Unione Mediterranea critica l’agenda Monti: “il Sud non c’è e quello che c’è è sbagliato”

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I meridionalisti di Unione Mediterranea, hanno letto il documento relativo all’agenda Monti e ne criticano i contenuti con una lettera aperta all’ex-premier.  “Di Mezzogiorno – scrive il coordinatore di UM Marco Esposito – si parla con tesi fuorvianti. Monti addirittura intima ai meridionali di tacere. UM invita a correggere tali affermazioni”.

Quelli di Unione Mediterranea, mettono infatti sotto accusa il passo dell’Agenda in cui Monti scrive: “Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch’esse finanziate dal contribuente italiano”.

Secondo Esposito, “Monti sa che il Sud non riesce a spendere i fondi europei a causa dei vincoli rigidi del patto di stabilità, vincoli imposti dal suo e dal precedente governo; ma fa finta di dimenticarlo e ci intima di tacere sui diritti sociali, di non chiedere i fondi nazionali per asili, ospedali, trasporti locali. Forse ritiene che al Sud siamo abituati a servizi inefficienti e tra un ospedale scadente e uno chiuso non noteremmo la differenza”. 

Ecco la Lettera scritta da Unione Mediterranea movimento fondato lo scorso 24 novembre. Presidente di UM è Antonio Ciano e portavoce Lino Patruno.

L’agenda senza Mezzogiorno

lettera aperta al senatore Monti

di Marco Esposito – coordinatore di Unione Mediterranea

Gentile senatore,
lo dico subito: delle frasi di circostanza sullo sviluppo del Mezzogiorno a noi di Unione Mediterranea non importa affatto. Anzi La ringrazio di non aver inserito nella sua Agenda un capitolo sul Sud inutilmente retorico. Tuttavia di Mezzogiorno nella Sua Agenda ne parla con tesi fuorvianti. Lei addirittura intima ai meridionali di tacere. Con affermazioni che La invito a correggere. 

Leggiamo insieme, prima il Suo testo. 

“Lo spreco dei fondi strutturali dell’Unione europea, un’occasione unica di investimento per la crescita nelle regioni del nostro Mezzogiorno, è uno scandalo che il nostro Paese non può più permettersi. Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch’esse finanziate dal contribuente italiano”.

E ora rileggiamo, frase per frase.

Lo spreco dei fondi strutturali dell’Unione europea

Lei parte da un’affermazione forte: i soldi per il Mezzogiorno vengono sprecati, cioè spesi male. Lo spreco è l’utilizzo di una risorsa con esiti minimi. Ma per i fondi europei la situazione è diversa: i dati sul ciclo di finanziamenti 2007-2013 certificano la difficoltà a spendere: difficoltà che è sia degli Enti locali, sia dei Ministeri. Sono i vincoli finanziari (patto di stabilità) imposti dal Suo e dal precedente governo a ostacolare l’utilizzo dei fondi Ue.

un’occasione unica di investimento per la crescita nelle regioni del nostro Mezzogiorno

Intanto l’occasione non dovrebbe essere “unica”: la Costituzione all’articolo 119 prevede che lo Stato italiano si impegni per la crescita delle aree deboli, tuttavia in base agli ultimi dati disponibili (2011) gli investimenti statali al Sud sono meno del 20% del totale Italia, a fronte di un 34% di popolazione e di un 24% di imposte pagate. Si raccolgono tasse al Sud e si investe al Centronord.

è uno scandalo che il nostro Paese non può più permettersi 

Il vero scandalo è il blocco della spesa per investimenti, sia da parte degli Enti locali del Sud, sia da parte dei progetti curati dal Governo. Inoltre la Sua frase contiene in sé un elemento di minaccia (“non può più”) che viene reso esplicito al punto successivo.

Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch’esse finanziate dal contribuente italiano.

Perché tale espressione sia compresa nella sua gravità mi permetto di tradurla: “Il Sud non può chiedere allo Stato i soldi che pure spettano per scuole, ospedali, trasporti finché non spende i fondi europei. E’ vero che con il patto di stabilità si è frenata la spesa dei soldi europei, ma il patto serviva e evitare provvedimenti fiscali di altra natura, che irritassero i contribuenti ricchi, i quali sono quasi tutti del Nord e preferiscono far pagare il prezzo della crisi al Mezzogiorno”. 

In altre parole visto che il Sud non riesce a spendere i fondi europei (a causa del patto di stabilità, ma questo fa finta di dimenticarlo) ci intima di tacere. Di non chiedere i fondi nazionali per asili, ospedali, trasporti locali. Forse Lei ritiene che al Sud siamo abituati a servizi sociali inefficienti e tra un ospedale scadente e uno chiuso non noteremmo troppo la differenza.

Nella sua Agenda non considera il dualismo dell’Italia. Quando parla di emigrazione si riferisce agli italiani che vanno all’estero e non accenna ai meridionali che si spostano al Nord. Quando parla di disoccupazione o di occupazione femminile fornisce il dato medio nazionale che appiattisce le differenze territoriali. Quando parla di federalismo fiscale usa gli aggettivi generici “responsabile e solidale” senza accennare al fatto che il Fondo sperimentale di riequilibrio (cioè la solidarietà) è stato tagliato proprio dal suo governo nel 2012 ed è stato azzerato, almeno per i Comuni, a partire dal 2013. La Sua Agenda si chiude con il paragrafo della lotta alla Mafia. E qui, va riconosciuto, affronta il tema in modo diretto, con proposte come l’introduzione del reato di autoriciclaggio. Almeno su questo è possibile un’azione comune con chi, come noi, fa dell’antimafia azione militante. Per il resto Unione Mediterranea darà battaglia: il Mezzogiorno è molto diverso da quello che Lei ritiene.

Cordiali saluti.

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