VALENTINA PASSALACQUA. VIGNAIOLA E IMPRENDITRICE

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Parole-chiave: donna, ecologia, sostenibilità, vini di qualità. Mamma di Giulia, giovanissima, intraprendente, innovativa, antidogmatica, sensibile ai temi dell’ambiente e della terra, laureata in Giurisprudenza alla LUISS di Roma, Master in Business Administration alla London Business School, Valentina Passalacqua è tutto questo e molto altro. Vulcanica, dopo l’esperienza quinquennale nell’azienda di famiglia, decide di occuparsi anche del settore vitivinicolo (oltre a quello orticolo), inizia una pignola documentazione tecnica, produttiva, e anche degustativa dei migliori vini italiani e stranieri, informandosi sulle filosofie dei singoli produttori. Il modello che più la colpisce, sia per la gestione dell’azienda che per i risultati dei vini è quello di Arnaldo e Marco Caprai. Giustamente ambiziosa, Valentina ha studiato anche la fase eroica del Marchese Incisa della Rocchetta a Bolgheri. Quando nessuno avrebbe scommesso una lira su quel territorio che poi ha dato il Sassicaia e altri super-tuscan, il Marchese analizzò suolo, microclima, adattamento dei vitigni, e con ostinazione e sapienza portò a buon fine l’impresa enoica. La zona di Apricena non ha dato finora grandissimi vini che possano stare alla pari con i più blasonati toscani o piemontesi, ma il progetto di qualità che Valentina ha impostato vuole riuscire in questo intento. Già ora la qualità è alta ma il lavoro guarda al futuro. Così è nata l’azienda Valentina Passalacqua ecominded wine. E molti indizi ci dicono che forse conviene tener d’occhio i vini di questa grintosa imprenditrice.

Come sei arrivata a questa impostazione progettuale ecologica dell’azienda?

Con la nascita di Giulia ho iniziato a riflettere sull’importanza di un ambiente sano, dove far crescere i bambini, a come creare un futuro migliore soprattutto dal punto di vista ecologico, che implica secondo me non solo la tutela dell’ambiente ma anche uno stile di vita. L’alleanza tra economia ed ecologia non sarà mai facile, perché in superficie i loro programmi si scontrano su molti piani (ideologico, culturale, pratico). Partendo da questa consapevolezza, voglio proporre un’impostazione non ipocrita, che non ritiene che economia ed etica siano sinonimi, ma che sappia creare un rapporto dialettico positivo per ridurre al minimo le contraddizioni tra ecologia ed economia. Nulla a che fare quindi con il cosiddetto green washing, usato da molte aziende per accattivarsi una fetta di mercato. Il rapporto tra ecologia ed economia deve aprire una prospettiva di sostenibilità, percorsi veramente innovativi dove etica, responsabilità sociali, prosperità economica, opportunità di mercato, trovano nuovi e cangianti equilibri. So che non è e non sarà facile, ma credo valga la pena provarci. Penso sempre che sto facendo qualcosa per lasciare un mondo migliore a mia figlia e alle generazioni future, ma anche per lasciare un segno positivo, di sviluppo al mio territorio.

Qual è la tua esperienza nel settore dell’agricoltura?

Ho seguito fin da piccola le attività legate all’agricoltura. Le domeniche e durante l’estate salivo in auto e andavo assieme a mio padre Settimio – fattore, allevatore, agricoltore e poi imprenditore lungimirante ed eclettico – a seguire le attività della campagna. Anche per questo mi sento molto legata alla terra, e in particolare a questa terra. È qui che sono cresciuta e credo nelle sue potenzialità. È grazie al percorso aziendale della mia famiglia si è sviluppato in me un forte senso di responsabilità che mi ha portato a sposare i valori della sostenibilità. La parola chiave di questo concetto è il rispetto, per l’ambiente, per la collettività, per i diritti delle persone. Così si arriva a una qualità totale. È una filosofia “Ecominded”, come ho voluto sottolineare nel nome dell’azienda vitivinicola e ortofrutticola, cosciente dell’importanza della preservazione dell’ambiente.

E al vino di qualità, come ci sei arrivata?

Il passo da una sensibilità generale per i problemi della terra e la valorizzazione del territorio mi ha portata al vino. Perché se è vero che il vino è il canto della terra, come scriveva Mario Soldati, significa anche che è l’espressione autentica di un luogo, sintesi di natura, storia, tradizione e lavoro dell’uomo. Il vino è questo equilibrio. È un’alchimia! Produrre vino significa per me diffondere i colori, i profumi e il gusto di questo paradiso che è il Gargano, e poi della Puglia e dell’Italia. È stato fatto un lavoro di team assieme all’enologo Leone Cantarini, ora affiancato anche dal giovane Mirco La Gatta (allievo di Lanotte e Moio), e all’agronomo Nazario Giagnorio. Abbiamo messo a punto programmi, strategie, innovazioni, dal campo alla cantina, per raggiungere la migliore qualità. Intensificazione dei ceppi per ettaro, diminuizione delle rese, studio dei terreni e dell’interrelazione tra cultivar e suolo, tutte attenzioni che si sono andate a sommare a una viticoltura biologica già esistente e certificata da Suolo e Salute dal 1999. Tutta la produzione aziendale è condotta in agricoltura biologica, gli ortaggi e le 12 varietà di uva da tavola (con e senza semi) li esportiamo in Germania, dove la sensibilità per il biologico è altissima e i controlli severissimi.

