COSTRUZIONI, PERSI IN PUGLIA NEL BIENNIO 2009 – 2010 CIRCA 14MILA POSTI DI LAVORO

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Secondo le valutazione dell’Ance la crisi nel settore delle costruzioni non si è esaurita del 2010 ma proseguirà anche nel 2011 e del 2012. A patire una peggior sofferenza il Mezzogiorno dove, alla diminuzione degli investimenti privati determinata dalla crisi, si è aggiunta una forte contrazione degli investimenti in opere pubbliche. Nel biennio 2009 – 2010 in Puglia sono stati persi circa 14mila posti di lavoro. E nel 2011 i segnali sono ancora negativi sia nel privato che nel pubblico: se da un lato si conferma negativo il trend nelle compravendite del mercato abitativo ( – 6% nel 1°trimestre 2011 dopo il -24,2% registrato nel periodo 2007 -2010), dall’altro c’è il rischio di perdere a fine anno circa 455 milioni di euro di finanziamenti europei per infrastrutture e costruzioni da realizzare in Puglia a causa dei ritardi nella loro spesa.

Questo lo scenario del settore presentato stamane nel corso del  convegno annuale di ANCE Puglia organizzato a Foggia e intitolato “Oltre la crisi”. Durante l’incontro, al quale hanno preso parte i vertici di ANCE e rappresentanti del mondo istituzionale, accademico, e bancario, sono stati analizzati scenari, genesi ed evoluzione della crisi per comprendere come sia possibile superarla attraverso iniziative proprie della pubblica amministrazione e delle imprese, impegnate nel loro ruolo di promotori dello sviluppo economico e sociale del Paese.

«Gli imprenditori – ha spiegato il presidente dell’Ance Puglia Salvatore Matarresedevono raccogliere la sfida lanciata dalla crisi e individuare percorsi di crescita e di sviluppo in grado di guidare il cambiamento, nella consapevolezza che un’industria delle costruzioni più moderna ed efficiente può dare un importante contributo alla crescita del Mezzogiorno e di tutto il Paese. Occorre che le imprese facciano un salto di qualità, diversificando la produzione, spostando il business in settori più dinamici e innovativi, rafforzando la qualità dell’offerta attraverso la formazione del personale, la ricerca, la sostenibilità delle opere realizzate, la sicurezza nei cantieri, il rispetto per l’ambiente e il territorio».

Il settore delle costruzioni infatti costituisce un importante driver di sviluppo e di innovazione. In Puglia nel comparto lavorano 112 mila persone che rappresentano il 37,2% degli addetti dell’intera industria ed il 9,2% di quelle operanti nel sistema economico regionale. La contrazione degli investimenti nelle opere pubbliche è stata provocata  dalla vigorosa riduzione delle risorse Fas, che costituisce una delle principali fonti di finanziamento degli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale. In tre anni il Governo ha tagliato 15 miliardi di euro di fondi Fas destinati allo sviluppo del Sud, provocando un’inevitabile calo dei livelli occupazionali.

Molte le proposte dei costruttori per guidare il cambiamento e individuare percorsi di crescita. Secondo Matarrese «occorre prima di tutto rilanciare gli investimenti in infrastrutture, attraverso un più rapido ed efficiente uso delle risorse disponibili. Ciò vale in particolare per gli investimenti previsti nell’ambito dei programmi dei fondi strutturali e del Fondo per le Aree Sottoutilizzate 2007  – 2013. Nel Mezzogiorno si tratta di circa 35,1 miliardi di euro. In Puglia i programmi regionali prevedono circa 5,2 miliardi di euro di investimenti di interesse del settore». «A inizio agosto –  ha specificato Matarrese –  il CIPE ha sbloccato una prima parte delle risorse FAS per un importo complessivo di 7,6 miliardi di euro, di cui 1,2 in Puglia. Occorre garantire che queste risorse si trasformino rapidamente in cantieri e far si che in breve tempo  venga rilasciata la seconda tranche di risorse FAS, per un importo pari a 5,6 miliardi di euro, di cui 1,17 in Puglia».

Problema di gravità assoluta è quello dei ritardi nei pagamenti della PA che hanno raggiunto livelli insostenibili mettendo a rischio la sopravvivenza delle imprese, anche di quelle più sane. «La principale causa – ricorda Matarrese – è rappresentata dai vincoli imposti dal patto di stabilità. In attesa di una riforma del patto a livello nazionale occorre intervenire a livello regionale, attraverso la regionalizzazione del Patto di Stabilità. Nel 2010 in Puglia la regionalizzazione avrebbe consentito di liberare 300 milioni di euro per pagamenti alle imprese e nuovi investimenti».

