IL VINO ITALIANO E LA SFIDA DEL MERCATO ASIATICO E SUD AFRICANO

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Questa vasta area del mondo costituisce un mercato ancora poco avvezzo al consumo di vino, ma dalla grandi potenzialità per le imprese produttrici italiane: nel biennio 2007/2008, il valore del nostro export è cresciuto di 5 milioni di euro,  mostrando una flessione tendenziale solo nei primi 8 mesi del 2009 pari al 7%, comprensibile alla luce della pesante congiuntura economica, e che peraltro è inferiore a quella francese, pari al 16%. I vini italiani sembrano tuttavia trovare maggiore difficoltà rispetto ad altri di affermarsi su questi mercati, colpa di una strategia di penetrazione commerciale poco strutturata e sistemica, spesso definita pionieristica e, ancora, di semplice familiarizzazione.

Queste sono alcune delle conclusioni che emergono da un’indagine, promossa e realizzata dalle Camere di Commercio Italiane in Cina, India, Hong Kong, Thailandia, Singapore e Sudafrica – associate ad Assocamerestero – e già presentata, tra la fine di ottobre e la prima settimana di novembre, a Udine, Padova, Firenze e Merano, e successivamente a Pechino in occasione dell’evento di chiusura del Vinitaly Tour. Positivo il riscontro dei 300 operatori partecipanti del settore vitivinicolo e della stampa specializzata, che hanno mostrato di apprezzare particolarmente la modalità innovativa di realizzazione dell’indagine: un prodotto multimediale che racchiude una serie di interviste ad operatori della filiera di ciascun Paese – dalla produzione alla distribuzione – e che consente, in maniera interattiva, la selezione mirata delle informazioni. Ampio spazio è dedicato non solo alla presentazione del bacino di consumo locale e alle opportunità presenti, ma anche a informazioni e pratici consigli, utili in fase di trasporto, sdoganamento, etichettatura e distribuzione del prodotto.

Un lavoro importante in cui crediamo fortemente e che è stato reso possibile dal cofinanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico” – afferma Davide Cucino, Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, capofila del progetto – “L’Italia, primo Paese produttore ed esportatore di vino per volumi a livello mondiale, non riesce, in Asia e Sud Africa, ad esprimere, come potrebbe, le sue potenzialità. L’eccellente campagna di marketing del settore vinicolo francese da un lato, e gli imbattibili listini dei prodotti australiani e cileni dall’altro, tengono le posizioni di mercato ed anzi, sembrano sottrarre terreno alle produzioni italiane. Tutto questo si riflette nei risultati della ricerca, che intendiamo continuare a presentare agli operatori di settore con un secondo roadshow in Italia il prossimo febbraio 2010, in collaborazione con gli attori italiani dell’internazionalizzazione”.

Questione certamente legata alle peculiarità del tessuto produttivo italiano, caratterizzato, ad eccezione di casi sporadici, dalla presenza di una molteplicità di piccole cantine che non dispongono di risorse sufficienti per avventurarsi in mercati esteri e che raramente agiscono in consorzi. Ad incidere ulteriormente è la mancanza di una strategia promozionale e di vendita, che può essere ricondotta all’assenza di un marchio Italia che sia capace di essere rappresentativo delle nostre produzioni vitivinicole, contrariamente da quanto fatto dalla Francia che è riuscita, con un’astuta strategia di marketing, a rendere il Beaujolais Nouveau un marchio di eccellenza internazionalmente riconosciuto.

“Le CCIE dell’Area Asia e Sud Africa si stanno muovendo da tempo per dare visibilità ai nostri vini” – sostiene Cucino – “Con la loro azione promozionale le Camere stanno puntando ad avvicinare tali Paesi alle nostre produzioni, orientandole e, direi, anche educandole a nuovi gusti e sapori. Molte delle nostre produzioni  si discostano, infatti, per qualità organolettiche da quelle normalmente bevute dai consumatori locali, dolci, fruttate e leggere. Anche per questo, i vini del Sud Italia, che aderiscono maggiormente a queste caratteristiche, stanno mostrando margini di crescita superiori ai nostri rossi classici, con percentuali, come in Thailandia, anche superiori al 20%”.

 

www.assocamerestero.it

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