COLLABORARE PER USCIRE DALLA CRISI

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Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, fino a quando arriva uno che non lo sa e la inventa.

Mercoledì scorso presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Foggia si è svolto il convegno intitolato ”La crisi sfida per un cambiamento”. Sono intervenuti al convegno il presidente di Compagnia delle Opere di Foggia Luigi Angelillis, il Docente di Economia Politica dell’Università di Foggia Pasquale Pazienza e il Professore Costantino Esposito docente di Storia della Filosofia all’Università di Bari.

Il convegno ha avuto inizio con la lettura di una citazione di Don Giussani “Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può tendere che ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata”.

In seguito il presidente ha trattato diversi temi, partendo dal concetto che la crisi è un dato di fatto, che la realtà è positiva perché mette in moto la persona, disegnando i fattori di un possibile cambiamento, rendendo comprensibile il concetto che dentro un popolo rinasce la speranza e infine chiudendo con il compito della politica.

Il Prof. Pasquale Pazienza ha illustrato in modo semplice la quotidianità, osservata nelle nostre realtà territoriali, questa si compone di un sentimento prevalente, che vedrebbe le responsabilità del mal operare sempre riposte in capo a terze persone e che vorrebbe le soluzioni ai problemi sempre prodotte da comportamenti e iniziative altrui ancor prima che dall’impegno di ciascuno. Una quotidianità che, permeata dalla cultura della “crescita”, dimentica che la vita dell’uomo non è legata alla sola considerazione di aspetti quantitativi ma ad altri aspetti legati a una sfera qualitativa che hanno maggior ragione di esistere affinché l’individuo possa sentirsi avviato su un percorso di concreta realizzazione.

Particolare attenzione è stata posta sul termine “Crescita economica”, oggigiorno oggetto di ampio uso e abuso. Ciò grazie all’opinionismo diffuso viene facilmente e costantemente confuso con quello di “sviluppo”, ritenendo erroneamente che i due termini siano l’uno l’equivalente dell’altro.

In linea generale la crescita economica è un concetto associato all’incremento quantitativo della produzione di un paese ovvero la quantità di produzione interna lorda che si realizza all’interno di un sistema economico. Il paese cresce se anno dopo anno la quantità di beni e servizi prodotti dall’economia aumenta.

Lo sviluppo invece, implica una modificazione di alcuni aspetti caratterizzanti il sistema economico e, pertanto, fa riferimento ad aspetti meramente qualitativi. Può certamente esserci crescita accompagnata da sviluppo, come può anche esserci una crescita non accompagnata da sviluppo, e, ancora, uno sviluppo senza crescita.

Quest’ultima affermazione che stigmatizza la possibilità di avere un percorso di sviluppo senza crescita a esercitare un forte richiamo a quell’atteggiamento positivo più volte ribadito dal presidente Angelillis.

Il Prof. Pazienza ha evidenziato “ L’elemento che deve essere posto al centro della riflessione, dunque, è l’aspetto valoriale dell’individuo; l’aspetto che, quale parte integrante della sua cultura e del suo io, rappresenta la sua motivazione per impegnarsi in un percorso virtuoso di crescita individuale, i cui risultati possono produrre effetti positivi anche su altri individui. Posta in questi termini, la crisi può certamente rappresentare un’opportunità ”.

Infine ha chiuso il suo discorso con una citazione “Ora … ecco, vedi, ci vuole tutta la velocità di cui sei capace per restare nello stesso posto. Se vuoi arrivare in qualche altro posto, invece, devi correre almeno due volte di più” Charles Dogson.

A questo punto appare evidente che l’uomo dovrebbe avere un qualche senso di responsabilità nei confronti del genere umano.

di
Orazio Buonamico

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