Gian Maria Morra, CEO di GMM Farma, azienda di Nola (Campania) leader dell’importazione parallela in Italia, e Presidente di AMI – Affordable Medicines Italia, l’associazione delle aziende italiane del settore: «Il parallel trade, noto anche come distribuzione indipendente di medicinali, rappresenta una possibile soluzione alle crisi di carenza di farmaci e un’importante opportunità di ampliamento dell’offerta. Tuttavia, a differenza di altri Paesi europei, in Italia il settore ha una quota ancora marginale, per l’assenza di incentivi e tempi lunghi di rilascio delle autorizzazioni. Occorrono, nel nostro Paese, celerità e semplificazione della regolamentazione».

 

Ad oggi le importazioni parallele in Italia sono solo l’1 per cento delle vendite complessive di farmaci, a fronte di una media europea del 5 per cento: aumentando la quota, si genererebbero molti più risparmi per il sistema sanitario.

 

Roma, 10 marzo 2026 – Risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale e un ruolo importante di supporto al sistema nelle situazioni di carenza di farmaci. Sono solo alcuni dei vantaggi consentiti dall’importazione parallela dei farmaci (parallel trade), settore il cui sviluppo in Italia resta ad oggi nettamente sotto la media europea, con tempi di rilascio delle autorizzazioni troppo lunghi, e che andrebbe, per le sue potenzialità virtuose, incentivato. «In un contesto in cui l’aumento dei costi delle cure e della spesa sanitaria rende sempre più centrale il tema della sostenibilità economica della farmacia, l’importazione parallela dei farmaci contribuisce concretamente a migliorare l’accesso alle cure, confermandosi al fianco delle farmacie e del sistema sanitario, e impegnandosi a generare risparmi lungo la filiera», dichiara Gian Maria Morra, CEO di GMM Farma e Presidente di AMI – Affordable Medicines Italia, l’organizzazione che riunisce le aziende italiane dell’importazione parallela – Il parallel trade, noto anche come distribuzione indipendente di medicinali, rappresenta uno strumento concreto per mitigare la carenza dei medicinali e un’importante opportunità per accrescere la concorrenza nel mercato farmaceutico. Tuttavia, a differenza di altri Paesi europei, in Italia il settore ha una quota ancora marginale, per l’assenza di incentivi e tempi lunghi di rilascio delle autorizzazioni. Occorrono, nel nostro Paese, celerità e semplificazione della regolamentazione».

 

L’importazione parallela di medicinali concerne quelle procedure autorizzative previste dalla normativa europea che consentono a un farmaco registrato e commercializzato in un Paese dell’Unione Europea (UE) o dello Spazio Economico Europeo (SEE) di essere importato in un altro Paese della UE o del SEE per la vendita diretta alle farmacie o agli enti sanitari, attraverso l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità competente (in Italia l’AIFA) a condizione che il prodotto importato sia essenzialmente analogo (stessi effetti terapeutici e stessa sicurezza) a un prodotto che ha già ricevuto l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) nel Paese di destinazione.

 

Si tratta di una legittima forma di scambio in seno ai Paesi SEE, fondata sugli articoli da 34 a 36 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, che vieta ogni restrizione quantitativa import e export tra gli stati, e resa possibile dal differenziale tra il prezzo di acquisto del medicinale nel Paese di origine (più basso) e il prezzo di vendita nel Paese di destinazione (più elevato), divario che deriva da differenti strategie di prezzo delle aziende farmaceutiche e/o da specifiche regolamentazioni adottate da ciascun Paese in materia di importazioni parallele. Tutto questo con notevoli benefici sul sistema: abbassamento dei prezzi, sopperimento in caso di carenza dei farmaci, risparmi per il Ssn. Nel 2024 il settore europeo dell’importazione parallela ha registrato un valore in termini di fatturato di 7,76 miliardi, facendo registrare annualmente risparmi tra i 5-7 miliardi di euro per i servizi sanitari in Europa. Ma in Italia rappresenta una quota ancora molto esigua e marginale rispetto ad altri Paesi europei dove il settore è maggiormente incentivato: in termini di incidenza sulle vendite complessive in farmacia, nel 2023 solo 0,85 per cento complessivo, suddiviso in 0,49 per cento per la fascia A e 1,30 per cento per la fascia C, mentre restano sostanzialmente esclusi nel nostro Paese i farmaci di fascia H. Permane, nella pratica, la criticità di tempi lunghi per l’ottenimento dell’autorizzazione all’importazione, superando abbondantemente il termine, considerato ragionevole dalla Commissione europea, di 45 giorni, con tempi che vanno oltre i 240 giorni. Ritardi che comportano svantaggi soprattutto nel caso di farmaci in carenza, e minore beneficio economico.  «Lo snellimento dei tempi di autorizzazione è una delle priorità per incentivare il settore in Italia – dichiara Gian Maria Morra – cui si aggiunge la necessità di una revisione del dato del 7 per cento, stabilito dall’AIFA, come riduzione minima rispetto al prezzo al pubblico del prodotto corrispondente già presente sul mercato nazionale. È importante revisionare la riduzione del 7 per cento, con l’obiettivo di rendere economicamente sostenibile l’importazione parallela di specialità medicinali che, allo stato attuale, risultano di difficile accesso per via dell’assenza di adeguati margini operativi. Sul lato delle esportazioni, invece, urge creare meccanismi di blocco all’export più trasparenti, che tutelino i cittadini, ma al tempo stesso salvaguardino le aziende, costrette in alcuni casi a dover distruggere, per assenza di domanda interna, i medicinali bloccati, nonostante, in alcuni casi, le segnalazioni di disponibilità dei nostri associati all’agenzia italiana del farmaco. Per avere un mercato import in salute è necessario costruire politiche a favore dell’export, perché sono due facce della stessa medaglia».

