PENSIONI, L’ACCORDO C’E’

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\"\"E’ vero, can che abbaia non morde. Ma Guglielmo Epifani non ha gradito la pubblicazione ad orologeria degli studi dei tecnici della Ragioneria dello Stato e di quelli dell’Inps, che prevedono un costo di 10 miliardi in dieci anni per compensare l’abolizione dello scalone Maroni.
 
Fa la voce grossa, annuncia che il sindacato vuole arrivare ad un accordo, ma non sarà remissivo. Smorza i facili entusiasmi e avverte che: “Così si comincia malissimo”, facendo intuire che la “non stop” tra Governo e sindacati sulle pensioni, che comincia oggi, sarà lunga e che dopo l’incontro della scorsa settimana, non si è affatto a metà dell’opera.
 
Il segretario della Cgil, in sintonia più col ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che con quello dell’Economia, aggiunge che non c’è da farsi illusioni. Se davvero si vuol trovare una via d’uscita, come tutti auspicano, ognuno segua il ruolo in copione: “Una parte dei costi la troveremo nel sistema previdenziale, ma l’altra parte la dovrà mettere il Governo. Da questo passaggio non si sfugge”.
 
Il salto di tre anni in una sola notte fa paura a tutti. Ma le modalità per attenuarne l’impatto sono i veri scogli su cui rischia di infrangersi l’intera trattativa. Questa volta non sono consentite distrazioni. Sia Governo che sindacati, al di là dei tatticismi da negoziato, faranno bene a richiamarsi al senso di responsabilità che il Paese attende di vedere all’opera. Ripicche, difesa di rendite di posizione, personalismi e miopia di vedute sarà meglio lasciarle fuori dal conclave. Vale per le intemperanze di Epifani, Bonanni e Angeletti, ma anche per le furbizie e i bizantinismi governativi di Padoa-Schioppa e Romano Prodi.
 
Non un accordo “a tutti i costi”, ma un accordo “a costo di tutto”. Altrimenti, come ha detto il ministro Damiano: “Il rischio è di entrare in una fase difficile e critica per il Paese”. E questo il centrosinistra non può proprio permetterselo. A confortare gli animi ci pensa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta: “Il governo è determinato a chiudere la partita pensioni entro i tempi del varo del Dpef. Sono in gioco le aspettative di milioni di persone. Vogliamo che l’accordo arrivi”. Ed ha aggiunto con forza: “Sono convinto che la possiamo chiudere” (mentre sotto il tavolo incrociava le dita).
 di Antonio V. Gelormini

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