Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco: “la tecnologia deve essere uno alleato per monitorare l’efficienza della pubblica amministrazione”.
Milano – L’Amministrazione finanziaria accelera la propria corsa verso il digitale. Dal 3 giugno sono in arrivo le notifiche dal Fisco sull’App IO, al potenziamento degli algoritmi per la selezione dei controlli fiscali, l’obiettivo dichiarato è la riduzione del divario tra gettito teorico e reale. Eppure, in questa frenetica evoluzione tecnologica, rischia di restare in ombra un nodo fondamentale: la tecnologia necessita di essere anche al servizio della trasparenza.
L’uso di sistemi avanzati di analisi dati per contrastare l’evasione è una realtà consolidata, una scelta strategica, ma la struttura normativa che regola il rapporto tra Stato e contribuente ha bisogno di nuove logiche. Secondo Carlo Carmine, presidente dell’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, occorre un “cambio di prospettiva immediato”. L’intelligenza artificiale, per essere davvero efficace, deve diventare una leva bidirezionale. Se gli algoritmi sono in grado di analizzare volumi massicci di dati per individuare profili di rischio fiscale, la stessa tecnologia può essere impiegata per monitorare l’operato della pubblica amministrazione. Identificare i ritardi cronici nei pagamenti alle imprese, segnalare inefficienze procedurali e prevenire criticità che colpiscono le aziende sane sono necessità imprescindibili per tutelare il tessuto produttivo e che diventano automaticamente strumenti per evitare ad alcune imprese di incappare in situazioni potenzialmente critiche.
L’Osservatorio, che da anni lavora insieme ad operatori del settore per lo sviluppo di software basati su analisi dati per la gestione delle crisi aziendali, sta già muovendosi in questa direzione. “Apprezziamo l’efficientamento digitale messo in campo dal Governo, ma la tecnologia per essere davvero utile al suo scopo, non può essere una strada a senso unico”, osserva Carmine. “I nostri strumenti consentono oggi di analizzare posizioni debitorie complesse in pochi minuti, riducendo le incertezze e restituendo agli imprenditori una visione chiara. È questo l’approccio che chiediamo venga adottato anche nel dialogo con lo Stato“.
La modernizzazione del fisco non può dirsi compiuta senza una revisione di norme che, di fatto, penalizzano la liquidità e il diritto di difesa. Il superamento dei limiti rigidi alle compensazioni e la semplificazione delle procedure di ricorso contro estratti di ruolo prescritti sono passaggi necessari. L’invito alle istituzioni è chiaro: “la tecnologia è un alleato formidabile, ma la sua efficacia dipende dalla qualità del quadro normativo – conclude Carmine – solo con regole più snelle e un uso dell’intelligenza artificiale che tuteli anche l’imprenditore onesto, l’Italia potrà ambire a un sistema di giustizia tributaria finalmente all’altezza delle sfide europee.