 

«L’importazione parallela – sottolinea Gian Maria Morra – non è soltanto uno strumento economico, ma l’espressione concreta dei principi fondanti dell’Unione Europea: libera circolazione delle merci, concorrenza leale, parità di condizioni tra operatori e solidarietà tra Stati membri. Rispettare pienamente questi principi significa garantire anche in Italia un quadro regolatorio coerente con i valori europei, capace di assicurare equità, trasparenza e tempi certi. Oggi il nostro Paese ha l’opportunità di rendere il settore dell’importazione parallela più giusto ed equilibrato, superando rigidità e disparità che ne limitano lo sviluppo».

 

Lo studio “L’impatto economico e regolatorio delle importazioni parallele di farmaci in Italia: analisi del mercato e prospettive future” a cura di CEFAT – Centro di Economia del Farmaco e delle Tecnologie Sanitarie e Università degli Studi di Pavia, presentato nei mesi scorsi in Senato, basandosi su un’elaborazione condotta su un esteso campione di farmaci di fascia A, indica nel 2024 in Italia un ammontare di risparmio pari a poco più di circa 2,2 milioni di euro, a fronte di vendite parallele ammontanti a 69,8 milioni di euro: in termini percentuali si tratta di circa il 3,1 per cento in meno rispetto alla spesa che il SSN avrebbe dovuto sostenere senza importazione parallela. Applicando tale percentuale all’intero valore dei farmaci di fascia A venduti nel 2023 (7.700 milioni di euro, considerando solo assistenza farmaceutica territoriale, esclusa distribuzione per conto e distribuzione diretta), si consegue la cifra di un risparmio possibile di circa 239 milioni di euro. Un dato che, attraverso interventi di riforma e adeguati investimenti volti a favorire lo sviluppo del settore, potrebbe ulteriormente crescere.

 

Fondata nel 2014 da Gian Maria Morra, GMM Farma, con sede a Nola (Campania), nasce con l’obiettivo di innovare il settore dell’importazione parallela e contribuire ad avvicinare l’Italia ai modelli già consolidati in altri Paesi europei, operando con processi rigorosi e controllati, con particolare attenzione alla sicurezza e alla continuità dell’approvvigionamento. Importando da 20 Paesi, con circa 450 licenze attive, GMM Farma guida la crescita del settore dell’importazione parallela in Italia. «In un mercato altamente dinamico, come quello farmaceutico, la possibilità di accedere a canali alternativi legittimi, parte integrante della filiera farmaceutica e regolamentati, consente di rispondere meglio alle dinamiche di domanda e offerta, senza compromettere la sicurezza del paziente. – dichiara Gian Maria MorraNonostante i risultati già conseguiti, il confronto con gli altri Paesi europei mostra come il potenziale del settore in Italia non sia ancora pienamente espresso. Nel nostro Paese, infatti, il mercato dell’importazione parallela di farmaci rappresenta circa l’1 per cento delle vendite complessive del mercato farmaceutico nazionale, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 5 per cento. Attraverso la concorrenza, GMM Farma contribuisce concretamente all’abbassamento del prezzo dei medicinali, generando benefici per l’intero sistema. In questo quadro, l’Azienda si pone l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione della sanità italiana verso un modello sempre più sostenibile, competitivo e orientato al futuro, rafforzando il proprio impegno al fianco delle farmacie, dei pazienti e dell’intero sistema sanitario nazionale. In tale prospettiva, l’importazione parallela rappresenta uno strumento strategico capace di contribuire concretamente alla costruzione di una sanità più equa e giusta e, dunque, in linea con le sfide future del nostro Paese».