Fundraising: l’Italia è pronta?

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Si è tenuto a Roma il 15 Novembre scorso, ospiti dell’Unicef, il primo Open Day Assif, tavola aperta al dibattito tra i soci dell’ Associazione Italiana Fundraiser. C’ero anche io, che da un po’ mi sono affacciata a questo nuovo mestiere, il fundraising, e mi piacerebbe fare alcune riflessioni.

La mattinata si è aperta con tre best practice: la bella esperienza della Fondazione Meyer di Firenze, le tante iniziative di Explora-Museo dei bambini di Roma e le azioni forti che L’altra Napoli sta portando avanti nel quartiere Sanità a Napoli.

Da questi tre interventi, a parer mio, la cosa più interessante che è venuta fuori è il dibattito su fondi pubblici e fondi privati. C’è infatti chi, grazie sicuramente a spalle solide e ad un forte impegno, è riuscito a costruire senza mai rivolgersi al pubblico e sostiene con forza l’esigenza di continuare a non farlo. Ma io mi chiedo: potremo mai pensare ad un terzo settore che si distacchi completamente dal rapporto col pubblico? Non parlo di sussidiarietà o di dipendenza da finanziamenti che lo Stato non riesce più a garantire neanche sull’ordinaria amministrazione. Penso piuttosto alla possibilità che la collaborazione tra pubblico e  ONP porti ad una ridefinizione delle politiche di welfare, poiché lì dove oggi non riesce lo Stato, tante associazioni possono. Ma non da sole.

Sempre in questo contesto è nata la proposta/provocazione di creare un “borsa” delle ONP, un luogo virtuale dove le “quotazioni” siano garanzia di impegno e fiducia. Ebbene, anche questa proposta mi lascia un po’ perplessa. Mi preoccupa non poco l’idea che si possa tendere ad una degenerazione in organizzazioni “forti” ed organizzazioni “piccole e deboli” se pur meritevoli e degne di sostegno.

Interessanti gli interventi delle scuole di fundraising che hanno spostato l’attenzione verso l’importanza della formazione come base per il rafforzamento della categoria: quanto più saremo preparati, tanto più saremo competenti e riconosciuti. Tuttavia la cosa che più mi è piaciuta di questi interventi (Massimo Pesci, ASVI, Massimo Coen Cagli, La Scuola di Roma, Simona Lanari del Master in Fundraising di Forlì) è che si è provato a dare una risposta al tema di questo primo open day “Fundraising: l’Italia è pronta?”. La risposta è SI. L’Italia è pronta. Una mano forte a sostegno di questo si viene, secondo me, anche dal Rapporto Censis sui valori degli Italiani 2013, ribattezzato “Il ritorno del pendolo” (storia di pochi giorni fa). In esso si afferma che gli Italiani dopo anni di materialismo fine a sé stesso e di individualismo sembrano fermi in un punto, nel quale questi “non-valori” hanno raggiunto la massima esternazione. Siamo fermi, in un punto massimo, dal quale non possiamo andare avanti. L’egoismo è stanco, affermano le ricerche del Censis. Gli Italiani hanno voglia di aiutare gli altri, di dedicarsi al benessere della propria famiglia, di sentirsi utili, non solo per sé stessi ma per l’intera comunità. Siamo come un pendolo, pronti a tornare indietro carichi di un’energia potenziale. Ma l’energia, insegna la scienza, ha verso e direzione. Ecco cosa mi piacerebbe che facessimo, noi fundraiser italiani: vorrei che fossimo tra quelli capaci di segnare la direzione e il verso di tanta energia positiva, affinché da energia potenziale possa diventare la più bella delle energia cinetiche. E chissà che da proprio da questo così detto terzo settore non scaturisca la rimessa in moto di tutta la Nazione. Ben vengano dunque momenti di confronto come quello di venerdì e grazie ad Assif che lo ha organizzato.

Valeria Romanelli

R&Rconsulting S.n.c.

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