L’importanza di educare al dono

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La maggior parte di quello che siamo da adulti, i nostri gusti, i nostri comportamenti, spesso anche la base stessa del nostro pensiero, è frutto dell’esperienze che la vita ci propone ma soprattutto è frutto dell’educazione che riceviamo nell’età in cui siamo più vulnerabili e, per così dire, plasmabili: l’età scolare. È in età scolare che iniziamo a rapportarci agli altri e ad interagire col mondo che ci circonda effettuando delle scelte. La scuola, che ci prepara dal punto di vista culturale, è l’ambito maggiore nel quale il nostro essere adulti incomincia il suo divenire.

Nelle primissime pagine del suo libro, Dare di più, Bill Clinton scrive “Da adolescente svolsi, come tutti, lavoro volontario associato alle attività scolastiche e di sostegno ai bisognosi a Natale o il giorno del Ringraziamento.” La cosa che, secondo me, colpisce di questa affermazione è la naturalezza di quel “come tutti”. È naturale, negli Stati Uniti d’America, educare i propri ragazzi al dono. È naturale e, permettetemi, anche “furbo” per una nazione che fonda molte delle sue attività (dai pompieri, alle università, alla partecipazione politica) sulla cultura del dono.

Da amministratore prima (in qualità di assessore con delega alle politiche giovanili) e da fundraiser poi mi chiedo: è così impensabile attivare anche nelle nostre scuole percorsi obbligatori di educazione al dono? Abituare i ragazzi a donare parte del proprio tempo e del loro impegno ad attività di volontariato e di raccolta fondi, ne sono certa, genererebbe adulti più propensi ad una partecipazione più wikicratica alla vita delle proprie comunità.

Non solo. In questo modo scaturirebbero naturalmente programmi e piani di fundraising per le stesse istituzioni scolastiche che tanto soffrono della mancanza di sostentamento pubblico. E forse proprio questo mi sentirei di dire, se ne avessi l’occasione, al nostro Ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che ha finalmente parlato di fundraising per le scuole: non sarebbe meglio e soprattutto più efficace parlare della istituzione nelle scuole di programmi di educazione al dono?

 

di Valeria Romanelli

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