Hai iniziato da pochi anni ma hai già ottenuto ottimi risultati.

I nostri vini hanno ottenuto un grande successo in Asia e in Germania, tra cui un prestigioso riconoscimento per il Don Settimio, il nostro Montepulciano biologico, che ha stupito al Mundus Vini, importante rassegna enologica tedesca. Siamo coscienti dell’importanza di questo nostro vino. Ha stupito anche noi fin dai primi assaggi, poi sono venuti gli elogi di esperti quali Gigi Brozzoni della Guida Veronelli e Luca Maroni, dell’Annuario dei Migliori Vini d’Italia.

Al Vinitaly presenteremo il GrecoZero 2010, con zero solfiti aggiunti, da uve biologiche, una provocazione, un punto di partenza, una finestra aperta su una filosofia produttiva ancor più rigorosa: fare vini con l’assoluto rispetto della salute dei consumatori e dell’ambiente. Un gusto caldo e rotondo, con note burrose e con bouquet folto di sentori di pesca, fico e mandorla tostata, sono le peculiarità organolettiche del GrecoZero.

Tutti i vini dell’azienda hanno nella sapidità e nella mineralità la connotazione generale e tutti vengono dalla coltivazione biologica. Il RossoValentina, è un Primitivo in purezza, con un ottimo rapporto tra consistenza, equilibrio e integrità, fresco e con nerbo deciso. Il GiuliaRosè, un Rosato nella tradizione dei Rosati pugliesi, da uve Primitivo, in cui profumi, freschezza, fragranza e corpo si armonizzano con carattere. Il Visionnaire Chardonnay ci sta dando grandi soddisfazioni, si avverte nettamente il varietale e la specificità territorioriale. Il Granverve, da uve Greco e Chardonnay, ha tutte le potenzialità per essere un grande vino (aspetto che siano gli altri a confermarlo), grazie ai vigneti ubicati in una zona adatta alle caratteristiche varietali.  Il BiancoValentina, da uve Greco, ha riflessi verdolini, bouquet fresco con note agrumate e sentori floreali, in bocca è pieno, polposo e intenso. Di questo vino mi piace sottolineare il suo equilibrio tra sostanza, profumo ed eleganza, e la mineralità che gli regala lunghezza al palato.

L’Anema e il Core, sono uno spumante bianco e uno rosato, metodo Charmat lungo, rispettivamente da uve Greco e Primitivo, che hanno trovato subito grande apprezzamento da parte dei giovani. Tutti i nostri vini escono con l’Indicazione geografica protetta Puglia.

In una recente intervista hai dichiarato: “L’intuito, la caparbietà sono qualità femminili che mi hanno aiutato. Certo in alcuni ambienti la donna imprenditrice suscita ancora scetticismo, ma questo rende la sfida ancora più interessante”. E ancora, “Il modello a cui mi ispiro? Non uno in particolare, se devo pensare a una donna però, penso a Sakineh, è il simbolo di una battaglia che tutti dobbiamo combattere. Purtroppo in tanti angoli del mondo i diritti fondamentali per le donne sono ancora lontani dall’essere acquisiti. Ritorna quindi una sensibilità spiccata, l’ambiente, la questione di genere…

Le donne hanno più difficoltà da affrontare, purtroppo si continua a leggere di tanti casi di violenza fisica, ma c’è anche una violenza psicologica molto sottile, che inizia anche dalla famiglia stessa e si ritrova negli ambienti più insospettabili, anche in quelli di lavoro.

Parola-chiave per il futuro?

Intensità! I prossimi anni saranno molto intensi per vari progetti che stiamo portando avanti, oltre alla sempre migliore qualità dei vini, stiamo terminando la nuova cantina e sede dell’azienda vitivinicola, con anche locali sotterranei per l’affinamento in barrique, e una zona eventi, che sarà valorizzato con l’organizzazione di eventi gastronomici e culturali, con il coinvolgimento di grandi chef, scrittori e artisti. Abbiamo un progetto di valorizzazione dei vitigni locali particolari (come il Moscatello del Gargano), individuati in piccoli vigneti-giardino di anziani che vivono sul Gargano, vitigni che non sono coltivati estensivamente e che quindi saremo i primi a proporre sul mercato. Inoltre, voglio allestire una fattoria didattica per bambini, soprattutto per i bambini svantaggiati, stiamo ristrutturando la vecchia masseria, dove abitava mia nonna, una donna energica e dolce. Insomma voglio creare una continuità ideale tra mia nonna Giulia e mia figlia Giulia. Passato e futuro. Radici e innovazione.

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