimento di una elevata qualità al fine di migliorare la commercializzazione, aumentando l’attenzione ai costi; la qualità resta la strategia per vincere la sfida dei mercati, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo.

SOTTOPATRIMONIALIZZAZIONE

La sottopatrimonializzazione delle piccole imprese pugliesi è un ostacolo da superare

In quanto limita le opportunità di sviluppo delle piccole imprese: oltre il 65% delle imprese opera al di sotto delle proprie potenzialità di mercato a causa di mezzi patrimoniali non adeguati. Le piccole imprese sono coscienti che la sottopatrimonializzazione influenza la bontà del rapporto banca-impresa, indicandola

come causa peggiorativa delle condizioni praticate. Resta inalterato il ruolo strategico svolto dai mediatori sociali – confidi e associazioni di categoria – durante la crisi: hanno consentito un processo di agevolazione dell’accesso al credito delle imprese che non sono riuscite da sole a dimostrare la bontà dei loro progetti.

Pertanto secondo lo studio UniCredit sono auspicabili interventi di più ampio respiro quali:

  • attuare soluzioni condivise in risposta alla debole patrimonializzazione delle imprese italiane, anche tramite nuove forme di collaborazione tra il settore finanziario privato e il settore pubblico;
  • rafforzare il recupero dell’efficienza e della capacità innovativa del sistema produttivo italiano, già mostrate in passato in risposta ai profondi cambiamenti del contesto esterno;
  • mettere in atto politiche di sostegno alla domanda interna, che pure si è rivelata un elemento importante per la tenuta dei territori in occasione della recente crisi.

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