Articolo a firma di Paolo Tanfoglio, CEO di Lokky Agency
Nel contesto economico attuale, segnato da crescente instabilità geopolitica internazionale, volatilità dei mercati finanziari e una maggiore esposizione a rischi sistemici e specifici, la gestione del rischio sta diventando sempre più centrale nelle decisioni di imprese e istituzioni finanziarie. Indicatori come il Global Economic Policy Uncertainty Index[1] mostrano come l’incertezza economica globale si mantenga su livelli storicamente elevati, ben superiori alle medie di lungo periodo. A questa instabilità geopolitica ed economica, si affianca quella climatica, con un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Il Climate risk index 2025 dell’organizzazione ambientalista Germanwatch, basato sui dati dell’International disaster database e su quelli socio-economici del Fondo monetario internazionale, conferma che il cambiamento climatico è una realtà che colpisce duramente diversi Paesi del mondo, anche quelli ad alto reddito.[2] L’Italia, considerata un hotspot climatico all’interno del bacino del Mediterraneo, è tra i Paesi maggiormente colpiti.
Oltre ai rischi citati, sul fronte digitale l’ENISA segnala un aumento strutturale e continuo degli attacchi cyber in Europa, con migliaia di incidenti rilevati ogni anno e una crescente complessità delle minacce.[3] In questo scenario, sia il mondo assicurativo sia quello bancario stanno adottando criteri sempre più selettivi, orientati a premiare realtà capaci di dimostrare una gestione consapevole e strutturata del rischio. È proprio in questo quadro che emerge una progressiva convergenza tra assicurabilità e bancabilità. Due concetti storicamente distinti: il primo legato alla possibilità di trasferire un rischio a una compagnia assicurativa, il secondo alla capacità di accedere al credito. A differenza di prima, oggi tendono a sovrapporsi.
Gli istituti di credito europei integrano sempre di più nei modelli di valutazione elementi legati al rischio operativo, ma anche alla resilienza e alla sostenibilità. Di fatto le linee guide EBA (European Banking Authority),[4] operative da gennaio di quest’anno, trasformano radicalmente il processo di concessione del credito. Le banche devono ora dimostrare di aver valutato la vulnerabilità dei propri debitori rispetto ai fattori ESG. Questo significa che, nella fase di istruttoria, non vengono più analizzati solo i flussi di cassa storici, ma anche la capacità dell’azienda cliente di adattarsi alle sfide dettate dalla transizione ecologica. Le banche devono raccogliere dati specifici, analizzare i piani di transizione dei loro clienti e valutare se il modello di business della controparte sia sostenibile nel lungo periodo. Le esposizioni verso settori ad alta intensità di carbonio o aziende con scarse pratiche di governance richiedono ora monitoraggi più stringenti, poiché considerati attori capaci di amplificare i rischi di credito e di mercato. Parallelamente, molte compagnie assicurative hanno ampliato i propri criteri di underwriting includendo, nella valutazione del rischio, parametri aggiuntivi, tra i quali gli indicatori ESG.
Essere assicurabili, oggi, non significa più unicamente rientrare in parametri tecnici o statistici, poiché occorre dimostrare una visione complessiva del rischio. Questo include una governance chiara e responsabile, processi decisionali strutturati, sistemi di controllo interni efficaci e una visione strategica orientata alla continuità operativa. Le imprese che adottano sistemi di risk management riducono in modo significativo la probabilità di perdite rilevanti in caso di crisi. Così come le aziende dotate di piani di business continuity aggiornati riescono a contenere i tempi di ripresa e limitare i rischi di un’interruzione operativa rispetto a quelle che ne sono prive.
La sempre maggiore convergenza tra assicurabilità e bancabilità ha impatti significativi soprattutto su PMI e freelance, parte fondamentale del tessuto imprenditoriale italiano. In base ai dati più recenti,[5] i lavoratori autonomi superano ormai i 5 milioni, e insieme alle PMI, si confermano allo stesso tempo bisognose di maggiore attenzione verso la copertura dei rischi, una conseguenza del livello di sottoassicurazione del segmento, ma anche dell’evoluzione dei rischi stessi. Secondo l’ANIA, nel 2025, la raccolta premi complessiva registrata da tutte le imprese operanti nel nostro Paese ha raggiunto 182 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto al 2024.[6] Tuttavia, il livello di copertura assicurativa resta ancora limitato: solo una minoranza delle PMI dispone di polizze avanzate contro rischi come il cyber risk.
Questo è particolarmente rilevante se si considera che l’Italia è sempre più un bersaglio privilegiato per gli attacchi informatici. Secondo i dati del Rapporto Clusit 2026[7] relativo all’anno scorso, nonostante rappresenti solo lo 0,7% della popolazione mondiale e l’1,8% del PIL globale, l’Italia ha subito il 10% degli attacchi informatici registrati complessivamente nel 2024. Questo dato è particolarmente allarmante se messo a confronto con altre grandi economie europee: la Francia ha registrato il 4% degli attacchi globali, mentre sia Germania che Regno Unito si attestano al 3%.
In questo contesto assume un ruolo cruciale chi costruisce soluzioni assicurative. Non si tratta più soltanto di offrire polizze standardizzate, ma di interpretare e modellare il rischio in modo dinamico. L’adozione di tecnologie avanzate, come data analytics e intelligenza artificiale, consente oggi di migliorare significativamente i processi di underwriting e prevenzione. Un numero crescente di compagnie assicurative ha già investito in strumenti avanzati di analisi dei dati per rafforzare la capacità predittiva e la qualità della valutazione del rischio. L’utilizzo dell’AI permette di migliorare il livello del servizio in una logica di efficienza e data-driven. Le compagnie assicurative che utilizzano analisi più sofisticate, come AI, apprendimento automatico, modellazione predittiva, simulazione e ingegneria dei dati, registrano una crescita dei premi superiore rispetto a quelle che hanno adottato le tecnologie più lentamente.
In prospettiva, l’assicurazione è destinata a evolvere sempre più da strumento di protezione a leva strategica di crescita. Le imprese che dimostrano elevati standard di gestione del rischio e una solida assicurabilità possono ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli. La riduzione e il trasferimento del rischio, anche attraverso strumenti assicurativi, migliorano le condizioni di finanziamento, aumentando la disponibilità di credito e contribuendo a ridurne il costo. In questo senso, una maggiore assicurabilità si traduce indirettamente in un migliore accesso al credito e in condizioni certamente più favorevoli per le imprese.
In definitiva, assicurabilità e bancabilità non corrono più su binari paralleli, ma sono dimensioni sempre più interconnesse. In un mondo in cui il rischio è più complesso e interdipendente, la capacità di gestirlo in modo strutturato rappresenta una delle principali chiavi di successo per imprese di ogni dimensione. Integrare protezione, prevenzione e accesso al credito non è più un’opzione, ma una necessità strategica per continuare a crescere e competere.
[1] https://www.policyuncertainty.com/index.html
[2] https://www.germanwatch.org/en/cri
[3] https://www.enisa.europa.eu/sites/default/files/2026-01/ENISA%20Threat%20Landscape%202025_v1.2.pdf
[5] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/04/CS_Occupati-e-disoccupati_FEBBRAIO_2026.pdf
[6] https://www.ania.it/comunicati/ania-pubblica-i-dati-sulla-raccolta-premi-nel-2025-2/



