Social network, quanto sono rischiosi? A TBIZ risponde Avvocato del Web™

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avvocatodelwebAl TBIZ, il più importante evento sull’innovazione del Sud, interverrà l’ Avvocato del Web™, Pierina Di Stefano, che presenterà soluzioni per aziende, professionisti e cittadini privati per tutti i danni del web. L’appuntamento è il 13 e 14 settembre al Technologybiz, presso il Palacongressi della Mostra d’Oltremare, Napoli. 

1) Nell’epoca di selfie, social network e geolocalizzazione, quanto sono protetti i nostri dati?onosciamo realmente i rischi a cui ci esponiamo? 

“Nel momento in cui immettiamo nel web informazioni, immagini, video che riguardano la nostra sfera personale e professionale c’è sempre il rischio di “perdere” un grado o più di protezione dei nostri dati personali. Attualmente le privacy policy dei vari social sono tali da garantire standard più elevati di sicurezza ed il Garante della Privacy definisce costantemente regole e comportamenti in grado di proteggere le libertà individuali e gli utenti, per renderli più consapevoli. In ogni caso, è l’autotutela, cioè la gestione attenta dei propri dati personali, la forma più efficace di difesa.”  

2) Cosa accade se viene rubata la propria identità su Facebook?

“Il furto d’identità digitale si realizza quando un soggetto crea un fake, cioè un falso profilo, utilizzando nome e foto di un soggetto ignaro, per commettere reati on line, ad esempio per diffamare, truffare, fare richieste estorsive usando il web. Possiamo, quindi, senza avere alcuna colpa, ritrovarci coinvolti in un’indagine penale da parte della Polizia Postale e doverci pertanto difendere provando la ns estraneità. Se e quando ci accorgiamo che la ns “identità virtuale” è stata violata dobbiamo immediatamente sporgere denuncia.”

3) Una cattiva reputazione on line può danneggiarci in ambito professionale e privato. Quanto siamo padroni delle nostre identità? Come possiamo riabilitare la nostra identità virtuale?

“Noi tutti utilizziamo il web per mostrare il meglio della nostra azienda, della notra professione, della nostra vita. I motori di ricerca sono diventati la prima fonte di informazione: indicizzano tutto ciò che di noi si dice e si scrive, senza filtrarne ovviamente la veridicità, con effetti a volte devastanti. In base al Rapporto Eurobarometer 2016 il 58,8% degli italiani considera il web una fonte di informazione credibile e ben il 17,6% si fida della Rete e non della carta stampata. Ecco perché è importante monitorare costantemente la nostra reputazione su Internet e possiamo “ricostruire” la nostra identità virtuale eliminando tutti gli elementi negativi che la danneggiano o la “violano”. In questo gli esperti sono i professionisti della comunicazione e avvocati del settore, come l’Avvocato del Web™.”

4) I problemi del web riguardano anche le aziende. Quanto può danneggiare un’azienda la cattiva reputazione sul web?

“La reputazione on line di un’azienda, la corporate web reputation, è diventata una vera e propria risorsa strategica. Se l’azienda ha una reputazione negativa su Internet il danno reputazionale può davvero essere notevole: si rischia, concretamente, di perdere chances di business o addirittura di vedere risolti i contratti in essere con i propri clienti, cioè, in sostanza, si rischia di perdere fatturato. Le aziende devono e possono tutelarsi ampiamente con i tool di monitoraggio ed altri strumenti precauzionali utilizzati dai Digital PR, ma già in questa fase l’intervento dell’Avvocato del Web™ può fare la differenza.”

5) Di recente è cambiata la normativa europea della Privacy. Quali obblighi devono rispettare le aziende?

“Dal 25 maggio 2018, tutti gli Stati membri dovranno applicare il Regolamento europeo n. 679 del 2017, la cui disciplina, in sintesi, è volta a favorire la libera circolazione dei dati personali anche al di fuori dell’UE e al contempo a garantire un elevato standard di protezione dei dati trattati nell’ambito di un’attività economica. Vengono elencati in maniera puntuale doveri e responsabilità. In particolare, salvo rare eccezioni, le aziende pubbliche e private che trattano dati sensibili, dati per loro natura esposti a rischi specifici elevati di perdita o alterazione nonché le aziende che effettuano trattamenti richiedenti il monitoraggio sistematico su larga scala devono obbligatoriamente nominare la nuova figura professionale del Data Protection Officer (DPO) che ha il compito di vigilare, all’interno dell’azienda, sul rispetto dei dettami normativi imposti e fare da trait d’union tra l’azienda ed il Garante della privacy nazionale. Le aziende italiane soggette all’obbligo di nomina del DPO sarebbero oltre 23.000, in mancanza il rischio è quello di esporsi a sanzioni fino a 10 milioni di euro. Bisogna mettersi in riga al più presto.”

Iscriviti come Networker e incontra l’Avvocato del Web™  al TBIZ 2017 il 13 e 14 settembre presso il Palacongressi della Mostra d’Oltremare, Napoli.

Per iscrizioni: https://www.tbiz.it/login.php

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