IL FIORETTO DI SARKOZY

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\"\"E’ tardivo l’asse Londra-Mosca-Pechino, che sulla nomina del nuovo presidente del Fondo Monetario Internazionale vorrebbe mettere in discussione la candidatura di Dominique Staruss-Kahn, fortemente voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy.
 
Lo è per una serie di ragioni pratiche, per qualche motivo di carattere storico e per la manifesta debolezza di una proposta alternativa, priva di lungimiranza strategica, di prestigio personale e dell’influenza politica necessaria a sostenerla.
 
Sin dalla loro istituzione, nel 1945 come corollario agli accordi di Bretton Woods, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sono guidate da presidenti indicati dai Paesi che maggiormente contribuiscono al loro finanziamento. La prassi registra che siano gli Stati Uniti ad indicare quello della Banca Mondiale, mentre per il FMI è tradizione che la guida sia europea. Avendo nominato da qualche mese Bob Zoellick, quale successore di Paul Wolfowitz, tocca ora al vecchio continente dar corpo all’altra figura istituzionale.
 
Con l’indicazione di Strauss-Khan, Nicolas Sarkozy ha giocato d’anticipo sui suoi colleghi europei. Primo fra tutti Vladimir Putin, che nonostante sia un peso piuma, nel cosiddetto azionariato del FMI, cerca la sponda inglese e la spinta cinese per provare ad accrescerne l’incidenza specifica. Nel contempo, paga un debito di riconoscenza, per il sostegno ottenuto in campagna elettorale, da uno degli esponenti di spicco dei socialisti francesi (tra l’altro non l’unico). E crea le premesse di un contro-canto, poco importa se non altrettanto qualificato, alla politica non condivisa di Jean Claude Trichet della Bce.
 
Gli intenti insidiosi del fronte anglo-orientale avrebbero potuto avere buone speranze di successo, se avessero puntato a tempo debito su una candidatura di prestigio come Mario Monti. L’italiano più rispettato e temuto in Europa e nel mondo. Ma il Presidente francese ha beffato tutti. Accogliendolo nella Commissione Attali, ha sgombrato la strada a Strass-Khan. Lo ha sottratto all’abbraccio avversario e lo ha annoverato tra i nomi prestigiosi della nuova corte di Francia.
 
A Putin, Gordon Brown e quant’altri volessero ancora tenere accesa una speranza diversa, sul futuro segnato alla presidenza del FMI, non resta che provare con un altro nome in apparenza impossibile. Tommaso Padoa Schioppa. Sarebbe una scossa anche per Piero Fassino e per il suo sogno nel cassetto di tornare al governo.
di Antonio V.Gelormini

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