Milano – “La nascita di ChatGPT Salute è un passo avanti rilevante che consente un uso più appropriato dell’AI tra cittadini e pazienti sui temi della salute. La soluzione di AI generativa è specifica per supportarli nella gestione delle informazioni su salute e benessere, ma non fornisce diagnosi o raccomandazioni mediche. Può essere utile per superare i limiti degli strumenti di intelligenza artificiale generalisti oggi ampiamente utilizzati in ambito salute, a volte anche in modo improprio”. È il commento di Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano al rilascio di ChatGPT Salute.

“Secondo OpenAI, oltre 230 milioni di persone nel mondo pongono ogni settimana domande su salute e benessere su ChatGPT, a conferma di come l’AI generativa sia già entrata, di fatto, nelle abitudini di accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini – spiega Sgarbossa -. I dati dell’Osservatorio Sanità Digitale evidenziano che l’11% dei cittadini italiani ha già utilizzato strumenti di AI generativa in ambito salute, soprattutto per cercare informazioni su problemi di salute e malattie (nel 47% dei casi) e su farmaci e terapie (39%). I principali motivi all’utilizzo sono la rapidità di accesso alle informazioni (50%) e la facilità d’uso (44%)”.

ChatGPT Salute non è progettato per fornire diagnosi o raccomandazioni mediche: “La soluzione è pensata per aiutare gli utenti a comprendere meglio informazioni sanitarie, prepararsi alle visite, orientarsi tra dati e fonti e ricevere indicazioni su benessere e stili di vita – dichiara Sgarbossa -, anche tramite l’integrazione con cartelle cliniche elettroniche e App per la salute. E particolare attenzione è posta al tema della privacy e sicurezza dei dati sanitari, che non sono utilizzati per addestrare i modelli di linguaggio di ChatGPT. Inoltre, il training del modello è avvenuto in collaborazione con oltre 260 medici attivi in 60 Paesi e in decine di specialità, i quali hanno fornito oltre 600 mila feedback”.

“Come più volte sottolineato dall’Osservatorio Sanità Digitale, per fornire supporto o indicazioni in ambito sanitario è fondamentale disporre di soluzioni AI dedicate e specifiche in grado di gestire la sensibilità dei dati sanitari e che si basino su dati e informazioni certificate – conclude Sgarbossa -. Ricordando sempre che, invece, per le applicazioni che si avvicinano all’ambito clinico e alla diagnosi, resta imprescindibile il coinvolgimento diretto del medico”.