Oltre 30 aziende si affidano a lui in Italia: un sistema “ibrido” che convince il mercato. E lancia la sfida: “L’AI rivoluziona il mondo, noi digital strategist abbiamo un peso fondamentale nella sua gestione”.
NAPOLI – In un mercato sempre più affollato e competitivo, dove la comunicazione è spesso confusa con la semplice presenza online, emergono figure capaci di portare metodo, visione e struttura. Tra queste c’è Danilo Zanghi, digital strategist e imprenditore che oggi affianca oltre 30 aziende italiane nei processi di crescita e posizionamento.
Dopo un percorso da producer nelle principali media company italiane – da Ciaopeople a Torcha, da Nos a Visit Italy – Zanghi ha costruito negli anni un modello consulenziale che integra strategia digitale, coordinamento di team verticali ed execution: dal branding ai siti web, dai social all’advertising, fino alle campagne PR e agli eventi.
“Nel mio team ci sono giovanissime professioniste del Sud. Il nostro ufficio è anche un hub per eventi e arte nel cuore di Napoli”.
Un sistema articolato, che a breve prenderà anche una denominazione ufficiale, come lui stesso racconta. Ma come si struttura? Gli abbiamo fatto qualche domanda per capirne di più.
Zanghi, come si struttura il suo lavoro?
“Innanzitutto sto portando in Italia una figura che all’estero è già molto diffusa: il fractional. Si tratta di un professionista ibrido, a metà tra una risorsa interna e un consulente esterno”.
In che senso? Ci spieghi meglio.
“Solitamente le aziende hanno tre opzioni: internalizzare le risorse, con costi elevati e competenze non sempre adeguate; affidarsi ad agenzie, che però spesso lavorano per singoli progetti senza una visione continuativa; oppure rivolgersi a freelance a basso costo, che non sempre hanno le competenze necessarie”.
E nel suo caso?
“Io opero come fractional: uno specialista esterno che però lavora a stretto contatto con i team interni. Questo significa avere una mail aziendale, partecipare ai team building, essere presente nelle riunioni e avere un confronto quotidiano con il CEO e i vari reparti”.
Un vantaggio concreto per le aziende.
“Sì, perché si sentono supportate e soprattutto allineate su una visione comune. Ed è proprio questo che interessa di più a chi guida un’azienda”.

Gestisce tutto questo da solo?
“No, anzi. Il mio ruolo principale è coordinare e supervisionare. Lavoro con team, sia interni alle aziende sia esterni, composti da professionisti verticali, ognuno specializzato in un’area specifica. È questo che garantisce qualità e continuità”.
Quali servizi offre nel concreto?
“Occupandomi di comunicazione digitale, i servizi sono diversi, ma ce ne sono alcuni su cui sono più verticale”.
Ad esempio?
“La mia prima esperienza è stata da producer, quindi ho una forte competenza su video ed eventi. Negli anni ho sviluppato anche competenze su campagne PR e contenuti. Per tutto il resto – branding, siti, advertising, SEO e marketing – il mio valore sta nella gestione e nel coordinamento di team complessi. È un lavoro in continua evoluzione, per questo mi aggiorno costantemente con workshop e formazione”.
Qual è il suo metodo?
“Si basa su tre pilastri: strategia, coordinamento ed execution. In questo modo il cliente è coperto su tutti i fronti, senza frammentazione”.
Lavora con qualsiasi tipo di cliente?
“Potenzialmente sì, ma ho un mio cliente tipo. Lavoro soprattutto con aziende che puntano alla qualità, alla visione e al posizionamento, più che al risultato immediato. Parliamo di hospitality di lusso, musei, design, automotive, ma anche liberi professionisti e pubbliche amministrazioni. Meno il settore food commerciale”.
Come mai questa differenza?
“Probabilmente per una questione di posizionamento. Il mio approccio è più istituzionale: non mi interessa attirare attenzione a tutti i costi, ma costruire valore nel tempo. Il mio motto è ‘poco e buono’. E i clienti che si riconoscono in questo approccio sono quelli con cui lavoro meglio”.
Parliamo del team: ha una struttura interna?
“Sì. È un team di libere professioniste, tutte donne del Sud Italia under 35, con competenze verticali molto forti. Le ho selezionate dopo un lungo lavoro di scouting. Lavoriamo principalmente in remoto, ma abbiamo anche una sede fisica nel cuore di Napoli: il Lanificio25, un’ex fabbrica del ‘700 oggi spazio culturale. Un luogo che rispecchia molto il nostro modo di lavorare”.
Gestire tutto questo comporta costi importanti. Come si struttura il modello economico?
“Principalmente attraverso nuovi clienti. La maggior parte arriva per passaparola, ma lavoriamo anche su LinkedIn e sul networking offline. Non faccio acquisizione aggressiva: preferisco costruire relazioni solide e farmi scegliere”.
Il pricing è un tema delicato?
“Molto. La comunicazione viene spesso percepita come un costo, quando in realtà è un investimento. Il mio lavoro è spiegare il valore e l’impatto che può avere sul business”.
Anche perché fare impresa in Italia non è semplice.
“Esatto. Ed è proprio questo che mi avvicina molto ai miei clienti. Con alcuni di loro condivido dinamiche simili, anche a livello di fatturato. Questo aiuta a comprendere meglio le difficoltà, le scelte e anche le paure. Si crea un rapporto molto più reale e diretto”.
Come vede il futuro della comunicazione digitale?
“La trasformazione guidata dall’intelligenza artificiale ha già un impatto concreto e siamo solo all’inizio. Noi digital strategist abbiamo un ruolo chiave, anche dal punto di vista etico: dobbiamo contribuire a costruire contenuti più consapevoli e a gestire i rischi, soprattutto per i più giovani. “Sì. Insieme alla giornalista Ilaria Urbani abbiamo creato Dis Connect, un progetto che coinvolge accademici e professionisti del digitale. Andiamo nelle scuole per parlare di questi temi e diffondere maggiore consapevolezza. È una responsabilità che sento molto”.
Grazie
“Grazie a lei”
Bio
Danilo Zanghi è digital strategist, communication manager e imprenditore. Dopo esperienze come producer per Ciaopeople, Fanpage.it, Torcha e Nos (gruppo Will), oggi affianca oltre 30 aziende italiane nella costruzione della loro presenza digitale, lavorando su strategia, contenuti e posizionamento. Collabora anche con enti pubblici e progetti ad alto impatto culturale e sociale.

