di Gianluca Salpietro, Head of Sales di Soldo in Italia 

Guardare come spendono le aziende è spesso il modo più rapido per capire dove sta andando il mercato. I dati dell’ultimo Spend Index di Soldo mostrano che negli ultimi dodici mesi qualcosa si è mosso in modo abbastanza netto: le imprese italiane stanno ridisegnando le priorità, concentrando i budget su attività operative e strumenti che incidono direttamente sulla produttività e sullo sviluppo del business.

Un primo segnale arriva dalle spese di viaggio e di rappresentanza, cresciute del 26% su base annua, più della media europea. Dopo anni di forte riduzione, la presenza fisica torna a essere considerata un elemento competitivo: eventi, fiere e incontri commerciali tornano a occupare uno spazio rilevante nelle strategie di crescita. Il dato è ancora più evidente nelle piccole imprese, che hanno aumentato queste spese del 24%, segno di un tessuto imprenditoriale che punta molto sulla relazione diretta e sulla capacità di presidiare il mercato.

Accanto al ritorno delle trasferte, però, la trasformazione più significativa riguarda l’intelligenza artificiale. Nel 2025 la spesa media per gli strumenti di AI è aumentata del 77%, mentre quella complessiva per i principali tool è cresciuta del 175%. Non si tratta più di test o di sperimentazioni isolate: l’AI sta entrando nei processi operativi delle aziende. Ancora più interessante è il tipo di strumenti che stanno guadagnando terreno. Crescono rapidamente piattaforme molto specializzate (per lo sviluppo software, la generazione di contenuti o l’automazione di attività operative), mentre i modelli più generalisti continuano a diffondersi, ma con ritmi più lenti. È il segno di un mercato che sta passando dalla curiosità alla selezione di soluzioni utili a casi d’uso concreti.

Questa evoluzione si inserisce in una più ampia riallocazione dei budget. La spesa pubblicitaria media è diminuita del 31% nel 2025 e del 21% in Italia, con un rallentamento più evidente nelle aziende di dimensioni maggiori. Al contrario, crescono le categorie legate alla gestione operativa: gli acquisti generici aumentano del 23% a livello complessivo e del 41% in Italia, mentre servizi e trasporti registrano incrementi a doppia cifra. In altre parole, molte imprese stanno riducendo gli investimenti percepiti come meno immediatamente misurabili per rafforzare le componenti più direttamente legate alla continuità del business.

Allo stesso tempo aumenta il peso della spesa operativa quotidiana, che oggi rappresenta il 63% delle transazioni e cresce del 16% su base annua. Nel manifatturiero l’aumento arriva al 65%, mentre nel commercio all’ingrosso supera il 40%. Si tratta di una galassia di spese piccole e frequenti – forniture, servizi, acquisti operativi – che, nel loro complesso, rappresentano una quota significativa dei budget aziendali. In un sistema economico come quello italiano, caratterizzato da un’ampia diffusione delle PMI e da processi decisionali spesso decentralizzati, questa frammentazione rende ancora più importante disporre di visibilità e strumenti di controllo in tempo reale.

Un altro elemento che emerge con forza riguarda la crescita delle spese dipartimentali e ricorrenti, aumentate in media del 22%. Software in abbonamento, servizi specialistici e consulenze entrano stabilmente nei processi di lavoro e tendono a consolidarsi nel tempo. Questo crea una nuova dinamica all’interno delle organizzazioni: i team chiedono autonomia e velocità nell’acquisire strumenti utili al proprio lavoro, mentre Finance e Procurement devono garantire il controllo, la compliance e la sostenibilità dei costi.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di aziende che stanno progressivamente spostando la spesa verso due direttrici principali: da un lato il rafforzamento delle relazioni commerciali e della presenza sul mercato, dall’altro l’adozione di tecnologie capaci di aumentare l’efficienza operativa. In mezzo, però, cresce anche la complessità della gestione finanziaria. Più strumenti digitali, più abbonamenti software, più spese diffuse tra team diversi significano anche un sistema decisionale più frammentato.

Per molte imprese europee (e italiane in particolare) la sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente spendere di più o di meno, ma spendere meglio. L’AI entra nei processi, i team acquistano direttamente strumenti digitali, le trasferte tornano a crescere: la spesa aziendale diventa più distribuita, più veloce e più difficile da presidiare con modelli tradizionali di controllo. In questo scenario Finance e Procurement non sono più chiamati solo a monitorare i costi, ma a governare l’allocazione delle risorse in tempo reale, garantendo visibilità e disciplina senza rallentare l’operatività. Perché sempre più spesso la competitività di un’azienda passa anche dalla capacità di capire rapidamente dove ha davvero senso investire.