Luigi De Falco: “La prima versione della Ribot è dedicata alla Memoria di Franco Ambrosio, il re del grano”

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Ribot_FA_De_FalcoQuesta è una storia d’altri tempi, una storia analogica in un mondo digitale. La storia di un’amicizia nata per caso alla fine anni ’90 tra un imprenditore che aveva scalato tutte le vette per poi cadere in disgrazia, Franco Ambrosio, l’ex re del grano, mille miliardi di lire di fatturato e sedi in tutto il mondo prima del crack della Italgrani, e un giovane imprenditore, Luigi De Falco, oggi Presidente del Gruppo H2biz ed editore della testata Outsider News, all’epoca 22enne con tanta voglia di emergere.

Quarantaquattro anni di differenza, tutti e due napoletani, Ambrosio originario di Ottaviano. Si incontrano per caso nel 1999 in un bar di Gianturco alla periferia di Napoli, dove Ambrosio ha i suoi uffici e De Falco ne sta cercando uno per lanciare la sua prima azienda.
Il giovane De Falco lo riconosce, sa chi è Ambrosio e sa che è in corso di fallimento (poi dichiarato nell’ottobre del 1999), si avvicina, lo saluta e tenta di offrirgli un caffè. E a quel punto parte la solita parapiglia tra napoletani per chi deve pagare il caffè, i napoletani si sa ci tengono a offrire il caffè, è un gesto di galanteria tutto partenopeo. Alla fine Ambrosio cede e i due cominciano a parlare della Italgrani, della situazione politica e forse anche del meteo. I due si scrutano, si annusano, si piacciono e alla fine Ambrosio invita De Falco a venirlo a trovare in ufficio. Il giovanotto non se lo fa dire due volte e dopo pochi giorni è già in ufficio da Ambrosio. A De Falco non manca la faccia tosta e subito si propone di collaborare con lui senza compenso, solo per imparare il mestiere. Sulle prime Ambrosio è dubbioso, è in corso la procedura di fallimento della Italgrani, è già stato in prigione altre volte, anche per Tangentopoli, ha tante grane da risolvere, ma alla fine, come per il caffè, cede. Comincia un rapporto che diventa un’amicizia senza scopo di lucro, Ambrosio non ha nulla da dare a De Falco e De Falco non si sognerebbe mai di chiedergli nulla. Ascolta e impara da quel vecchio imprenditore che ha costruito un impero per poi distruggerlo. Lo accompagna in Tribunale, lo ascolta mentre parla degli anni d’oro sui mercati internazionali dei cereali e anche dei giorni in prigione, assorbe come una spugna.

Il rapporto di questa “strana coppia” dura otto mesi, poi Ambrosio all’inizio del 2000 si ritira nella sua villa della Gaiola, dove sarà assassinato insieme alla moglie durante una rapina il 15 aprile del 2009. I due non si incontrano più, si sentono al telefono, si fanno gli auguri per Natale, Ambrosio ormai vive in ritiro a Posillipo.

Sembrerebbe finita qui e, invece, come in ogni storia analogica che si rispetti, 18 anni dopo Luigi De Falco decide di rendere omaggio a quell’imprenditore che gli ha insegnato tanto: gli dedica la prima versione della Ribot, l’autovettura sportiva che De Falco porterà sul mercato entro il 2017 col marchio GIANO Automobili.
Ribot F.A. (Ribot, il nome del leggendario cavallo da corsa italiano, e F.A. per Franco Ambrosio) questo sarà il nome ufficiale della vettura. Ambrosio  era un grande appassionato di motori, tra i vari business che ha gestito ha posseduto anche un team di F1, la Shadow Racing Cars (poi diventata Arrows).

Abbiamo chiesto a Luigi De Falco di parlarci di Ambrosio e della scelta di dedicargli la sua prima autovettura: “Devo tanto a Franco Ambrosio, soprattutto dal punto di vista umano. Mi ha insegnato a capire le persone, che poi è la dote più importante che deve avere un imprenditore perché le aziende sono fatte di persone. Quei mesi con Franco sono stati una palestra di vita, nessun master avrebbe potuto insegnarmi quello che mi ha insegnato Franco. Io lo ascoltavo, non sempre condividevo, ma ascoltavo e cercavo di imparare da un uomo che si è spinto sempre al limite, in ogni cosa. Era un uomo sanguigno con un grande fiuto per gli affari e sapeva pensare in grande. Ha fatto degli errori, ma li ha pagati tutti, è stato in prigione diverse volte, ha pagato il suo debito con la giustizia, ed è morto insieme alla moglie in un modo tragico, assassinato a casa sua durante una rapina. Quelli come e Franco che hanno fatto la gavetta e si sono costruiti da soli sanno che in ognuno di noi c’è una parte bianca e una nera, difficili da separare, e sanno che a volte la parte nera prende il sopravvento per tanti motivi, spesso contingenti.
La Ribot è dedicata alla parte bianca di Franco Ambrosio, una parte che la gente non conosce ma che io ho avuto la fortuna di toccare con mano
”.

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