Dati disomogenei, sistemi informativi che non si parlano, scarse automazione e digitalizzazione: le inefficienze della supply chain italiana di tessile e abbigliamento aumentano i costi operativi fino al 40% e frenano la modernizzazione della filiera. Lo rivela la ricerca che GS1 Italy ha condotto insieme a Cikis Studio, che indica negli standard GS1 e nella collaborazione le leve per un ecosistema più integrato ed efficiente.
Milano – Le nuove aspettative dei consumatori in fatto di trasparenza, l’evoluzione della normativa internazionale sulla tracciabilità e modelli di business più circolari richiedono alla filiera del tessile e dell’abbigliamento, che vive una fase di trasformazione profonda, la capacità di raccogliere, gestire e scambiare sempre più dati. Per trovare nuove rotte che lo traghettino nel futuro, l’articolato “sistema moda” deve quindi saper leggere e interpretare uno scenario sempre più complesso e instabile, gestendo enormi flussi di informazioni ormai imprescindibili. Ma lo fa solo in parte e in modo frammentato e poco interoperabile. Questa inefficienza nella gestione informativa determina costi operativi fino al 40% superiori e che si spalmano lungo la filiera, diventando costi di sistema. Raramente sono affrontati come una priorità strategica, anche se la maggior parte degli operatori concorda sul bisogno di ridurre le attività manuali e di adottare dei riferimenti informativi condivisi per risolvere affrontare queste inefficienze. E ben il 65% delle aziende ritiene necessario standardizzare formato e contenuto delle richieste di dati per ridurre le complessità operative e le inefficienze diffuse lungo la filiera, favorendo l’interoperabilità dei dati tra attori e sistemi diversi.
A delineare questo scenario è la ricerca “La filiera moda nell’era dei dati. Evidenze e traiettorie evolutive verso un ecosistema informativo più integrato”, realizzata da Cikis Studio per conto di GS1 Italy, che conta tra i suoi utenti oltre 3 mila aziende del settore tessile, abbigliamento e calzature.
«Dalla ricerca emerge l’immagine di un settore che si trova in una fase di transizione, in cui la digitalizzazione della filiera rappresenta uno step fondamentale per la sua competitività futura» dichiara Vittorio Giordano, Industry engagement senior specialist di GS1 Italy. «Oltre che disporre dei dati di qualità, occorre garantire che possano essere condivisi, compresi e utilizzati in modo coerente tra attori e sistemi diversi per sostenere l’automazione, la scalabilità e la continuità dei flussi informativi lungo la supply chain. Senza dati strutturati e framework condivisi, l’aumento delle informazioni rischia infatti di tradursi in complessità operativa anziché in valore per il sistema del tessile e abbigliamento».
Dalla ricerca commissionata da GS1 Italy emergono anche alcuni trend che rischiano di ostacolare l’evoluzione della supply chain del settore tessile e abbigliamento, come i cinque seguenti:
1. Silos informativi: i dati non si parlano.
La ricerca GS1 Italy-Cikis Studio restituisce l’immagine di un sistema tessile e moda che in Italia è ancora distante da modelli di relazione pienamente integrati. Il 66% di brand, fornitori e retailer intervistati descrive ambienti informativi caratterizzati dalla coesistenza di strumenti diversi e non sempre interoperabili, cioè non sempre in grado di dialogare tra loro, ma soprattutto non in grado di utilizzare le stesse strutture di dati e informazioni.
2. Scalabilità limitata: l’assenza di standard.
Dalla ricerca la standardizzazione dei dati non emerge tanto come un obiettivo tecnico isolato ma piuttosto come una condizione abilitante per sostenere automazione, scalabilità e continuità dei flussi informativi lungo la supply chain. In assenza di strutture dati e formati interoperabili, l’automazione può amplificare criticità già presenti nei flussi informativi. La necessità di “tradurre” i dati nei diversi formati richiesti dai sistemi informativi diventa un amplificatore di attività manuali, con conseguenti errori di inserimento, versioni non allineate o informazioni incomplete.
3. Digitalizzazione incompiuta: la gestione dei dati è ancora manuale.
Nonostante i progressi nella digitalizzazione, la maggior parte delle aziende intervistate segnala il persistere di attività manuali nella gestione e nella trasmissione delle informazioni, spesso legate alla necessità di riallineare sistemi non pienamente compatibili. La riduzione delle attività manuali a favore di una maggiore automazione emerge come un obiettivo ampiamente condiviso, ma ancora distante da un’adozione sistemica lungo la filiera.
4. Digital Product Passport: il rischio inefficienza senza interoperabilità.
Il Digital Product Passport introdotto dalla Commissione europea con il Regolamento ESPR, nato per rispondere a requisiti normativi, oggi rappresenta un potenziale driver di trasformazione dei flussi informativi. L’aumento delle informazioni richieste, il livello di tracciabilità e il rafforzamento atteso dei processi di raccolta e strutturazione delle informazioni lungo la filiera rendono più evidenti alcune criticità già emerse nella gestione dei dati. In assenza di basi informative condivise e di una struttura dati interoperabile lungo la filiera e valida a livello globale, il rischio è che gli investimenti necessari per adottarlo risultino più complessi e meno scalabili.
5. Approccio di filiera: il freno strategico del fashion.
Il rafforzamento del coordinamento informativo rappresenta un passaggio strategico per accompagnare il settore del fashion verso assetti più integrati, interoperabili e scalabili. Costruire un approccio condiviso alla gestione dei dati diventerà sempre più necessario per affrontare i nuovi requisiti normativi e le trasformazioni che stanno ridefinendo il settore, abilitando efficienza e scalabilità dei processi.
Per migliorare l’efficienza nello scambio dati, oltre alla centralità degli standard di identificazione e cattura del sistema GS1, emerge la necessità di definire un data model di filiera, un framework condiviso che stabilisca in modo univoco attributi e definizioni e che agisca come “linguaggio universale” tra sistemi diversi, costruendo dati di prodotto consistenti, accurati, interoperabili ed agnostici a livello tecnologico.
Le evidenze emerse dalla ricerca confermano infatti come la competitività del settore del tessile e dell’abbigliamento sia oggi indissolubilmente legata alla capacità di gestire flussi informativi coerenti e interoperabili, mostrando che la collaborazione per un maggior coordinamento informativo rappresenta un passaggio strategico obbligato per la filiera.
«Gli standard globali GS1 semplificano e rendono efficiente lo scambio di dati lungo le filiere internazionali e, in questo scenario, si pongono come l’infrastruttura abilitante per superare le inefficienze rilevate, trasformando dati eterogenei e isolati in asset strategici per l’intera supply chain. GS1 Italy vuole supportare la filiera del tessile nella costruzione di un modello dati condiviso, dotandola di un’architettura solida, capace di sostenere la trasparenza e la resilienza richieste dal mercato globale di oggi e di domani» conclude Vittorio Giordano.
Sul sito di GS1 Italy sono disponibili:
- La ricerca “La filiera moda nell’era dei dati. Evidenze e traiettorie evolutive verso un ecosistema informativo più integrato” e informazioni sugli standard per il settore tessile e abbigliamento.



