LO SGUARDO DELLE DONNE NEL TEATRO CLASSICO E… OCCHIO A PINOCCHIO

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Il punto di vista delle donne, in spagnolo “La mirada de las mujeres” è il titolo dell’ennesimo contributo di studi appulo iberici sul teatro e la società nell’antichità classica, realizzati da una coppia di curatori estremamente prolifica. Si tratta dei professori Francesco De Martino e Carmen Morenilla, rispettivamente ordinario di letteratura greca presso l’Università di Foggia e “cattedratica” di filologia ellenica nell’ateneo di Valencia.

Il volume, “La mirada de las mujeres”, appunto, pubblicato a settembre dagli editori baresi Levante (590 pagine, 65 euro), raccoglie numerosi contributi di svariati autori italiani e spagnoli sul ruolo femminile nella drammaturgia e commediografia greca e latina.

Se il lavoro precedente di De Martino e Morenilla si soffermava sulla rappresentazione della donna davanti alla guerra ed alla violenza, tocca ora alla prospettiva delle donne, al modo in cui si pongono davanti alla realtà – storica, sociale attuale – sempre sulle scene del teatro classico. Si tratta di indagare anche su come l’antichità abbia influenzato autori ed opere di epoche successive, in settori diversi dello spettacolo, dalle tragedie di Ibsen alla grande lirica di Wagner.

Chiudono il volume i contributi di quattro professionisti dell’arte scenica, l’attore Chema Cardeña e le primedonne delle scene spagnole Begoña Sanchez, Isabel Tortajada e Amparo Vaja. Queste ultime riflettono in particolare sui problemi affrontati nel portare sul palcoscenico grandi eroine classiche e sulle soluzioni sperimentate nell’esperienza personale di lavoro.

Tra le novità Levante anche “ Gli eroi di carta. Da Gian Burrasca a Pinco Pallino”, di Daniele Giancane, 268 pagine, 24 euro. Riunisce saggi già pubblicati ed altri apparsi solo in riviste specialistiche (Pagine giovani, Studium Educationis), monografie che affrontano “luoghi tipici” della scrittura per l’infanzia di ogni tempo.

Spazio ad “analisi sul mondo caleidoscopico dei fratelli Grimm e sul malinconico atteggiamento di Andersen verso l’esistenza. A studi su classici come Pinocchio, tra psicanalisi e pedagogia e ricerche sulla sterminata produzione letteraria per l’infanzia di Giuseppe Fanciulli. A riflessioni sull’umorismo sociale in Gianni Rodari e sulla scrittura come impegno per un mondo più giusto di Alberto Manzi. Infine, uno scritto sull’opera dimenticata di Mario Pompei e sul discolo Gian Burrasca”.

Una galleria di scrittori e di libri, un volume di contenuto pedagogico diretto a specialisti del settore e studenti universitari, ma che può coinvolgere la scuola e quanti “s’interessano a quella letteratura di confine che è la letteratura per l’infanzia”.

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