Meno call, più relazioni: dopo anni di overload digitale, i manager tornano a scegliere gli incontri in presenza come leva strategica di business. È il tempo della “reconnectivity”, il nuovo trend svelato dai dati della survey realizzata dal Noesis -Richmond Executive Observatory di Richmond Italia in collaborazione con Ipsos Doxa, dai quali emerge come il 99% dei manager riconosca il valore degli eventi B2B in presenza. Un dato che racconta il bisogno di tornare a vivere esperienze di lavoro condivise. Un cambio di paradigma che non rinnega il digitale, ma ne ridefinisce i confini, e che trova conferma anche nei dati di mercato che vedono il settore degli eventi B2B in forte crescita a livello globale (+67% nel prossimo decennio). “La reconnectivity rappresenta un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione. Le persone non cercano solo efficienza, ma esperienze che lascino un segno” afferma Federica Castioni, nuovo direttore marketing e comunicazione di Richmond Italia

 

In un mondo del lavoro sempre più digitale, tra agende sovraccariche e videocall continue, le relazioni professionali rischiano di diventare sempre più rarefatte. È in questo contesto che sta emergendo e si sta affermando un nuovo trend: la “reconnectivity”. Un approccio che risponde all’esigenza dei manager di tenere insieme connessione e intenzionalità, andando oltre la mera connettività digitale per riscoprire relazioni più autentiche e significative. La “reconnectivity” è il fenomeno individuato da NOESIS – RICHMOND EXECUTIVE OBSERVATORY, l’osservatorio di Richmond Italia, azienda leader nell’organizzazione di forum B2B con accesso privilegiato a una community di manager. L’osservatorio ha realizzato la survey L’evoluzione delle priorità manageriali nell’era della trasformazione tecnologica e dell’incertezza globale in collaborazione con IPSOS DOXA, prima società di ricerche di mercato fondata in Italia. L’indagine nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura d’impresa sulle competenze manageriali e analizzare i cambiamenti che stanno ridefinendo il lavoro del futuro. Tra le priorità emerse, un dato è particolarmente significativo: il 99% dei manager riconosce il valore degli eventi di business in presenza, sempre più vissuti come esperienze capaci di unire lavoro, relazione e ispirazione. La “reconnectivity” punta così a ridefinire i contorni di una leadership concretamente presente, che rimette al centro l’incontro come leva di valore del lavoro. Un’attitudine che non rinnega il digitale, ma lo supera quando serve relazione vera, rispondendo a un’agenda sempre più frammentata e iperconnessa. Non un ritorno al passato, ma una scelta consapevole di tempo di qualità: una presenza che diventa intenzione, in contrapposizione all’always on che negli ultimi anni ha sicuramente accresciuto le interazioni, ma non necessariamente il valore delle relazioni umane.

 

La ricerca non solo evidenzia un consenso schiacciante sul valore degli eventi di business in presenza ma, più in particolare, racconta un cambio di paradigma: l’81% degli intervistati ritiene infatti che gli eventi di business in presenza rafforzino le relazioni professionali (percentuale che sale all’88% tra gli over 55) e creino nuove opportunità. Mentre il 69% considera la comunicazione migliore rispetto alle riunioni virtuali. Solo il 7% li trova costosi e difficili da organizzare. “Il confronto diretto e le esperienze immersive sono elementi chiave per la costruzione di fiducia tra i principali attori aziendali, gli eventi business to business si confermano quindi fondamentali per le aziende e il dato del 99%, così significativo, emerso dalla survey lo conferma – commenta Federica Castioni, nuovo direttore marketing e comunicazione di Richmond Italia – Dopo anni di overload digitale, i manager stanno riscoprendo il valore della presenza come scelta intenzionale, non come abitudine. È qui che nasce la reconnectivity: un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione. Arrivando dal mondo B2C, vedo un parallelo evidente: le persone non cercano solo efficienza, ma esperienze che lascino un segno. Oggi questa esigenza è diventata centrale anche nel business”.

 

In linea con il principio della “reconnectivity”, che rimette al centro l’incontro come leva di valore per il business, il settore degli eventi B2B mostra prospettive di crescita solide anche su scala globale. Le stime di Market Research Future indicano infatti, nel periodo 2025-2035, un tasso annuo composto di crescita (CAGR) del 5,25%, con un valore di mercato in aumento da 51,51 a 85,93 miliardi di dollari (+67%). Si tratta di un’evoluzione dinamica per il settore anche grazie al confezionamento di formati di eventi sempre più personalizzati e coinvolgenti. Nuovi modelli in cui i partecipanti non sono semplici partecipanti ma spesso contribuiscono in maniera attiva al successo dell’esperienza in sé, come racconta Benedetta Favara, direttore generale di Richmond Italia: “Alla luce delle previsioni di crescita, non si assiste soltanto a un’accelerazione del mercato, ma alla conferma di un cambiamento più profondo: la rinnovata scelta, da parte delle persone e delle organizzazioni, di tornare a incontrarsi fisicamente. In un contesto sempre più competitivo, le aziende investono in esperienze di evento distintive e ad alto valore, capaci di risuonare con il proprio pubblico di riferimento. Una direzione che riflette il riconoscimento crescente del valore delle interazioni faccia a faccia, sempre più centrali per rafforzare le relazioni, favorire la collaborazione e generare nuove opportunità di business”.