Voli crollati del 36,3% in sei mesi e un tetto passeggeri fino al 2035: Capitanata chiede rispetto
Dopo l’incontro tra i vertici di Aeroporti di Puglia e le realtà civiche che seguono lo scalo di Foggia, il Comitato Vola Gino Lisa rompe gli indugi e mette nero su bianco le sue obiezioni. Al centro della replica c’è il presidente di AdP, Antonio Vasile, e una domanda di fondo: si vuole davvero far crescere il “Gino Lisa”, oppure lo si tiene volutamente piccolo? Numeri alla mano, il Comitato smonta quelle che definisce «mezze verità» e rivendica per la Capitanata il diritto a un aeroporto vero.
C’è un paragone che a Foggia non si vuole più sentire, e il Comitato Vola Gino Lisa lo dice senza giri di parole: «Non siamo Firenze, non potremmo esserlo mai e non vogliamo nemmeno essere Monaco. Lasciateci essere Foggia, con la sua Provincia e un aeroporto rispettato, non preso in giro». La frase è la risposta diretta ad Antonio Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia, che nell’incontro con il Comitato e con Mondo Gino Lisa avrebbe descritto lo scalo dauno come una piccola Firenze.
Il primo nodo riguarda il tetto di 200.000 passeggeri fissato al 2035, il limite su cui è stato tarato l’ammodernamento dell’infrastruttura. Secondo il Comitato quel tetto non è una necessità tecnica, ma una scelta politica: nessun vincolo del finanziamento pubblico SIEG – il contributo che copre lo scalo fino al 2029 – impone di rimpicciolire l’aeroporto o di limitarne il traffico. Da qui la domanda che il Comitato rivolge ad AdP: perché estendere la limitazione fino al 2035, quando quel finanziamento non arriva così lontano? Se davvero si vuole rendere il “Gino Lisa” indipendente e competitivo – è il ragionamento – non ha senso ingabbiarlo dentro numeri così bassi.
Il Comitato solleva anche un altro dubbio operativo: la nuova caserma dei Vigili del Fuoco indicata da Vasile come opera essenziale. È davvero questa la priorità per lo sviluppo dello scalo? E soprattutto, quando sarà realizzata e resa pienamente funzionale con personale e mezzi? Tempi che, secondo il Comitato, rischiano di essere «abbastanza futuri».
Poi c’è il paragone con Firenze, che il Comitato definisce «la litania con cui si vogliono rendere grulli i cittadini di Capitanata». Lo scalo fiorentino di Peretola, ricorda il Comitato, è l’unico in Italia ad aver ottenuto una deroga dall’EASA, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, che gli consente di operare solo a condizioni particolari e piuttosto pesanti: discesa più ripida del normale (con piloti che devono avere certificazioni aggiuntive), freni e sistemi di sicurezza obbligatori, stop ai voli con vento in coda o con pista bagnata sopra i 20°C. Il risultato concreto? In certe giornate estive i Boeing 737-800 partono per Londra con 120-130 passeggeri invece di 189, e non è raro vedere voli cancellati o casi di overbooking. Insomma, spiega il Comitato, quei 3.500.000 di passeggeri di Firenze non sono la prova che «una pista corta basta»: sono il frutto di un contesto e di deroghe che con Foggia non c’entrano nulla.
Il capitolo più duro è quello dei numeri. Vasile ha parlato di un calo di traffico, ma per il Comitato è «l’ennesima mezza verità». Il –30% dopo sei mesi, sostengono, è l’eredità del fallimento della Lumiwings, una situazione «creata e perpetuata da AdP più che dal territorio». E soprattutto: da gennaio a giugno 2026 i voli sono calati del 36,3%, passando dai 770 dei primi sei mesi del 2025 (con Lumiwings) ai 478 dello stesso periodo del 2026 (con Aeroitalia). Con gli Embraer E175 da 88 posti dell’attuale operatore, osserva il Comitato, anche volando quasi al completo ogni giorno sarebbe impossibile eguagliare i quasi 40.000 passeggeri dell’anno prima. La conclusione è netta: non è colpa del territorio, ma di scelte fatte a monte che Foggia è costretta a subire.
Infine, la stoccata politica. Il Comitato contesta l’idea – attribuita a Vasile – secondo cui solo dopo aver saturato Bari e Brindisi si potrebbe pensare agli altri scali. Per il Comitato è la fotografia di due mali: «l’arroganza dominatrice di Bari» da un lato e «la totale nullità dei politici di Capitanata» dall’altro, capaci solo di usare il “Gino Lisa” come serbatoio di voti. Il resto, chiosano, sono chiacchiere.



