ECCO LA BANCA DEL SUD

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\"\"l gruppo Intesa Sanpaolo procede al recupero di un marchio storico e glorioso, forse meno prestigioso di un tempo, ma pur sempre tesoro di solida credibilità, brillante esperienza, viva creatività ed inesauribile fonte di raccolta del risparmio locale. Rinasce il Banco di Napoli che, dopo l’ennesima trasformazione societaria e l’ulteriore azione di marketing, si riappropria della sua denominazione d’origine e si appresta a diventare la nuova Banca del Sud.
 
Antico Istituto d’emissione, tra i pochi a battere moneta, ha sempre incrociato il suo destino alle sorti di un Mezzogiorno in perenne attesa di riscatto, fino ad identificarsi con quello storico Monte dei Pegni, che per secoli ha visto tramontare nei suoi caveaux le speranze, i sogni e i progetti di un Sud sempre più ripiegato su se stesso.
 
L’operazione annunciata e presentata, nell’imponente sede di Via Toledo a Napoli, da Corrado Passera e Pietro Modiano è conseguenza della percezione ai livelli alti del Gruppo bancario guidato da Giovanni Bazoli, del radicamento nelle aree meridionali di una sorta di istituzione rappresentata dal Banco di Napoli. Un patrimonio intangibile, oggi diremmo virtuale, da non disperdere per non mettere a rischio il futuro stesso del Gruppo nell’intero Sud Italia. Un concentrato di campanilistica credibilità da non diluire, in fusioni d’insegna, con nomi e colori provenienti dal Nord.
 
900 agenzie, 1,8 milioni di clienti (la maggior parte dei quali legati da fiducia incrollabile alla storica denominazione), il 22,4% del mercato negli impieghi e ben il 25,8% di quello nei depositi. Con un dato di tendenza piuttosto significativo: il trend di crescita degli impieghi rispetto alla raccolta. Che, in un dinamico contesto di gruppo, è testimonianza di maggiori capitali investiti su quei territori, di solito utilizzati solo per rastrellare risorse destinate altrove.
 
Una scommessa che il management di Intesa Sanpaolo ha tutto l’interesse a vincere, sia per dare un senso alla creazione di valore potenziale, sprigionabile da un’acquisizione strategica come il grande, sia pur provato, istituto partenopeo. Sia per tener fede al motto che rese famosa la banca nell’intero Regno delle due Sicilie: “Chiacchier’ e tabaccher’ e’ legn’ o Banc’ e’ Napule nun l’impégn’ !”
 
di Antonio V. Gelormini

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