Roma – Nel 2020 il turismo italiano ha visto cancellare 243mila posti di lavoro nel solo settore della ristorazione e dei pubblici esercizi, per lo più giovani e donne.

Questi dati – commenta Fipe – Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi – dimostrano che investire nella ristorazione, oggi, significa investire nel futuro. Il governo ha dato semaforo verde alla ripresa del turismo internazionale e per noi è uno snodo essenziale per la ripresa del sistema paese. Non solo. La dichiarazione di intenti di oggi del ministro Garavaglia di voler puntare sull’enogastronomia è da condividere e rilanciare. La ristorazione di qualità infatti, non solo è uno dei principali fattori attrattivi per i turisti stranieri che nel 2019 hanno assicurato consumi per spesa di oltre 9 miliardi, ma è anche un eccezionale veicolo di valorizzazione del nostro territorio, anche nelle zone rurali. Sono centinaia infatti gli chef, più o meno famosi, che con la loro professionalità e il loro coraggio hanno contribuito allo sviluppo economico di aree periferiche della nostra penisola. Puntare anche su di loro è il miglior modo per rafforzare un turismo slow, diffuso e sostenibile. Attenzione, non parliamo solo di enogastronomia, la ristorazione non è infatti volano per un made in Itali a 360 gradi. In piena sintonia con la filosofia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza appena adottato”.

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