ANCE: 1000 IMPRESE EDILI HANNO CHIUSO IN PUGLIA

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Lecce – « Un nuovo rapporto tra attori pubblici e privati per favorire lo sviluppo del territorio e la rigenerazione urbana, la definizione di un percorso virtuoso nel quale possano crearsi opportunità di lavoro per le imprese che devono diventare protagoniste di un’azione di sistema che insieme a Regioni e Comuni, nell’individuare interventi strategici per il rilancio dell’economia e della competitività».

Sono queste alcune delle proposte avanzate da Salvatore Matarrese, presidente ANCE Puglia,  nel corso del convegno annuale dei costruttori pugliesi “Investimento pubblico e privato per la rigenerazione urbana e lo sviluppo del territorio” tenutosi oggi a Lecce.

All’incontro, al quale hanno preso parte tutti i soggetti coinvolti nello sviluppo del territorio – Governo, Regioni, Comuni, Cassa Depositi e Prestiti – i costruttori edili pugliesi hanno manifestato la volontà di reagire in modo propositivo a una delle fasi più critiche della storia economica del Paese confrontandosi su un tema spinoso ma decisivo per il rilancio del sistema paese, il nuovo rapporto tra pubblico e privato.

«L’aspetto più grave dell’attuale crisi economica – ha sottolineato l’economista Gianfranco Viesti presentando i drammatici numeri sulla crisi in atto – è il possibile permanere nel tempo di bassi livelli di attività, alta disoccupazione, bassa fiducia e spesa delle famiglie. Misure di stimolo sono indispensabili, compatibilmente con le risorse disponibili. Opere pubbliche come scuole, raccordi, snodi metropolitani, ospedali e centri territoriali sono allo stesso tempo utili nel merito e potenti come stimolo».

Anche il settore delle costruzioni ha denunciato una situazione economica allarmante. Duecentomila sono i posti di lavoro persi a livello nazionale e ventimila nella sola regione Puglia, dove mille sono invece le imprese di costruzioni che, tra il secondo semestre del 2009 e il primo del 2010, hanno cessato la propria attività. Lento risulta essere lo stato di avanzamento dei Fondi strutturali per il periodo 2007 -201: a fine agosto 2010 le regioni del Mezzogiorno avevano impiegato solo il 17% delle risorse europee a disposizione. Le imprese segnalano problemi di liquidità determinati dai ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, dovuti soprattutto ai vincoli del Patto di Stabilità.

«Quasi il 50% delle imprese – ha precisato Antonio Gennari, direttore del Centro Studi ANCE – denuncia rilevanti aumenti dei ritardi nei pagamenti rispetto al 2009 e un’impresa su sette segnala ritardi superiori a un anno e mezzo. Drammatici saranno poi gli effetti della manovra finanziaria d’estate su pagamenti e investimenti degli enti locali: solo in Puglia sono previsti ulteriori blocchi nei pagamenti rispetto al 2010 per 154 milioni di euro nel 2011 e per 221 nel 2012».

«È inevitabile – ha aggiunto Salvatore Matarrese, presidente regionale e coordinatore del Consiglio delle Regioni di ANCE – che la carenza di risorse dello Stato e il fabbisogno crescente di risorse per la collettività aprano le porte agli investimenti privati nell’ambito di un nuovo rapporto con la pubblica amministrazione. Occorre che le leggi, le procedure attuative e la nostra politica incoraggino gli attori privati senza frapporre ostacoli e adempimenti multipli ma garantendo tempi di attuazione compatibili con la necessità di ritorno economico degli investimenti».

Occorre che le città diventino collaborative, non solo in termini di cooperazione tra pubblico e privato ma anche in termini di interazione continua e strutturata tra istituzioni, comunità, mondo accademico, organizzazioni non governative, città e autorità regionali. «La nostra regione – ha continuato Matarresepotrebbe diventare un laboratorio per l’innovazione della pubblica amministrazione, improntato su un nuovo rapporto pubblico/privato».

Paradossalmente molte regioni non sono nelle condizioni di spendere considerevoli risorse europee per non violare il Patto di Stabilità. «È indifferibile – ha affermato Matarreseuna riforma strutturale del Patto di Stabilità; una soluzione percorribile è quella proposta dalla regione Puglia con la cosiddetta “nettizzazione” dei Fondi Europei: escludere dai vincoli del Patto di Stabilità le spese di co-finanziamento statale e regionale dei Fondi Europei».

Uno dei punti chiave della strategia di riqualificazione e rigenerazione urbana è certamente quello dell’housins sociale. Secondo Matarrese «l’housing sociale rappresenta una priorità sociale e un’opportunità e quindi occorre ragionare su alcuni presupposti, tra i quali la riduzione del costo delle aree e delle lungaggini delle procedure urbanistiche, il ricorso a un meccanismo di premialità volumetrica alternativo al finanziamento monetario in questo mix tra edilizia residenziale libera ed edilizia a canoni accessibili con patto di riscatto. La legge 133/2008 ha rivisitato il concetto di housing sociale creando le condizioni per l’ingresso della finanza immobiliare realizzare case a canone accessibile per le categorie emergenti quali le giovani coppie, gli immigrati, le famiglie del ceto medio. La stessa legge ha assegnato 400 milioni di euro alla Cassa Depositi e Prestiti per costituire un sistema integrato di fondi di investimento nel territorio offerto ai privati. E’ un’occasione che il nostro sistema regionale deve cogliere».

Questo processo di rinnovamento deve necessariamente coinvolgere anche le banche, che ad oggi ricoprono un ruolo marginale nella pianificazione degli investimenti immobiliari. «Finora le banche – ha concluso Matarrese –  hanno accompagnato le strategie aziendali di investimento nella logica delle garanzie reali: ci aspettiamo che, invece, entrino nel modello di business in una logica di investimenti di interesse regionale e di ritorno economico. Occorre pensare a soluzioni operative immediate: tra queste un intervento coordinato con Cassa Depositi e Prestiti, pubbliche amministrazioni e privati con procedure approvative semplificate per risolvere l’emergenza sociale delle case a costo accessibile».

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