Dal palco del TEDx di Verona, Unexpected Italy – tech travel startup premiata all’Onu – lancia una riflessione critica sull’uso esclusivo dell’Intelligenza Artificiale nel turismo e introduce il concetto di “algoritmo umano” come alternativa concreta per contrastare l’overtourism. «Il 2026 sarà un anno decisivo per il futuro del turismo in Italia», spiega la founder Elisabetta Faggiana. «Affidarsi esclusivamente all’AI non basta. È necessario integrare la tecnologia con un sapere umano verificato»
Nel 2025 due parole hanno dominato il dibattito pubblico sul futuro del turismo: Intelligenza Artificiale e Overtourism. La prima celebrata come soluzione miracolosa, il secondo come una delle crisi più urgenti del nostro tempo. Ma cosa succede se affidiamo la cura di un sistema malato agli stessi dati che lo hanno fatto ammalare? È questa una delle domande che ha posto l’intervento di Elisabetta Faggiana, fondatrice di Unexpected Italy, sul palco del TEDx Countdown di Verona, dove ha acceso i riflettori su uno dei grandi limiti dell’Intelligenza Artificiale applicata al turismo, se lasciata sola a se stessa.
“L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche turistiche assenti o miopi, concentrate sulla promozione ripetuta di poche destinazioni iconiche”, spiega Faggiana. “Oggi l’AI viene spesso presentata come lo strumento capace di personalizzare il viaggio e redistribuire i flussi, ed il potenziale dell’AI in questo è immenso. Ma, se l’Intelligenza Artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio non è ridurre i flussi, ma amplificarli. In altre parole: un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto”.
Nel suo speech, Faggiana parte da una presa di coscienza personale maturata a Genova: ogni scelta di viaggio – dal luogo in cui dormiamo a dove mangiamo, da cosa acquistiamo a come ci comportiamo – non incide solo sulla qualità della nostra esperienza, ma contribuisce a modellare profondamente i territori che attraversiamo. Scelte apparentemente individuali che, sommate, producono effetti concreti sulle comunità locali, favorendo spesso la chiusura di attività storiche e artigianali, sostituite da esercizi standardizzati pensati esclusivamente per il consumo turistico.
Una responsabilità spesso invisibile, ma concreta. “Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando” dice Faggiana, “e questo voto andrà ad impattare direttamente sulle comunità che andremo a visitare: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. Il nostro è un invito a comprendere come l’overtourism non si argina solo “dall’alto”, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti”.
I numeri, più di molte dichiarazioni, restituiscono il senso di urgenza che attraversa il dibattito sul turismo contemporaneo. Durante l’intervento vengono richiamati dati che delineano un quadro critico e difficilmente eludibile. Il settore turistico, nel suo complesso, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, un peso ambientale che cresce di pari passo con l’aumento dei flussi e della mobilità internazionale. A colpire è anche l’impatto delle grandi navi da crociera: una sola imbarcazione è in grado di produrre, in un solo giorno, una quantità di polveri sottili equivalente a quella generata da un milione di automobili, oltre a emettere fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Non sorprende, allora, che proprio il traffico crocieristico sia responsabile circa del 25% dei rifiuti presenti nei nostri mari. Sul piano sociale e urbano, il sovraffollamento assume contorni altrettanto allarmanti. A Firenze si contano mediamente 25 turisti per ogni residente, a Venezia il rapporto sale a 47, mentre a Bolzano raggiunge quota 69. Dati che raccontano città sempre più sbilanciate, in cui la presenza turistica rischia di erodere la vita quotidiana, i servizi e l’identità stessa dei luoghi. Numeri che, da soli, basterebbero a imporre un cambio di paradigma e a interrogarsi su quale modello di viaggio e di accoglienza si voglia davvero sostenere.
Il momento più simbolico dello speech di Faggiana arriva con una metafora: l’Italia come una grande biblioteca. Sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge iconiche, mete iper-promosse. Libri con pagine consumate, annotate, a volte strappate. Sul palco, Faggiana compie un gesto forte: strappa una pagina da un libro intitolato “Italia”. Un atto volutamente disturbante, che solleva una domanda scomoda: perché ci inorridiamo davanti a un libro strappato, ma restiamo immobili mentre le nostre città e comunità subiscono strappi ben più profondi ogni giorno? L’invito è chiaro: alzare lo sguardo, addentrarsi nella biblioteca, scegliere il libro giusto per sé, non quello che leggono tutti.
“Da qui nasce il concetto chiave del talk: l’algoritmo umano”, conclude Faggiana. “Un sistema che utilizza la tecnologia, sì, ma che mette la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro. Unexpected Italy sta infatti sviluppando e testando un modello che combina due fattori chiave. Da un lato un software di screening sottoposto a business locali che spaziano dall’artigianato, al settore ricettivo, ai produttori locali e ristorativi, basato su impatto sociale, ambientale, identità e qualità dell’ospitalità, dall’altro un sistema di messa a terra del sapere locale verificato. Solo esperti e professionisti possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, sulla base di conoscenze reali e professionali, costruendo così comunità locali verificate di professionisti, capaci di tradurre il sapere territoriale in indicazioni concrete e affidabili. Ed è qui che l’intelligenza artificiale può dare il suo meglio, costruendo itinerari e suggerimenti personalizzati, basati su dati verificati e profilati. Un approccio che non punta a “spostare masse”, ma a portare le persone giuste nei luoghi giusti, nel rispetto della loro fragilità”.
SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI UNEXPECTED ITALY
Elisabetta Faggiana, vicentina e CEO di Unexpected Italy, assieme al barlettano Savio Losito da anni lavorano da nomadi digitali, girando l’Italia per sviluppare Unexpected Italy, il loro progetto traveltech che ha come obiettivo offrire un’esperienza turistica che faccia sentire “locali” i viaggiatori. È una “Lonely Planet” 3.0 geolocalizzata e targetizzata, nella quale il viaggiatore ha accesso ad itinerari digitali che permettono di personalizzare il viaggio entrando in contatto diretto con posti unici e locali. Ad oggi, girando fisicamente luogo per luogo, conoscendo ogni singola persona e realtà, hanno mappato 12 aree territoriali italiane: Barletta, Firenze, Genova, Macerata, Matera, Milano, Modena, Roma, Torino, Valle d’Itria, Venezia e Vicenza; adesso stanno lavorando sulla guida segreta di Maranello, ma molti altri progetti sono pronti a decollare. Dentro l’app di Unexpected Italy sono infatti analizzati centinaia di luoghi “segreti”, ma anche di artigiani che accolgono i turisti, bed and breakfast e boutique hotel dove è come vivere a casa e ristoranti che fanno della qualità un mantra. L’elenco completo è sulla loro App, disponibile negli store. Il ruolo della startup ha avuto eco nel Regno Unito, sulle colonne del “The Guardian”, che segue i due fondatori da quando divennero celebri per il loro racconto della “Londra inaspettata” con la loro prima società “Unexpected London”. Le due pagine pubblicate sul giornale inglese hanno acceso il dibattito in Italia, in pochi giorni decine di decine di migliaia di persone hanno scaricato l’App. La startup si è presentata anche all’ONU: a giugno dello scorso anno ha partecipato al Geneve/Fribourg Entrepreneurship Forum presso il Palazzo delle Nazioni dell’ONU per un discorso contro l’overtorism. L’ultimo appuntamento a cui hanno partecipato è stato il Tedx Verona, il cui video integrale è disponibile ora on line.

