STARTUP COME FATTORE STRATEGICO – #SMAU

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Sembra finalmente emergere una nuova consapevolezza della centralità delle startup per il futuro del nostro paese che fa guardare con ottimismo al prossimo decennio. Complice una forte spinta politica voluta da questo Governo e la miriade di nuove iniziative a supporto dell’intero settore.

Numeri che fanno ben sperare, sebbene l’offerta italiana di finanziamenti presenti ancora non poche criticità: secondo l’Osservatorio startup della School of Management del Politecnico di Milano, al suo primo anno di attività, in Italia sono poco più di una ventina gli investitori istituzionali realmente attivi nel finanziamento delle startup, a cui si aggiungono un’altra decina di incubatori privati che, oltre a investire nelle startup (anche se mediamente meno dei primi), forniscono loro risorse e servizi a valore aggiunto di varia natura (spazio, mentorship). A questi si affiancano una trentina di incubatori universitari (di cui una dozzina quelli particolarmente attivi) che tuttavia non investono tipicamente risorse finanziarie nelle start-up ma forniscono loro servizi (dagli spazi attrezzati al trasferimento tecnologico dall’università). Infine troviamo un centinaio di investitori “informali”, tra business angel e family office (di cui una decina i più attivi).

In questo scenario si colloca la nascita di Poli Hub – startup district & accelerator, iniziativa voluta dalla Fondazione Politecnico di Milano e rivolta alle start-up italiane particolarmente innovative: a disposizione degli aspiranti imprenditori nuovi spazi appositamente realizzati, configurabili e scalabili in base alle singole esigenze e dotati delle più moderne facility e un ricco programma di formazione ed empowerment. Obiettivo primario favorire i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse start-up attraverso la condivisione di esperienze e know-how. L’Hub farà infatti da ponte tra le startup ospitate e le competenze specialistiche di tutti i dipartimenti del Politecnico di Milano, ma anche con le altre Università italiane con l’obiettivo di facilitare il contatto tra le start-up e le grandi imprese e agevolare così relazioni commerciali, partnership e operazioni di exit (*maggiori dettagli nell’approfondimento a fine comunicato).

“È un salto di qualità importante nella valorizzazione della ricerca e dell’innovazione tramite la creazione di giovani imprese tecnologiche – ha dichiarato Giampio Bracchi, Presidente di Fondazione Politecnico di Milano –.Con Poli Hub la Fondazione, sulla scorta delle esperienze di Londra e Berlino, punta a creare in zona Bovisa un distretto tecnologico, in contatto con i nuovi dipartimenti e laboratori dell’ateneo milanese e con le attività di tutoraggio e di formazione imprenditoriale dell’Acceleratore di imprese. L’obiettivo, per noi ambizioso ma concreto, è quello di arrivare a 150 start up incubate con la compresenza di aziende che hanno già raccolto capitali da venture capital e business angel e, dato fondamentale, con la sinergia attiva delle reciproche esperienze”.

Se infatti in Europa i paesi più evoluti dal punto di vista della nuova imprenditorialità sono UK, Francia, a cui si affiancano quelli del Nord (Svezia, Finlandia, Danimarca, ecc.), Svizzera e Germania, l’Italia si mostra ancora molto indietro sia per numero di imprese innovative che nascono ogni anno, sia per ammontare di investimenti nelle stesse. Con Stati Uniti e Israele in testa, in Italia si investe in startup un settimo rispetto alla Francia, un quinto rispetto alla Germania e al Regno Unito e la metà rispetto ai paesi del nord (Svezia, Finlandia e Norvegia) con PIL molto inferiori a quello italiano.

