QUANTE SONO E QUANTO CONTANO LE DONNE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ITALIANA

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Ci sono più donne nel parlamento afghano che nei Consigli e nelle Giunte dei Comuni italiani. Un’affermazione che potrebbe apparire paradossale, se non fosse confermata dai dati evidenziati nell’annuale rilevazione dell’Osservatorio Donne nella PA promosso da futuro@lfemminile (iniziativa di Social Responsability di Microsoft in collaborazione con Acer) e da FORUM PA. All’Osservatorio Donne nella PA aderisce INAIL come partner istituzionale.

Se in Afghanistan è prevista per legge una presenza del 25% di donne in Parlamento, in Italia nei Consigli comunali si registra una presenza media dell’11,8%; non va meglio nelle Giunte comunali (17,8% di media), né nella dirigenza amministrativa apicale (con un 20,4% di media). Situazione leggermente migliore nelle province e nelle regioni.

Il Presidente di FORUM PA Carlo Mochi Sismondi commenta: “Con l’ultima tornata elettorale la situazione non è migliorata, anzi, per certi versi, è peggiorata. Ma noi non ci scoraggiamo e con tenacia cerchiamo di contribuire a una battaglia per le pari opportunità che, considerata ormai da tanti quasi scontata, è invece lungi dall’essere vinta”.

Per questo l’Osservatorio ha appena lanciato un call aperto a tutte le Pubbliche Amministrazioni finalizzato a raccogliere, valorizzare e divulgare azioni concrete per favorire lo sviluppo professionale delle donne e sostenere la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.

I DATI DELLA RILEVAZIONE

  • Comuni capoluogo: come anticipato, è molto bassa la percentuale di presenza delle donne sia nei Consigli comunali (11,8% di media e ben 23 Comuni con meno del 5% di consiglieri comunali donne), sia nelle Giunte comunali (17,8% di media e 6 città importanti come Cagliari, Catania, Lecce, Siracusa, Olbia e Vibo Valentia che hanno giunte con assessori solo uomini), sia nella dirigenza amministrativa apicale (con un 20,4% di media e ben 47 comuni, ossia il 42% del totale, dove non c’è neanche un dirigente generale donna).
  • Città metropolitane: restringendo l’indagine alle 14 città metropolitane (Bologna non è considerata in quanto attualmente commissariata) la situazione non migliora molto. Si registra un 9,7% di donne nei Consigli comunali e un 14,7% nelle Giunte. Unica nota a favore è che qui abbiamo tre dei sei sindaci donna presenti in totale nei Comuni capoluogo.
  • Province: situazione leggermente migliore nelle province (con una percentuale media di donne del 12,9% in Consiglio provinciale e del 17,2% in Giunta)  anche se restano impressionanti i numeri delle amministrazioni provinciali che hanno giunte solo maschili (20) o che non hanno neanche una donna nei vertici apicali (56).
  • Regioni: nelle Regioni la percentuale di donne in giunta sale al 22,1% anche se sempre basso rimane quello delle consigliere regionali; evidentemente le quote rosa nelle liste e nei listini non sono servite a molto se le donne a sedere nelle assemblee sono solo l’11,4%.

UNA CLASSIFICA “PONDERATA”

FORUM PA ha costruito una “classifica” non sulla base dei numeri assoluti, ma sulla base delle percentuali ponderate delle donne nei consigli, nelle giunte e nella dirigenza di prima e seconda fascia, tenendo nella dovuta considerazione la presenza di figure di vertice. In sostanza ha provato a misurare il  “peso” di ogni percentuale.

Ecco cosa emerge:

  • Comuni capoluogo: il Comune più “rosa” è Genova, seguito da Vercelli, Villacidro (capoluogo della provincia del Medio Campidano), Padova e Rimini. Il Comune maglia nera è Treviso, preceduto da Potenza, Viterbo e Olbia: queste quattro città non hanno neanche un assessore né un dirigente apicale donna.
  • Città metropolitane: Genova è  prima anche in questa classifica ristretta; a seguire troviamo Napoli, Firenze e Milano (tutte queste città, eccetto Firenze, hanno un sindaco donna). In coda troviamo tre città del sud (Cagliari, Catania e Reggio Calabria) assieme a Venezia. La Capitale è a mezza classifica, all’ottavo posto su quattordici città metropolitane (Bologna non viene considerata in quanto attualmente commissariata).
  • Province: in testa è Trieste, seguita da Ferrara, Prato, Reggio Emilia e Modena, mentre in coda come maglia nera c’è Avellino immediatamente preceduta da Agrigento, Viterbo, Messina e Pordenone.
  • Regioni: la regione più “rosa” è l’Umbria con una Presidente, un terzo di donne in giunta e il 44% di dirigenti apicali al femminile. A seguire il Lazio (anche qui il Presidente è donna) e poi il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Toscana. Chiude la classifica il Molise, preceduto dalla Calabria e dalle insospettabili Veneto e Lombardia.

Le tabelle complete sono disponibili qui: http://saperi.forumpa.it/story/50854/e-con-le-donne-come-va-male-grazie

IL CALL

In questo scenario, l’Osservatorio DONNE nella PA vuole scoprire se ci sono anche “buoni esempi” e per questo promuove un call aperto a tutte le Pubbliche Amministrazioni. L’obiettivo è raccogliere, valorizzare e divulgare azioni concrete messe in campo per favorire lo sviluppo professionale delle donne e sostenere la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.  Il tema scelto per il call è “Flessibilità e nuove tecnologie: la moderna gestione delle risorse umane”. Le Pubbliche Amministrazioni possono partecipare compilando la scheda di rilevazione dei progetti pubblicata sul sito www.donnepa.forumpa.it. Possono essere segnalati più progetti, compilando una singola scheda per ciascuno di essi.

Il termine per la presentazione dei progetti è fissato al 10 ottobre 2010.

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