Effetto Covid: quasi 7,5 milioni di mensilità CIG erogate per oltre 3 milioni di lavoratori e brusca frenata della crescita delle retribuzioni per tutti gli inquadramenti dopo un trend positivo di cinque anni. Questo quanto rileva il 28° Rapporto sulle Retribuzioni di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group, che indaga l’evoluzione delle retribuzioni in Italia nel 2019 e nel primo semestre 2020.

 

Lo scenario: calano produzione industriale e occupazione, il Governo introduce misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza

Nel periodo marzo-maggio 2020 la produzione industriale è calata del 29,9% rispetto al trimestre precedente, e se a maggio l’indice di produzione è in crescita rispetto ad aprile (+42%) è comunque ancora inferiore rispetto a gennaio, periodo pre-covid, (-20%).

Le imprese interessate dalle misure introdotte dal lockdown, che hanno sospeso le attività fino a maggio sono il 45% del totale, il 22,5% ha ripreso le attività prima di maggio, mentre il 32,5% sono sempre rimaste attive.

Oltre all’occupazione, cala anche la disoccupazione, ma non è un segnale positivo per il mercato: ciò è principalmente dovuto alla riduzione del numero di quanti cercano attivamente lavoro, scoraggiati dal momento di crisi, che non rientrano più nel novero dei disoccupati, ma degli inattivi.

 

Per fronteggiare l’emergenza il Governo, con il Decreto Cura Italia, ha introdotto diversi strumenti di integrazione salariale, tra cui Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ordinaria, assegni di Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e la CIG in deroga, ossia la cosiddetta CIG-Covid.

 

Cassa integrazione: quanto ha influito sulle retribuzioni?

“Nel primo semestre 2020 abbiamo assistito a un’impennata senza precedenti delle ore di cassa integrazione erogate – commenta Miriam Quarti, Senior Consultant e Responsabile dell’area Reward&Engagement di ODM Consulting – numero mai eguagliato nel quinquennio precedente. Considerato che la CIG prevede l’erogazione ai dipendenti di un importo corrispondente all’80% dello stipendio, ma sottoposto a dei massimali che variano a seconda della fascia retributiva allora è interessante analizzare l’effetto sulle retribuzioni medie a livello nazionale, che, in generale, si riducono”.

Partendo dai dati forniti dall’INPS, abbiamo rilevato che la riduzione sulla retribuzione netta mensile media è pari al 33%.

Se si considera però il totale della popolazione lavorativa, quindi anche coloro che hanno continuato a percepire l’intera retribuzione, la riduzione media risulta 90 Euro al mese, pari al 5,7% di retribuzione netta mensile in meno.

L’effetto della CIG cambia se si considerano le diverse categorie di inquadramento.

Per i Quadri la riduzione è del 11,1%, corrispondente a circa 350 Euro in meno, mentre nel caso degli Impiegati la riduzione è pari al 6,3%, corrispondente a poco più di 100 Euro. Infine, per gli Operai la riduzione è del 5,6%, pari a circa 80 Euro in meno.

Il ricorso a questa misura da parte delle imprese varia a seconda della dimensione e della collocazione territoriale: è molto diffusa nelle medie imprese (circa il 70%) e ci sono circa 10 punti percentuali di differenza tra l’area con la più bassa quota di imprese in CIG-Covid, il Nord-Est, e quella con la quota più alta, ossia il Mezzogiorno. “Una possibile spiegazione di questa differente distribuzione territoriale – conclude Quarti – riguarda la composizione settoriale, con le imprese del Mezzogiorno maggiormente colpite dal lockdown in quanto appartenenti a settori come il commercio al dettaglio non alimentare, la ristorazione e il settore turistico che sono stati più colpiti dalle restrizioni introdotte dal Governo per combattere la diffusione dell’epidemia.”

 

Trend retributivi e componenti della retribuzione

Se il 2019 conclude un quinquennio di crescita della retribuzione totale e delle sue componenti fissa e variabile, nei primi mesi del 2020 si evidenzia invece una brusca frenata della crescita delle retribuzioni, che rimangono sostanzialmente sui livelli misurati nel 2019.

“La frenata del trend delle politiche retributive ha investito entrambe le componenti della retribuzione, ossia fissa e variabile, e ha inciso anche sul numero delle persone che hanno percepito il variabile – spiega Miriam Quarti questo “congelamento” è molto evidente se si entra nel dettaglio delle retribuzioni medie per categoria di inquadramento.”

La prassi delle aziende è stata quella di congelare le salary review tipicamente previste nei primi 6 mesi dell’anno, Da verificare a chiusura d’anno un possibile trend di leggero aumento qualora le aziende abbiano previsto di erogare aumenti nel secondo semestre. L’indagine registra invece come siano stati erogati i premi riferiti al raggiungimento degli obiettivi 2019 con payout nei primi mesi del 2020”.

 

La tabella di seguito riporta il dettaglio di RBA, variabile e RTA per tutte le categorie di inquadramento a fine 2019 e nel primo semestre 2020 (valori espressi in Euro).

 

  RBA Variabile RTA
  2019 Tendenza 2020 2019 Tendenza 2020 2019 Tendenza 2020
Quadri 59.020 59.009 5.428 5.350 64.448 64.359
Impiegati 31.817 31.839 1.292 1.309 33.109 33.148
Operai 26.625 16.684 944 940 27.569 27.625

 

Nello scorso quinquennio è aumentata l’incidenza della componente variabile sulla busta paga (cosiddetto compensation mix) e anche il numero di percettori, cioè di popolazione aziendale che ha effettivamente percepito il variabile. Nel 2020 l’incidenza della componente fissa e di quella variabile nelle buste paga delle diverse categorie di inquadramento non varia rispetto al 2019.

Dimensione aziendale e retribuzioni: una correlazione positiva

La dimensione aziendale è un fattore generalmente correlato in maniera positiva alla crescita della retribuzione, come confermano i dati 2019 e dell’ultimo quinquennio. Nei primi mesi del 2020, il trend sostanzialmente stabile delle retribuzioni, con un lieve calo nelle piccole aziende e un leggero aumento in quelle medie e grandi, ha accresciuto la forbice dello scarto: 12% per i Quadri (circa 7.100 euro), 19,7% per gli Impiegati (quasi 6.000 euro) 22,5% per gli Operai (quasi 5.600 euro).

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