Se la vicenda di Eluana può richiamare un paragone tra Davide e Golia, non è certamente Beppino Englaro Davide. Per il quasi univoco schieramento espresso da mass media, opinion leader e  intellettuali, chi si può sentire dalla parte degli indifesi e di combattere contro i mulini a vento sono proprio coloro che operano nel settore, le associazioni che si battono incessantemente accanto alle famiglie che vivono situazioni analoghe di pazienti in stato vegetativo.
Incredibilmente sta venendo fuori la “medicina del rifiuto” come si evince  oggi dall’articolo di Umberto Veronesi su “La Repubblica”: Non più una medicina che va vista con fiducia e rispetto delle cura, nella condivisione medico/famiglia per l’interesse del paziente, ma un clima di ostilità e diffidenza verso il medico e gli operatori. Prima di sapere come essere curato mi attrezzo e mi difendo contro un nemico…Sembra che secoli di storia, conquiste tecnologiche e ricerche effettuate non servano più a niente. L’unica parola, l’unico motto oggi possibile verso il quale tutti siamo immolati è: “autodeterminazione” anche per chi non ha coscienza e non può esprimere direttamente il proprio parere. Si parla e si dicono cose dure e che hanno ricadute su migliaia di pazienti e famiglie, poi nello scrivere si è molto più sobri e accondiscendenti. E’ il caso di Ignazio Marino che proprio ieri, sempre su La Repubblica, poneva il dubbio della certezza e rifletteva sul rapporto medico paziente e sulla “convergenza di intenti con la famiglia e gli ammalati”.  Forse un pentimento tardivo? Ma come si può avere convergenza di intenti se lui stesso sostiene in tutte le sedi, con accanimento, che nutrizione ed idratazione sono terapie, contro le convinzioni di molti medici del settore, le associazioni e migliaia di famiglie che hanno pazienti in condizioni simili ed hanno bisogno del nutrimento artificiale per sopravvivere?
Ma la vicenda di Eluana pone in evidenza un altro aspetto: come i giornali ed i mass media affrontano la comunicazione sul coma. Troppo, molto spesso, si pubblicano e si diramano informazioni non esatte, affermazioni lesive di ricerche mediche e situazioni ormai acclarate. Le affermazioni del primario di Udine: “Eluana è morta 17 anni fa” è soltanto uno degli ultimi casi. Per questo, anche come giornalista professionista appartenente alla categoria, ho scritto al presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Lorenzo del Boca,  perché apra una riflessione, regolamenti se possibile,  e tenga conto di una carta degli impegni “Comunicare il coma” che anni fa abbiamo definito con l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, l’Università degli Studi di Bologna, il Segretariato Sociale della Rai e la Rete Italiana Città Sane con la consulenza di un gruppo di familiari che vivono il problema.
 
Fulvio De Nigris
Direttore Centro Studi per la Ricerca sul Coma
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