A farla da padrone l’ICT, con un peso di circa il 50% sul totale (negli Stati Uniti si arriva al 60%), settore su cui si sono concentrate le analisi dell’Osservatorio e che rilevano i seguenti dati:

  • nel 2011 le operazioni di investimento in startup ICT in Italia sono state 44 (il 41%, è stato fatto da incubatori, il 39% da Venture Capital) per circa 27 milioni di euro.
  • I primi 9 mesi del 2012 hanno confermato questo trend: 29 operazioni per circa 20 milioni di euro.
  • Quasi il 50% delle operazioni fatte sono relative al comparto Mobile (20 investimenti su 44 nel 2011 e 13 investimenti su 29 nei primi 9 mesi del 2012), mercato nel quale l’Italia ricopre una posizione di leadership a livello internazionale (con una penetrazione degli smartphone e della banda larga mobile molto elevata).
  • In sintesi, il comparto ICT – e Mobile in particolare – dimostra una dinamicità estremamente interessante e la presenza di alcuni casi virtuosi che stanno registrando una forte attenzione a livello internazionale.

Le startup, infatti, contribuiscono alla crescita economica di un paese sia inmaniera diretta che attraverso l’innovazione con la quale contribuiscono al miglioramento della produttività, dell’innovatività e della competitività delle imprese tradizionali, potenziandone le performance.

“Ma per riuscire ad avviare il nostro paese inerziale nella direzione giusta, occorre creare un ecosistema in grado di generare un circolo virtuoso tra le sue diverse componenti: sistema formativo/universitario, sistema di comunicazione/media, sistema finanziario, sistema politico – afferma Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano – Intanto, senza pretendere di fornire soluzioni semplici a problemi complessi, penso si possa cominciare dalla creazione di distretti di startup, cioè concentrazioni territoriali di nuove imprese che consentano di creare quelle dinamiche di cross-fertilizzazione, contaminazione culturale e scambio di conoscenze che sono state alla base del successo dei nostri distretti industriali e, quindi, del nostro boom economico del secolo scorso”. 

Sulla base di una critica trasposizione di alcune ricerche internazionali, l’Osservatorio sulle startup del Politecnico di Milano stima che se venissero immessi nelle nuove imprese 300 milioni di euro per investimenti seed si potrebbe avere, entro un decennio, un impatto sul PIL di circa 3 miliardi di euro (pari allo 0,2% circa).

Cosa è Poli-Hub
La Fondazione Politecnico di Milano ha avviato una nuova e importante iniziativa rivolta alle start-up italiane particolarmente innovative, mettendo a disposizione degli aspiranti imprenditori nuovi spazi appositamente realizzati, configurabili e scalabili in base alle singole esigenze e dotati delle più moderne facility, e un ricco programma di formazione ed empowerment. L’obiettivo del Poli Hub è di favorire i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse startup attraverso la condivisione di esperienze e know-how. Potranno accedervi di diritto tutte le nuove aziende che hanno già ricevuto finanziamenti da Venture Capitalist, Business Angel, Incubatori, mentre per le altre è previsto un processo di selezione da parte dei docenti del Politecnico.

Il cuore di PoliHub sarà la ricca offerta di seminari, testimonianze e workshop che animeranno quotidianamente l’HUB. Sono infatti previsti: seminari focalizzati sui temi chiave per una startup (business model design, marketing online, gestione delle risorse umane, economics & finance, product development, ecc.); incontri con imprenditori di successo e top manager di aziende operanti in settori hi-tech e nel panorama del Venture Capital italiano e internazionale; workshop e laboratori di brainstorming sui comparti hi-tech più innovativi.

L’Hub farà da ponte tra le startup ospitate e le competenze specialistiche di tutti i dipartimenti del Politecnico di Milano, ma anche con le altre Università italiane. Inoltre, con l’obiettivo di facilitare il contatto tra le startup e le grandi imprese e agevolare così relazioni commerciali, partnership e operazioni di exit, l’Hub sta stringendo accordi privilegiati con le principali aziende operanti nei diversi settori hi-tech (Telco, Media company, IT vendor, Energy, Utility, ecc.).

L’Hub metterà a disposizione anche servizi a valore aggiunto quali servizi informatici (infrastructure/platform/software as a service), servizi amministrativi e legali, servizi di comunicazione e Public Relation.

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