Un ruolo trainante per lo sviluppo del paese è svolto dai centri urbani che devono attrarre attività economiche e offrire le migliori condizioni di vita per i cittadini. Per far si che ciò si realizzi è fondamentale avviare progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana.

«Per favorire questo processo di rinnovamento urbano – ha continuato il presidente dei costruttori pugliesi –  occorre introdurre misure fiscali mirate, in grado di stimolare la realizzazione di programmi di riqualificazione. Occorre superare il principale ostacolo che le imprese di costruzioni affrontano, ovvero l’ingente “costo fiscale” della materia prima, ovvero l’acquisto di aree, fabbricati da ristrutturare, volumetrie. Si propone di ridurre al minimo le imposte a carico delle imprese acquirenti gli immobili da ristrutturare nel caso di interventi di riqualificazione ultimati entro i successivi 10 anni».

Altro tema centrale del dibattito sulla ripresa del settore delle costruzioni è il credito alle imprese; queste ultime hanno problemi di liquidità per cui occorre trovare, insieme alle banche, le condizioni per migliorare l’accesso al credito. Secondo dati Banca d’Italia nel Sud i nuovi mutui per interventi in edilizia residenziale sono diminuiti del 27,4% e quelli per interventi in edilizia non residenziale del 13,2% rispetto al 2007. Il sistema bancario ha quindi un ruolo centrale nell’individuare percorsi di crescita e di sviluppo attraverso soluzioni specifiche per le esigenze finanziarie delle imprese di costruzioni.

«La situazione del mercato immobiliare – ha dichiarato Felice Delle Femine, responsabile del Territorio Sud di UniCredit –  è parte integrante della complessità del quadro economico generale ma proprio per questo può svolgere un ruolo determinante per accelerare la ripresa e uscire dalla crisi. Occorre sostenere il settore con una lungimirante politica di sviluppo delle infrastrutture sul territorio e di promozione della sostenibilità e qualità delle costruzioni, con una migliore offerta di edilizia abitativa, una  riqualificazione del patrimonio esistente e  incentivi per l’investimento in innovazione tecnologica e professionalità. Il progetto di Unicredit Ripresa Cantieri Italia nasce proprio con l’obiettivo di dare un supporto concreto e nuove opportunità alle imprese del settore edile».

«La crisi del settore delle costruzioni – ha spiegato Giovanni Trisciuoglio, presidente di ANCE Foggia – è antecedente alla congiuntura mondiale in quanto originariamente determinata dalla crisi immobiliare e resa poi ancor più grave dalla successiva crisi economico –finanziaria. Si tratta di un problema che richiede una soluzione a livello centrale e non solo provinciale. Il rischio è quello di dover restare in questa situazione di eccezionale gravità ancora per molto tempo, con conseguenze disastrose per imprese e lavoratori.  Purtroppo il comparto subisce una pressione fiscale, unita a un elevato costo del lavoro, che non hanno eguali;  sarebbe auspicabile che tutti i committenti, sia pubblici che privati, si impegnassero quantomeno a trovare strategie per favorire la regolarità e la lotta alla concorrenza sleale: tra queste, operazioni di rafforzamento del DURC e meccanismi atti a verificare la congruità della manodopera  rispetto alle richieste  degli appalti».

«Avevamo detto per tempo –  ha dichiarato in chiusura Matarrese che la crisi stava mettendo in ginocchio le imprese di costruzione e che senza interventi ci sarebbero state conseguenze gravissime. Purtroppo adesso non possiamo più permetterci di perdere tempo, le nostre aziende rischiano di chiudere». «Il decreto sviluppo che sta studiando il governo – ha aggiunto Matarrese e sul quale abbiamo molte aspettative è l’ultima chance, le nostre imprese sono in estrema difficoltà. E’ arrivato il momento di spendere quelle risorse già stanziate per le opere medio piccole necessarie per la messa in sicurezza del territorio e dare impulso alla riqualificazione delle nostre città, che stanno perdendo competitività, attraverso incentivi fiscali». «Solo così – ha concluso Matarrese potremmo scongiurare gli effetti disastrosi di questa crisi che già si stanno riversando sulle nostre imprese e far sì che le costruzioni possano fare da volano per l’intera economia del Paese”.

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