Proprio nel giorno in cui la giunta Schifani annuncia interventi per 61 milioni, con 24 opere di consolidamento e la messa in sicurezza di intere porzioni del territorio; proprio nel giorno in cui dalla Regione Siciliana arriva una direttiva per la salvaguardia del territorio – che stabilisce le azioni di previsione, prevenzione e protezione nel contrasto al dissesto idrogeologico – ad Agrigento, nelle aule del consorzio universitario, ingegneri ed esperti di geotecnica si confrontano sulla situazione attuale dell’Isola e sulle tecniche più innovative per costruire una rete di difesa del suolo. Dai versanti agli argini dei fiumi, passando per le fasce costiere e per tutti quei fenomeni di erosione che stanno compromettendo la resilienza del territorio siciliano.

È noto a tutti: le criticità ci sono e vanno affrontate con urgenza.

 

L’evento – organizzato da Ordine Ingegneri di Agrigento e da Consulta degli Ordini Ingegneri di Sicilia, con il patrocinio del CNI e dell’Ecua, in collaborazione con Maccaferri – che ha visto collegati online oltre 250 professionisti siciliani, ha messo a nudo la Sicilia e tutte quelle zone oggi considerate a rischio frane, alluvioni ed erosione costiera. Un convegno scientifico, cui hanno preso parte Anci Sicilia, Geologi regionali e il Collegio dei Geometri e l’Ordine degli Agronomi e Forestali della provincia di Agrigento, nella consapevolezza che il “rischio idrogeologico” va analizzato e calmierato attraverso una task force che vede in campo molteplici competenze.

 

«In Italia il 94% dei Comuni è a rischio – ha sottolineato il presidente degli ingegneri di Agrigento Achille Furioso – i ricercatori avvertono: “Non limitatevi a definirlo maltempo”. Nel nostro Paese il numero di frane sul territorio nazionale cresce con una media di mille eventi l’anno. Questa situazione non è solo legata ai cambiamenti climatici, ma è il risultato di una combinazione di criticità che spesso sfociano in pericolose inondazioni dopo mesi di siccità. In Sicilia – hanno sottolineato i ricercatori – 320mila siciliani sono esposti al rischio. Duemila chilometri quadrati – circa il 7% del territorio – è soggetto a frane e alluvioni: lo certifica il rapporto dell’Ispra del 2021. E la situazione nel resto del mondo non è affatto migliore – ha continuato Furioso – secondo i dati del 2021, sono stati registrati 432 eventi catastrofici legati a fenomeni naturali a livello globale. Secondo un recente rapporto pubblicato dal Centre for Research on the Epidemiology of Disasters,  il 2021 si è contraddistinto per un aumento del numero di eventi catastrofici, molto superiore alla media del precedente ventennio. L’evento di oggi si collega a quello che organizzeremo venerdì prossimo, 3 novembre, nella settimana che gli ingegneri della provincia di Agrigento, assieme alla Consulta, hanno voluto dedicare alla prevenzione del rischio idrogeologico».

«Questi incontri hanno una duplice valenza – ha continuato Fabio Corvo, presidente della Consulta degli Ingegneri di Sicilia – da un lato, servono ad aggiornare e informare su temi di assoluta rilevanza; dall’altro, mirano a creare coesione, affiatamento e condivisione tra i professionisti. Ringrazio tutti i partecipanti: eventi come questi servono ad alimentare il senso di appartenenza degli ingegneri siciliani alla Consulta regionale. Ci mettiamo a disposizione della Regione per poter insieme intervenire con efficacia, dando il nostro contributo per la salvaguardia della pubblica incolumità».

I lavori sono stati moderati da Roberto Mistretta, consigliere e presidente della “Commissione strutture e geotecnica” dell’Ordine agrigentino, e hanno visto la presenza dei sindaci dei Comuni del territorio. «Sono necessari metodi di prevenzione e controllo – ha concluso Corvo – e soprattutto l’uso della tecnologia per monitorare i fenomeni climatici e trasferire con tempestività i segnali d’allerta».