3BMETEO: “El Niño: sarà super? Avrà davvero effetti in Europa e in Italia? Facciamo chiarezza”

Editoriali

Francesco Nucera 3bmeteo.com: “elevate probabilità di sviluppo di El Nino entro la prossima estate, ma gli effetti sull’Europa sono molto diversi da quelli sul Pacifico

El Niño sta sviluppandosi, le proiezioni L’Organizzazione Meteorologica Mondiale stima una probabilità dell’80% che El Niño si sviluppi tra giugno e agosto 2026, con probabilità molto elevate che il fenomeno prosegua almeno fino all’autunno/inizio inverno. Resta invece più incerta l’intensità che l’evento potrà raggiungere; le proiezioni sono orientate verso un El Niño almeno moderato, con un segnale medio che tende verso un evento forte. Resta però incertezza tra i modelli, quindi l’intensità finale non è ancora definita.

Alcuni indicatori mostrano una notevole quantità di calore accumulato nel Pacifico equatoriale, con anomalie molto elevate anche sotto la superficie oceanica. “Sarà però la risposta dell’atmosfera nei prossimi mesi a determinare se El Niño rimarrà moderato o se potrà evolvere verso un evento particolarmente intenso” – spiega Francesco Nucera, meteorologo di 3Bmeteo.com. “Al momento è possibile discutere l’ipotesi di un El Niño forte, ma è ancora troppo presto per stabilire se possa raggiungere l’intensità dei grandi eventi storici del 1982-83, 1997-98 o 2015-16.”

Ma cosa significa tutto questo per l’Europa? El Niño è la fase calda dell’ENSO, cioè El Niño-Southern Oscillation, un fenomeno climatico che nasce nel Pacifico tropicale e che può influenzare la circolazione atmosferica su scala planetaria. In alcune regioni del mondo i suoi effetti sono piuttosto evidenti, mentre in Europa il legame è generalmente più debole, più indiretto e mediato dalle cosiddette teleconnessioni atmosferiche.

Uno degli effetti più noti di El Niño riguarda la temperatura media globale” – prosegue Nucera. “Quando il fenomeno raggiunge una certa intensità, parte del calore accumulato nell’oceano viene trasferito più efficacemente all’atmosfera, contribuendo ad aumentare la temperatura media del pianeta. Per questo motivo gli anni caratterizzati da un El Niño moderato o forte tendono spesso a collocarsi tra i più caldi mai osservati.” El Niño, quindi, non è la causa del riscaldamento globale, ma può amplificare temporaneamente una tendenza al riscaldamento già in atto.

Attenzione però: questo non significa caldo ovunque e nello stesso momento. Possiamo immaginarlo come un aumento della temperatura media di una casa, alcune stanze si scaldano molto, altre poco, mentre alcune possono persino raffreddarsi se cambia la circolazione dell’aria.

E in Europa? Non esiste infatti una regola diretta secondo cui la presenza di El Niño debba necessariamente tradursi in un’estate molto calda in Europa, e quindi anche in Italia. “Le estati europee possono risultare molto calde anche in assenza di El Niño, perché le ondate di calore dipendono soprattutto dalle configurazioni atmosferiche che si instaurano tra Atlantico, Europa e Mediterraneo. Inoltre, gli effetti de El Niño sul nostro continente tendono a essere più evidenti tra autunno e inverno piuttosto che durante l’estate. Anche in questi casi, però, si parla di influenze probabilistiche e non di relazioni dirette di causa-effetto.”

Va poi ricordato che oggi il clima globale è mediamente più caldo rispetto a qualche decennio fa. Questo significa che le ondate di calore si sviluppano su una base termica già più elevata. Anche configurazioni atmosferiche che in passato avrebbero prodotto caldo moderato possono oggi favorire temperature particolarmente elevate.

Per questo motivo non è necessario invocare El Niño, o attribuirgli automaticamente la responsabilità, per spiegare ogni episodio di caldo intenso osservato in Europa” – conclude Nucera. “Il fenomeno rappresenta certamente un tassello importante del sistema climatico globale, ma non è l’artefice unico del clima europeo.”

El Niño può influenzare il clima del pianeta e contribuire a un aumento delle temperature globali, ma i suoi effetti sull’Europa sono generalmente indiretti e mediati da molti altri fattori, in primis la variabilità meteorologica che la caratterizza.

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