Si gioca di più e si protesta di meno: numeri e bilancio del VAR

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VARÈ stata sicuramente la rivoluzione dell’anno in Serie A. Dopo un piccolo periodo di ambientamento, il VAR è ora entrato a pieno regime nella forma mentis di noi che guardiamo le partite di calcio. Aspettare per esultare o anche essere quasi certamente sicuri che la decisione dell’arbitro sia corretta è oramai la normalità, anche se non si sono eliminati, purtroppo, tutti gli errori completamente.

Non bisogna dimenticare che siamo in una fase sperimentale di quella che può essere considerata la tecnologia in campo. Al giro di boa di questo campionato, arbitri e addetti ai lavori si sono incontrati per fare il punto sulla situazione. Ne è emerso un quadro interessante e soprattutto favorevole alla tecnologia. Le verifiche effettuate, come è emerso da un recente incontro tra gli arbitri e il designatore Rizzoli, sono state ben 1078, con una percentuale di errore soltanto dell’1%. Sessanta, invece, sono state le correzioni arbitrali, di cui 11 errate. Gli anni scorsi la percentuale di errore si assestava intorno al 5,6%, mentre in questa stagione, come abbiamo detto in precedenza, non supera l’1%, cioè circa 0,28 errori a partita. E se qualcuno aveva paura che con il VAR si sarebbero palesati problemi di minutaggio effettivo, ecco che, invece, la statistica dà ragione alla “moviola”: in Serie A, infatti, si gioca di più rispetto allo scorso anno, con un incremento di circa 40 secondi. Aumento, inoltre, anche della percentuale di rigori assegnati (+5,5%), con una diminuzione dei comportamenti scorretti, come le simulazioni (-23%) e soprattutto i gialli per proteste, che sono stati addirittura azzerati.

Sull’argomento VAR è intervenuto ai microfoni di Bwin anche Luca Marelli, ex arbitro di Serie A che commenta usualmente le decisioni arbitrali sui social. “I risultati oggettivi sono eccezionali: una decina di errori su oltre mille episodi a check”, le sue parole. “Il VAR è contestato da una minoritaria percentuale di tifosi e addetti ai lavori per partito preso”. Per Marelli, dunque, la tecnologia ha portato solo e soltanto dei vantaggi per i direttori di gara. E in cosa potrebbe migliorare secondo lui? “Se mi viene chiesto in cosa modificarne la strutturazione, rispondo che il protocollo andrebbe modificato in merito alla dizione di ‘chiaro errore’ visto che l’espressione significa tutto e niente. La scelta dovrebbe ricadere su una dizione più corretta di “possibile errore”, che lascerebbe una maggior margine decisionale all’arbitro centrale”. Un’altra domanda che molti si pongono è quella riguardante la “disumanizzazione” che si può avere nello sport con l’istituzione della tecnologia in campo. “La tecnologia fa parte della nostra vita, in ogni ambito” – sentenzia Marelli. “Non è certo un caso che alcuni sport abbiano introdotto la tecnologia di review già da molti anni. È vero, sono sport differenti dal calcio (penso al basket, al tennis od alla pallavolo) ma è anche vero che abbiamo a disposizione tecnologie più che sufficienti per poter iniziare un percorso che porti ad eventi sportivi non più decisi dall’errore dell’uomo ma dalle qualità dei giocatori. Un fattore umano, peraltro, ci sarà sempre: il calcio è uno sport di contatto e, dunque, rimarrà sempre fondamentale la valutazione dell’arbitro perché è impossibile codificare tutti i contatti, evidenziando con certezza quelli regolari da quelli irregolari”.

Insomma, qualcosa da migliorare c’è ancora, ma per ora il giudizio è completamente positivo. Il VAR sta diventando uno strumento sempre più presente nel calcio e nella mentalità di chi lo guarda, e vista la natura di esso, non può che essere un aspetto migliorativo.

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