La fisionomia del commercio estero per l’Italia ha subito un’evoluzione radicale nell’arco dell’ultimo decennio. Se nel 2016 la crescita delle esportazioni era sostenuta quasi esclusivamente dai mercati dell’Unione europea, oggi il panorama appare molto più diversificato, con un ruolo sempre più rilevante dei Paesi extra-UE. Una trasformazione che amplia le opportunità di business per le imprese italiane, ma rende anche sempre più strategica la gestione del rischio di cambio.
Tale evoluzione risulta evidente mettendo a confronto i dati ISTAT relativi al 2016 con quelli del 2025. Nel corso del 2016, si è registrato un incremento del valore delle esportazioni italiane pari all’1,1% (+1,2% in termini di volume). Tale progressione è stata alimentata in via quasi esclusiva dalla richiesta dei mercati dell’Unione Europea (+3,0%), a fronte di una contrazione ancora sensibile delle esportazioni dirette verso le aree extra-UE (-1,2%)[1]. A distanza di un decennio, la situazione risulta profondamente cambiata: nel 2025 le esportazioni italiane sono aumentate del 3,3% rispetto all’anno precedente e gli scambi con i mercati extra-UE al +2,3%. A trainare l’export sono soprattutto i Paesi ASEAN (+48%), la Svizzera (+41,7%) e la Cina (+7,8%), mentre sul fronte delle importazioni spiccano gli aumenti dagli Stati Uniti (+61,1%) e dai Paesi MERCOSUR (+45,4%)[2].
La tendenza prosegue anche nel 2026. Secondo gli ultimi dati ISTAT[3], nel trimestre febbraio-aprile le esportazioni italiane sono aumentate del 5,0% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre le importazioni sono cresciute del 6,2%. Ad aprile, nonostante una flessione congiunturale rispetto a marzo, l’export ha registrato un incremento dell’8,8% su base annua, trainato soprattutto dai mercati extra-UE (+12,0%), che continuano a crescere a un ritmo più sostenuto rispetto a quelli dell’Unione europea (+5,9%). Tra i mercati più dinamici figurano Svizzera (+39,4%), Cina (+36,0%), Paesi OPEC (+19,3%) e Stati Uniti (+12,1%), a conferma del ruolo sempre più strategico dei partner extraeuropei per la crescita internazionale delle imprese italiane.
“L’internazionalizzazione delle imprese italiane è una delle grandi trasformazioni dell’ultimo decennio”, commenta Marta Bonati, Country Manager Italia di Ebury. “Sempre più aziende esportano e acquistano al di fuori dell’Unione europea, ampliando il proprio raggio d’azione e cogliendo nuove opportunità di crescita. Un’evoluzione che, tuttavia, comporta anche una maggiore esposizione alle oscillazioni dei tassi di cambio, che possono incidere direttamente sui margini, soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali anche variazioni contenute dei cambi possono avere un impatto significativo sulla redditività.”
“Adottare una gestione proattiva del rischio di cambio è dunque essenziale. L’impegno quotidiano di Ebury è rivolto al supporto delle aziende nel monitoraggio della propria esposizione valutaria, con l’obiettivo di mitigare l’instabilità, salvaguardare la marginalità e ottimizzare la programmazione degli investimenti e dell’espansione all’estero. Nel contesto di un’economia globale sempre più integrata, il controllo del rischio valutario si è trasformato da semplice misura difensiva a pilastro della competitività aziendale. Saper gestire le fluttuazioni del mercato dei cambi significa garantire una maggiore stabilità ai flussi finanziari e dare basi più solide ai progetti di crescita internazionale del tessuto imprenditoriale italiano”, conclude Bonati.



