Dati ad alta qualità, stazioni di monitoraggio e di misurazione, tecnologia e innovazione d’avanguardia, l’integrazione in un network europeo di primo livello. ICOS Italia, la rete italiana per la misura delle emissioni di gas serra, ha un ruolo strategico di fronte alle sfide lanciate dal Glasgow Climate Pact alla recente COP26 e nel supporto scientifico ai processi decisionali verso una società zero carbon.

 

Il messaggio che da Glasgow è arrivato chiaro: il processo di riduzione della concentrazione di gas serra in atmosfera dovrà accelerare nei prossimi anni. In questa transizione è di fondamentale importanza poter contare su dati di elevatissima qualità sollo stato delle cose e sugli andamenti delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra. Con le sue 17 stazioni (10 per ecosistemi terrestri, 4 per l’oceano, 3 per l’atmosfera e con il coordinamento e la direzione dell’Ecosystem Thematic Centre, ICOS Italia è la rete di centri di ricerca e università italiane che si propone come il punto di riferimento per mettere a disposizione dati sulle emissioni e sul bilancio del carbonio nel nostro paese, con informazioni sempre più avanzate.

 

Un evento pubblico dal titolo “Dopo COP26. Scienza, sfide e prospettive per il monitoraggio dei gas a effetto serra  è stata l’occasione per un ampio e partecipato dibattito sul tema, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Transizione Ecologica, del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, insieme a esponenti del mondo della ricerca aggregato introno ad Icos Italia.

 

“L’evento ha aiutato a capire come i dati di altissima qualità che vengono raccolti dalla rete ICOS possano contribuire alle strategie per la lotta ai cambiamenti climatici soprattutto in riferimento ai dati di emissione e assorbimento di gas serra”, ha commentato Carlo Calfapietra, Focal point ICOS Italia e direttore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (CNR-IRET). “In particolare – ha continuato Calfapietra – dal dialogo tra i partecipanti come la comunità scientifica Italiana insieme alla rete di Istituzioni ed Enti locali siano pronte per guidare al livello internazionale le ambiziose azioni previste dagli accordi di Parigi e da COP26 anche sfruttando una parte degli ingenti fondi che il PNRR metterà a disposizione nei prossimi anni”.

 

Proprio sulla COP26 di Glasgow si è concentrato l’intervento di Federica Fricano, Dirigente del Ministero della Transizione Ecologica e capo-delegazione italiana ai negoziati per il clima, che ha sottilineato i buoni risultati inclusi Glasgow Climate Pact, passim importanti nell’ambito di un processo continuo che detta le regole e le priorità per affrontare con successo la sfida dei cambiamenti climatici, anche se a volte la distanza tra le aspettative e il processo reale è evidente a causa di molti fattori, come ad esempio la complessità dei negoziati che poco emerge nel dibattito pubblico.

 

Protagoniste dell’esito della Conferenza di Glasgow sono state anche le foreste, ha specificato Alessandra Stefani, Direttore generale del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. È da evidenziare infatti come l’impegno allo stop alla deforestazione abbia raccolto un accordo unanime, coinvolgendo anche Brasile e Cina che invece si sono opposti su altri punto del trattato, e che invece su questo tema hanno aderito all’impegno di uno stanziamento a livello globale.

Sulle infrastrutture di ricerca si è concentrato invece Gianluigi Consoli, Direttore Generale dell’internazionalizzazione e della comunicazione del Ministero Università e Ricerca. Il respiro corale di ICOS Italia, che coinvolge e si rivolge all’intera comunità scientifica italiana, è la prova del grande dinamismo della ricerca nazionale su un tema che rappresenta una frontiera per una delle sfide più rilevanti per il presente e per le future strategie del Paese. Il futuro che abbiamo davanti – ha concluso Consoli, richiede un coinvolgimento essenziale delle attività svolte da ICOS che è un esempio di come le infrastrutture della ricerca siano il fulcro della dimensione internazionale della conoscenza scientifica su questi temi su scala internazionale.

 

Di fronte alle domande poste dalla sfida dei cambiamenti climatici e delle soluzioni da porre in campo per limitare l’incremento della temperatura media globale entro 1,5°C, obiettivo riconosciuto dai negoziati conclusi a Glasgow, la scienza ha il ruolo determinante nel produrre la conoscenza determinante per informare i processi decisionali. Così, dalla COP26 emerge ancora di più la complessità del compito cui la ricerca è chiamata nell’ambito dello studio delle emissioni e del bilancio del carbonio. Lo studio dei sistemi complessi che riguardano i cambiamenti climatici, ha specificato Lucia Perugini, esperta del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) presso COP26, chiama i ricercatori a trovare una lingua comune in ambiti come, ad esempio, gli inventari di emissioni.

 

Sul tema dei dati ICOS rappresenta un punto decisamente avanzato della ricerca del nostro paese e non solo.  Capillarità del network – ha spiegato Dario Papale, Direttore dell’ICOS Ecosystem Thematic Centre e docente presso l’Università della Tuscia di Viterbo – consente un controllo continuo sullo stato dell’atmosfera, del mare e degli ecosistemi, un monitoraggio che produce dati di elevata qualità che sono il frutto di un lavoro di collaborazione internazionale che consente la produzione di sempre aggiornati dati multidisciplinari. Esempi concreti sulla misurazione delle emissioni sul territorio italiano hanno evidenziato non solo il trend di crescita delle emissioni di gas serra, ma anche la capacità di assorbimento in alcuni casi: informazioni puntuali su cui costruire le future strategie di intervento e di azione per adempiere agli impegni del Glasgow Climate Pact.

 

L’evento si è poi concluso con una animata tavola rotonda sul ruolo delle infrastrutture di ricerca e sul ruolo dei dati sulle emissioni nell’ambito delle politiche di mitigazione e di adattamento con i contributi di Gelsomina Pappalardo, Membro della delegazione italiana European Strategy Forum on Research Infrastructures, responsabile scientifico del laboratorio lidar e dell’osservatorio CIAO dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IMAA); Andrea Taramelli, Coordinatore del Forum Nazionale degli utenti Copernicus e membro della delegazione Nazionale presso lo User Forum europeo, Riccardo De Lauretis, Responsabile del Settore “Emissioni in atmosfera” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Gianluca Cocco, Coordinatore della Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni.

 

Le iniziative di ICOS Italia continuano con l’impegno di coinvolgere e informare la comunità scientifica italiana sulle sfide e le prospettive dei dati sulle emissioni e sugli assorbimenti di gas serra: il 27 e il 28 aprile 2022 la prima Conferenza di ICOS Italia sarà l’occasione per un nuovo approfondimento n tutti i protagonisti della scena nazionale.

 
Chiudi Popup
Seguici su Facebook